Incontro con Maartin Allcock

Scritto da: Athos_Enrile

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Incontro con Maartin Allcock
Settembre 2017
di Athos Enrile
 
Periodicamente mi capita di fare il punto con Maartin Allcock, un  musicista straordinario, carico di esperienze ad ampio spettro, impossibile da etichettare vista la sua attività a cavallo tra l’autore, il compositore, il produttore, il session man e chissà cos’altro. Certo è che non è passata inosservata la sua presenza nell’ultimo album di Yusuf Cat Stevens, appena rilasciato; non una comparsata, ma una vera incidenza in tutte le tracce del disco.
Maart significa anche Jethro Tull e Fairport Convention… Maart è anche Italia, tanta Italia, che lui ora ama, dopo aver trovato musicisti - cito per tutti Jerry Cutillo e Lisa Starnini - che gli hanno saputo far conoscere aspetti positivi che spesso non si afferrano quando i tour costringono ad una toccata e fuga.
Tanti progetti e la sensazione che questo sia per Maartin Allcock il momento migliore della sua vita professionale, compendio di maturazione e competenze, con il riconoscimento universale del suo talento.
Lui predilige lavorare nell’ombra, ma il suo momento di grande luminosità è arrivato e profuma di qualcosa di permanente… e tutto ciò traspare dalle sue parole.


 
Incominciamo dall’ultimo evento, la cosa più importante, la tua partecipazione da protagonista nell’album appena uscito di Cat Stevens: dimmi tutto!
Negli anni ’80 e ’90 feci alcune sessions per il produttore Paul Samwell-Smith, il bassista originario degli Yardbirds, e anche il rinomato produttore che produsse tutti i classici album acustici di Cat Stevens e che ha lavorato con Paul Simon, Carly Simon, Simon Nicol. Ho lavorato a sei album con Paul e ci siamo sempre trovati bene, anche se veniamo da mondi diversi. La mia era una “famiglia modesta”, come dicono in Francia. Paul al contrario ha avuto un inizio di vita più facile. Comunque siamo entrambi bassisti e abbiamo un grande rispetto per la musica e una stima reciproca. Nel 1996, più o meno dopo 25 anni fuori dalla musica, Yusuf Cat Stevens ha deciso di fare un altro album, “An Other Cup”. È stato prodotto da un ragazzo chiamato Rick Nowels, e io sono stato invitato a suonare.
In questo momento non riesco a ricordare in quali tracce ho suonato poichè non è stato documentato a dovere (cosa che, ovviamente, influisce sui miei diritti d’autore. Grazie Rick!). Ricordo che Yusuf sembrava scontento che il suo vecchio team (Alun Davies, Gerry Conway) non fosse al suo posto, al suo fianco. Poi per molti anni non ho più sentito nulla.
Nel 2014, avevo appena finito un tour con la cantautrice di Nashville Beth Nielsen Chapman, quando lei mi disse che aveva alcuni biglietti per uno spettacolo per pochi intimi, a Londra, di Judith Owen, una grande pianista e vocalist che lavora con Richard Thompson e che ora suona regolarmente in Italia. La sua Legendary Band è formata dal chitarrista Waddy Wachtel, il mio idolo assoluto del basso Leland Sklar, e il mio amico e batterista Russel Kunkel. Russ ha suonato la batteria nei sei album che ho registrato con Paul Samwell-Smith. Paul si è ritirato nel 1994 dopo una brutta esperienza con un autore la cui figlia lo ha sempre sabotato. Russ lo ha chiamato e persuaso a iniziare a lavorare di nuovo. Quando Yusuf lo ha sentito, la vecchia collaborazione sembrava potesse ricominciare. Sono andato al concerto ma Russ non è venuto, cosa di cui ancora ridiamo!
Ho ricevuto la chiamata per andare a Bruxelles a registrare con Yusuf quell’anno. Abbiamo registrato due settimane separate all’ICP Studio, una vera gioia, soprattutto perchè avevano un cuoco italiano! In quelle due fantastiche settimane ho conosciuto alcune persone del posto, e mi sono innamorato di quel luogo. Il secondo giorno di lavoro ho chiesto a Paul se stava andando tutto bene e lui:  “Avrai notato che ho smesso di dirti quale basso usare!” Questo mi ha dato la fiducia per osare e proporre le mie idee. Gli ho detto che non era obbligato ad usarle, e che se non gli piacevano poteva scartarle. Per mia fortuna gli sono piaciute e sono finite tutte nell’album. Specialmente quella che chiamo “Moroccan Radio Orchestra”, evidente in due tracce, che ho suonato dalla tastiera. Corde che stridono e oboe arabico, così come il suono dell’oud. Lui crede che suoni indiano e io concordo. Benchè fossi consapevole che stava rivisitando del suo vecchio materiale non sapevo effettivamente in quale misura, e mi assicurai di non ascoltare gli originali perchè ciò avrebbe influenzato il mio approccio alle canzoni. Così finii per suonare molti e molti strumenti (“Tutto quello che gli tiravo”, lui disse in un’intervista). L’estate seguente andammo nella Benny Andersson’s (ABBA) Stockholm per continuare a registrare e c’era abbastanza materiale per almeno un altro mezzo album. Speriamo di poter fare ancora qualcosa insieme, il modo in cui il nuovo album è stato accolto potrebbe accorciare i tempi. Ero con lui a Stoccolma quando ho scoperto che mia madre era morta. Yusuf mi è stato di gran conforto in quel frangente. È una meravigliosa presenza nella mia vita, che ora è migliore perchè lui ne fa parte. È stato un po’ strano aspettare tre anni per ascoltare cosa avevo fatto, anche se questa volta ho minuziosamente annotato i miei contributi al disco.
 
