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Scritto da: kathmandu

Questo utente ha pubblicato 2 articoli.

Siamo all’interno del mato mozambicano, a pochi chilometri dal villaggio di Mocodoene. Uscendo dal villaggio, l’ambiente che ci circonda è la solita fitta trama di coqueiros (alberi da cocco) e cajueiros (albero dell’anacardo), dalla quale spuntano le tipiche abitazioni locali di caniço.

Nel bel mezzo di quest’area la natura (o forse un asteroide, come ama pensare il nostro amico/guida Giancarlo) ha giocato con la terra ed ha disegnato un ambiente completamente diverso. Una vasta pianura di più di 50 ettari, completamente piatta e spoglia, ricoperta solamente d’erba e di qualche sporadico albero. Siamo nella planície (pianura), il nostro “anfiteatro”.

Quando svoltiamo dalla strada principale e ci addentriamo al suo interno, abbiamo l’impressione di essere piombati improvvisamente nella savana, dove, da un momento all’altro, ti aspetteresti di avvistare in lontananza l’enorme sagoma di un elefante, di una giraffa o di incrociare lo sguardo sospettoso di una mandria di bufali e quello assopito di un branco di leoni.

Niente di tutto ciò, di animali selvaggi oramai qui non se ne trovano più, spazzati via anche loro dalla lunga guerra civile che in passato ha insanguinato il paese.

 

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Fig 1 – Nel bel mezzo della planície

A bordo del nostro fuoristrada, ci infiliamo nella distesa erbosa fino ad arrivare alla nostra meta, e cioè al vivaio dove Giancarlo lavora, quello che lui stesso definisce il suo ”ufficio”. Trattasi di un appezzamento di terra di circa un ettaro e mezzo usato per fini sperimentali, dimostrativi e produttivi.

Giancarlo, che ci accoglie nella sua splendida camicia colorata di capulana, vive in Mozambico da 5 anni ed è il responsabile del progetto agricolo di SCAIP, ONG bresciana presente qui dal 2011.

Le attività che il progetto sostiene sono molteplici:

  • Formazione presso le comunità di pratiche agricole di orticoltura.

  • Formazione per la progettazione, realizzazione e piantumazione di frutteti in particolare di mango e cajueiro.

  • Trattamento fitosanitario degli alberi di cajueiro in collaborazione con gli enti locali.

  • Programma d’innesto e produzioni di basi per innesto orientato alla produzione di mango e agrumi migliorati.

  • Assistenza tecnica a comunità, per la fornitura di semente, attrezzatura agricola e fertilizzanti chimici (per sopperire alla difficoltà di approvvigionamento da parte delle comunità più remote).

  • Esperimento con un gruppo di contadini associati per la valorizzazione e valutazione delle capacità produttive dell’area Planicia.

All’interno del vivaio, Giancarlo ci illustra il processo di preparazione delle basi di mango Rosa, varietà resistente che sarà poi selezionata per le operazioni di innesto o piantumazione diretta.

Dal nocciolo del frutto (raccolto da una pianta appartenente ad una varietà già precedentemente selezionata per caratteristiche di resistenza allo stress idrico e a vari patogeni) si estrae il seme che viene in una prima fase idratato per stimolare la germinazione, e successivamente posto in grandi semenzai ombreggiati per un periodo di circa 30 giorni.

Trascorso tale tempo, le piantine cresciute vengono estratte e poste all’interno di piccole borse da vivaio dove proseguiranno la loro crescita.

 

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Fig 2 – Piantine di mango nelle borse da vivaio in attesa dell’innesto

Trascorsi altri 30 giorni circa, la pianta dovrebbe manifestare delle condizioni idonee ad un innesto a spacco, necessario per essere certi di avere i cloni del frutto che si desidera ottenere. Dai rami di alberi “selezionati” si prepara la “marza” (una porzione terminale di ramo), che sarà successivamente innestato sulla nuova piantina, con una semplice operazione di chirurgia botanica. A quel punto dopo aver protetto l’innesto con un apposito sacchettino per garantire le condizioni di umidità adeguate, si attenderà fino allo spuntare dell’eventuale germoglio, segnale che l’operazione è andata a buon fine. Nel giro di alcune settimane le piantine saranno pronte per essere distribuite a beneficiari, e nell’arco di un paio d’anni inizieranno a produrre i primi frutti.

