La musica significativa del 2018 secondo Claudio Milano (pt.8)

Scritto da: MAT2020

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Fotografia di Paolo Bretti

Racconta Claudio Milano: "Ho preso appunti per un intero anno, a definire gli ascolti a mio avviso più innovativi del 2018, tra centinaia di pubblicazioni ascoltate.
Ne è venuto fuori un articolo massivo, a fotografare all'incirca 50 brani/segnalazioni di live appartenenti ad ambiti assai distanti: classica contemporanea, nuovo jazz e musiche afro-americane, folk, rock, elettronica, musiche di confine tutte...” 
                                                                                  
 
2000 e 18 anni (e qualche migliaio prima) per dar suono a musiche, oggi chiamate “nuove”.
 
 
 

I Hate My Village: Aquaragia (da I Hate My Village)
 
 

 

Un disco godibilissimo con dei momenti davvero superlativi per sbrigliatezza delle sezioni strumentali e leggerezza mai banale delle linee vocali. Il singolo Aquaragia, è un vero e proprio manifesto programmatico. La sezione strumentale si fa tutta pulsazione afro, non solo basso e percussioni, elaboratissime nella multi-stratificazione delle poliritmie da cardiopalmo, ma anche le chitarre seppur mai impiegate con accordi, come nella tradizione dell'elettrica non solista. Un vortice che avvicina il surf e che supera di slancio le intuizioni manifestamente tecniche dei King Crimson di “Discipline” e le reiterazioni dei Talking Heads di “I Zimbra”, conducendo tutti in pista. Musica colta per le masse, che solo una formazione con fuoriclasse militanti in Calibro 35, Afterhours, Verdena, Bud Spencer Blues Explosion, poteva concepire con una coesione simile. Un esordio assai più che semplicemente memorabile e il miglior asso nella manica su cui la Tempesta Records oggi possa fare affidamento. Un disco che deve avere eco internazionale, qualora ciò non avvenisse, sarebbe puro dolo.
 
P.S.: Difficile trovare in rete una data di pubblicazione unanime. 2018 o 2019? Poco importa, non è musica tale da invecchiare in fretta.

 

 

 

Ryley Walker: Accomodations (da Deafman Glance)
 

 

Che il miglior brano avant progressive dell'anno potesse giungere da chi da sempre è valutato in qualità di folksinger, non è neanche una novità, basti ricordare certe derive di Tim Buckley e Roy Harper, per non maturare particolari sorprese. E' “Deafman Glance” disco tutto affascinante, ma Accomodations è composizione superlativa. Il canto mantiene dall'inizio alla fine una sottile tensione emotiva, stemperata in una breve variazione in 12/8 che nel terzinato sembra volere arricciare l'emozione a fior di pelle. Una voce assai bella ma non originalissima nel timbro, perché invero assai simile a quella di Brendan Perry, comunque portatrice di emozionalità e autorevolezza declamativa. L'assetto armonico su scale esatonali discendenti si avvicina al jazz più ricercato e all'ultimo Scott Walker, ormai faro (quasi) unilaterale dello sparuto songwriting colto. Le percussioni di Mikel Avery suonano come il miglior Thomas DiMuzio di “Hunger's Teeth”, capolavoro dimenticato dei 5uu's. Sono un insieme brulicante di suoni elettronici e acustici sparsi nello spazio. Si muovono come in un quadro astratto a frammentare il ritmo anche quando potrebbe risultare stabile. Il pianoforte semina accordi pari a martellate atonali. Solo l'incedere del basso, alleggerisce il tutto nella microvariazione reiterata. Un flauto traverso assai jazzy e minimale disegna le trame del suono sulle frequenze più acute. Intorno al secondo minuto c'è anche spazio per una variazione armonica condotta da elegantissimi fiati. Un accenno prima del ritorno del tema misterico di base, ora affidato al solo pianoforte. Magnifico.