Hai mai suonato dal vivo con lui?
 
No, non è mai successo, ha la sua band per i live e ora… dovranno imparare tutto quello che io ho suonato nel disco!!! Però mi piacerebbe condividere il palco con lui, penso che ci troveremmo bene.

Cosa rappresenta per te questo traguardo, dal punto di vista professionale e umano?

Questo è uno dei momenti di cui vado più fiero nella mia vita. Sento che Yusuf e Paul hanno tirato fuori da me esattamente quello che stavano cercando, e io sono stato in grado di darglielo rapidamente, e queste sono soddisfazioni!
 
Tu sei un grande amico dell’Italia e dei suoi musicisti: puoi dirmi qualcosa sui tuoi progetti con artisti italiani?
 
Ho girato un pò nel nord Italia negli anni ’80 e ’90 con i Jethro Tull e, soprattutto, con i Fairport Convention ma, nel nuovo millennio, anche con musicisti folk meno famosi. Dopo qualche brutta esperienza ho chiuso con l’Italia giurando di non tornarci più. Poi nel 2008 ho conosciuto Jerry Cutillo al Los Tullianos, la Convention dei Jethro Tull che si svolge a Barcellona. Siamo diventati amici e mi ha invitato a Roma a suonare con gli OAK, che al tempo stavano facendo un tribute-show dei Jethro Tull. Sarò sempre grato a Jerry per avermi mostrato un lato diverso del tuo paese. Mi sono sentito completamente a casa con la sua famiglia e i suoi amici, e nei successive sei anni ho fatto loro visita spesso, anche per suonare insieme. Ha registrato progetti per me e io per lui. Mi manca. Digli di richiamarmi finchè ancora possiamo! Ricordo che andammo a suonare assieme al Good Fellas Club di Napoli a inizio 2014. Nell’intervallo una cantante, Lisa Starnini, venne a parlarmi. Mi diede una copia di un EP che aveva fatto con la sua band, “Cirque des Rêves”. La ringraziai e la misi in borsa. Non me ne ricordai finchè non fui sulla strada di casa, guidando sulla costa ovest del Galles (Snowdonia National Park, 200 metri dalla spiaggia, 1,5 km a sud dal castello di Harlech) dall’aeroporto di Manchester, e la misi nello stereo. Rimasi incantato. Ascoltai due volte. Quella musica era così piena di… beh… musica. Dovevo scoprire di più. La contattai per farle i miei complimenti. Mi disse che lei e suo marito Gianni Ilardo avevano comprato uno studio a Posillipo, sulla costa di Napoli, a solo cinque minuti dalla loro casa, che apparteneva in precedenza ai Massive Attack, e che il loro primo progetto era di registrare un album con i Cirque des Rêves. Mi chiese se mi sarebbe piaciuto produrlo e… ho colto l’occasione. Andai a Napoli per tre settimane e mezza, nel maggio 2015, e me ne innamorai. Abbiamo lavorato sodo ogni giorno. Grandi musicisti, grande sezione ritmica, e poi quella voce! Mi ha fatto piangere due volte durante le registrazioni… ovviamente in senso buono! Portai a casa il materiale per l’editing e la produzione. L’album era