 

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Fig 3 - L’innesto è andato a buon fine                 Fig 4 - Piantine appena innestate e piantine pronte per la piantumazione

Nel vivaio in aggiunta al mango, si lavorano, seguendo la stessa tecnica anche le basi per la produzione di agrumi, tra cui limoni, aranci, mandarini e pompelmi, tutti preparati a partire da piantine di limone rugoso (varietà particolarmente resistente alla siccità) sulle quali vengono poi eseguiti i vari innesti per diversificare il frutto finale.

Tutto il processo oramai è eseguito da lavoratori locali opportunamente formati.

In aggiunta il vivaio è utilizzato per la conservazione temporanea ed il trattamento contro i patogeni delle piante di cajuero. Quest’ultime sono acquistate da un rivenditore e, una volta trattate, veranno distribuite alle comunità locali, attraverso brevi e semplici corsi di formazione in frutticoltura.

Solo nel 2017 sono stati acquistati e in seguito veicolati verso le comunità circa 1600 alberi di cajueiro. Il progetto si propone la sostituzione nel tempo delle vecchie piante, oramai morenti e con produzione limitata (anche a causa dei notevoli danni causati dal ciclone Dineo) con nuovi esemplari, al fine di garantire e aumentare la produzione di tale frutto (anacardio) che rappresenta una grossa possibilità di sostentamento economico per le comunità locali vista la sua grossa richiesta sul mercato.

 

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Fig 5 - Veronica

Dopo aver salutato la piccola Veronica venuta a riempire un secchio d’acqua al pozzo del vivaio, ripartiamo in macchina e in pochi minuti arriviamo al frutteto che rappresenta la seconda zona dell’intero vivaio.

Il frutteto è diviso tra piantagione di alberi di mango aranci e cajuerio.

La prima, formata da circa 360 alberi, è fornita di irrigazione artificiale con pozzo solare, e ha scopo produttivo oltre che di fornitura di materiale vegetativo per gli innesti sulle nuove piantine. Il frutteto installato a Giugno 2015 sta progressivamente entrando in piena produzione: quest’anno nella stagione del raccolto che va da Novembre a Gennaio, circa il 60% delle piante era in produzione.

Al suo interno inoltre tra i vari filari d’alberi di mango trovano spazio piantagioni di Feijão (fagioli, ottimo azotofissatore, per arricchire il suolo con azoto), di Batata Doce (patate dolci), Tomate (pomodori) e Cebola (cipolle). Tutte colture allo studio per riuscire a capire la loro adattabilità al terreno, la loro possibile resa e infine trasferire queste conoscenze agli abitanti locali, per trasformarle non solo in coltivazioni per l’autosostentamento delle famiglie, ma anche per l’eventuale vendita ai mercati e quindi fonte di piccolo guadagno.

La vendita dei prodotti ottenuti, contribuisce inoltre a coprire parte delle spese del vivaio.

 

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Fig 6 - Pianta di mango nel frutteto                                                                               Fig 7 - Coltura di Batata Doce

A fianco della piantagione di manghi trova spazio quella di cajueiros, formata da 90 piante. Essa rappresenta un campo significativo per lo studio di biopotenzialità nel tempo del cajueiro, in un terreno che non vede aggiunta di concimi chimici o irrigazione artificiale, ma solo un controllo delle erbe infestanti eseguito manualmente.

Un piccolo laboratorio a cielo aperto.

 

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Fig 8 - Frutteto di cajueiros

Terminata la visita e mentre il sole cala, riprendiamo la via di ritorno verso Mocodoene, dove ci attende Lucía che ha preparato un’ottima pasta con i funghi da lei raccolti in Planicia.

Anche oggi sentendo Giancarlo raccontare il suo lavoro, mi accorgo di aver conosciuto un altro filone di aiuto umanitario, teso però non al semplice sostentamento, quanto piuttosto allo studio, allo sviluppo e alla trasmissione di competenze e conoscenze tecniche. Tali competenze, ci si augura possano col tempo radicarsi stabilmente nelle comunità locali e fondersi con la tradizione di queste ultime, senza stravolgere, ma garantendo una base per il loro benessere alimentare ed economico.

Da parte nostra, la stanchezza per la lunga giornata inizia a farsi sentire e dopo aver salutato e ringraziato Giancarlo e Lucía per l’ospitalità ripartiamo alla volta di Morrumbene, attraversando per l’ennesima volta il mato mozambicano, questa volta però avvolto nell’oscurità della sera.

 

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Fig 9 - Giancarlo