così musicale che fu, naturalmente, ignorato dalle case discografiche. Così Lisa e Gianni decisero di pubblicarlo da soli. Qualche giorno dopo il rilascio per il digital download, nel gennaio di quell'anno, Gianni fu ucciso da un pirata della strada mentre tornava a casa dallo studio, lasciando Lisa e i due figli piccoli. Il pianista Roberto Russo morì in agosto, per complicazioni dovute alla chemioterapia per un linfoma. La band è ora finita ed è un peccato; quello fu uno dei migliori album in cui sono mai stato coinvolto.
Ancora una volta la fiducia che l’artista ha riposto in me mi ha permesso di tirare fuori il meglio da tutta la squadra. Per favore, dì a tutti di comprarlo, non ne rimarranno delusi. Ha lo stesso prezzo di una buona bottiglia di vino, ma durerà molto di più!
Lisa più tardi mi disse che voleva registrare Scarborough Fair, una vecchia canzone folk inglese che tutti qui conoscono, ma nessuno ne aveva fatto una bella versione da molti anni. Così ci provammo noi ed ebbi l’idea di registrare qualche altra canzone per… vedere cosa accadeva. Ora abbiamo un doppio album in fase di mixaggio finale. Due Baie: Two Bays è stata registrata a Napoli e qui ad Harlec, due luoghi molto differenti. A parte per il bellissimo violoncello suonato da Marco Pescosolido dell’Ondavenue Quartet - il miglior quartetto d’archi a Napoli - e le percussioni suonate da Gerry Conway, ho suonato tutti gli strumenti e cantato le parti del coro. Penso sia un album fantastico. Ci sono alcune canzoni tradizionali folk e alcune versioni cover di Richard Thompson, Sandy Danny, Christine McVie, Tim Buckley e altri. E io spero di tornare in Italia il prima possibile.
 
Come giudichi lo stato della musica nel tuo Paese e, più in generale, su scala internazionale?
 
Il business della musica è in condizioni terribili da queste parti, soprattutto a causa dell’omologazione portata avanti da Simon Cowell. Non c’è molto lavoro, i compensi sono ridicolmente bassi e tutti vogliono la musica a poco costo. Mi dispiace per i giovani che si approcciano alla musica ai giorni nostri, e vorrei consigliargli di fare invece gli idraulici e gli elettricisti. Queste competenze sono molto rare di questi tempi, e trovare lavoratori qualificati è molto difficile. Oppure trovare una licenza per… stampare soldi! Ovviamente c’è della buona musica alla base, ma i tempi per vivere delle sole performances sono potenzialmente finiti. L’America non è più un’opzione fattibile con i ridicoli problemi dei visti. Dubito di poterci tornare ancora. Nel frattempo il sud est asiatico si sta aprendo. Sono stato a Shangay con Jerry Cutillo tre anni fa a suonare al Guinnes festival! C’erano molte macchine tedesche e lì girano soldi. Dobbiamo assolutamente andare in Australia e poi ci troveremo sul lato giusto del pianeta per arrivare in Cina!
 
Che cosa mi dici di “Mancunia”? E’ un progetto in evoluzione?
 
Mancunia è il vecchio nome latino di Manchester. È anche il nome del mio nuovo trio, con il chitarrista cantautore Tim O’Connor e Andy Dinan, due volte vincitore dell’All-Ireland (una tradizionale competizione musicale di grande importanza). Quest’anno ci siamo andati a suonare insieme, a febbraio, e abbiamo capito subito che eravamo davanti a qualcosa di speciale. Abbiamo deciso allora di registrare qualcosa e improvvisamente, ancora una volta, abbiamo ottenuto un grande album, e metà del prossimo è già pronto. Forse c’è qualcosa di magico nell’acqua di Snowdonia. Abbiamo suonato una settimana in concerto alla fine di luglio/agosto e il nostro album Turn Towards The Sun è molto vicino a dare dei frutti. Suoneremo in più concerti l’anno prossimo, possibilmente in Australia e nel sud est asiatico, e a molti altri concerti, ovunque riusciremo ad andare. Mi piacerebbe portarlo anche in Italia.
 
Parliamo del tuo gruppo passato: che cosa pensi riguardo alla sola presenza di Ian Anderson come “vecchio”musicista nei Jethro Tull’s 50-year tour?”
 
Jethro Tull è una della band in cui ho suonato molto tempo fa. Li ho lasciati 26 anni fa. Credo di essere stato fortunato del fatto loro abbiano goduto di una seconda ondata di popolarità a quel tempo, e in quei quattro anni mi sono divertito. Sono stato il loro ventunesimo musicista e quindi non mi sarei mai aspettato di restare così a lungo, ma abbiamo avuto dei momenti meravigliosi, per esempio suonando al primo festival rock nei nuovi paesi dell’Europa dell’est. Personalmente ho sempre pensato che non potessero esistere i Jethro Tull senza Martin Barre. Altri musicisti sono venuti e poi partiti, ma per me lui era il nucleo della band. Mi sono sentito triste quando Martin se ne è andato e Ian ha deciso di smettere di usare il nome dei Jethro Tull dopo 48 anni, un nome che avevo conosciuto da teenager, mentre crescevo con quella musica. Tutto ha una sua naturale durata, e proseguire oltre la “scadenza” non giova mai alla creatività. Ad ogni modo era sempre la musica di Ian, nessun altro ha mai dato un reale contributo. Ma era la band di Ian e funzionava perchè esisteva questa “rigidità”. Sarò eternamente grato a Ian per l’opportunità che mi ha dato di fare parte della band, mi sono fatto degli amici per la vita, mi è piaciuto vedere un po’ il mondo e lui è stato molto generoso. Auguro solo il meglio a Ian per il suo futuro.
 
Quale ruolo preferisci tra:  musicista (in una band), session man o produttore?
 
Quando ero un teenager volevo solo essere un “session man”. Volevo suonare su ogni traccia che sentivo. Per farlo, ad ogni modo, ti serve qualche competenza. Ho deciso di suonare in più stili che potevo, con le rock band, prog band, jazz band, gruppi folk, symphony orchestra, dance band, disco band, e anche raeggae band quando ero l’unico caucasico nella stanza ed ero fuori posto anche quando respiravo! Infine ho avuto una pausa fortunata e un po’ di credibilità quando suonavo al National Theatre di London nel 1980. Suonavo con la The Bully Wee Band (una band di musica tradizionale) e ho passato due anni su un van in giro per l’Europa. Quando quel momento è finito, mi sono buttato nella produzione e mi sono messo a fare anche altre cose, come la musica di strada ed esibizioni in ristoranti-teatri medievali della Tower of London. Successivamente, nel 1985, Dave Pegg mi chiese se mi sarebbe piaciuto partecipare al nuovo progetto Fairport Convention. Ho sempre amato i Fairport e conoscevo la maggior parte dei ragazzi dal 1975, quindi ho subito accettato. Sono rimasto lì per 11 anni. Questo mi ha fatto conoscere un sacco di persone che mi hanno introdotto in molte altre situazioni musicali. Questo è stato il momento in cui la mia carriera da “session man” ha preso il volo. Essere in uno studio con così importanti produttori mi ha fatto capire come sono state realizzate le grandi registrazioni e ho fatto molta attenzione. Ora amo produrre, provare a dare vita alla visione di un artista. È davvero un onore avere la fiducia di altre persone e provare a realizzare i loro sogni.
 
Ogni volta che voglio vantarmi con i miei amici racconto che ho suonato due volte con te sul palco (la mia Stratocaster ha anche su le corde che le hai messo tu!): da dove viene la tua umiltà? Ne serve molta per accettare di suonare con me!
 
Io mi vanto del fatto che ho suonato con te!!! Hai bisogno di qualche corda nuova? Il modo in cui vedo la cosa è che sono fortunato. Abbiamo tutti incominciato nello stesso modo e tutti abbiamo iniziato a fare musica per divertimento con gli amici. Molte persone si dimenticano di questo quando hanno successo, ma io non l’ho mai fatto. Provo ancora lo stesso brivido quando suono nei pub locali, così come quando suono su un palco con 250000 persone che mi guardano. Il mio amico e idolo, Lee Sklar, bassista dice: “Semplicemente andiamo fuori, prendiamo a calci qualche culo e divertiamoci più che possiamo. Mio Dio, stiamo facendo musica! Non c’è niente meglio di questo.
 
Quali sono i tuoi piani per il futuro?
 
Innanzitutto finire l’album Due Baie:Two bays e farlo uscire. Sto facendo qualche lavoro di produzione per il mio vecchio amico Chris Barlow che viene dal West Midlands (vicino a Birmingham) e che ha passato la metà del suo tempo nel ghiacciato nord della Norvegia, dove ha vissuto per molti anni. Molti piccoli progetti sopraggiungono inaspettatamente. Per esempio, un anno fa ho ricevuto una email che mi chiedeva di suonare il basso in una traccia di Olivia Newton John, Beth Nielsen Chapman e Amy Sky. L’ho registrata a casa e ho consegnato la mia parte in un’ora. Due ore dopo i soldi sono comparsi sul mio conto. Perdi un pò l’aspetto sociale in questo modo, ma penso che le ragazze avessero cose più importanti a cui pensare. Spero che Yusuf voglia registrare qualcos’altro qualche volta, ma so che è pieno di date che incombono. Cercheremo di mettere Mancunia sulla strada e farò del mio meglio per tornare in Italia in qualche modo. Voglio suonare in Calabria il prossimo anno con il mio vecchio amico Santino de Bartolo, un cantautore calabrese che vive in Germania vicino a Francoforte. Andrò a Lisbona il prossimo mese come ospite del mio buon amico Rui per guardare la partita di calico Benfica-Manchester e vedere un po’ della città, compreso l’Ocenarium, uno dei più grandi acquari in Europa (io colleziono le visite agli acquari) e assaggiare qualche fantastico piatto portoghese (amo anche cucinare!). Sono stato a Lisbona una volta con Fairport, ma solo 15 ore compreso il concerto! Nel frattempo, continuerò ad esercitarmi con i miei strumenti, con le tecniche di produzione, con le lingue, con la fotografia e soprattutto con la cucina! Forza!

 

Maart, Llanfair, Harlech, Cymru (Galles)