Nomi Ferrari presenta Le Disque, Record Store di Verona

Scritto da: MAT2020

Questo utente ha pubblicato 1906 articoli.

Le Disque Record Store – Verona

Lo Store di Verona che guarda al futuro

Passione, dedizione & ricerca
Di Nomi Ferrari
 
Ricordo ancora la prima volta che sono entrata in un negozio di dischi: quegli oggetti misteriosi ero abituata a vederli quotidianamente, perché mio padre li conservava con cura maniacale e me ne parlava per ore ed ore.
Quel giorno d’agosto eravamo in una località marittima, ci eravamo fermati perché lui voleva sbirciare dentro ad un negozio ed io, che avevo probabilmente appena appreso la tabellina del quattro, vagavo per le corsie fingendomi esperta, solo per imitarlo. Con il passare del tempo i dischi in casa aumentarono, i musicisti che la frequentavano pure ed io, che finalmente iniziavo a diventare grande, cominciavo a comprenderli meglio.
 
Per questo motivo quando mi è stato proposto di scrivere un articolo per parlare dell’argomento non ho titubato un secondo nell’accettare, come non ho titubato neppure per scegliere di quale realtà parlare.
Verona, ahimè, non pullula di negozi di dischi, ma abbiamo la fortuna di avere un’altissima qualità di questi ultimi, grazie alla realtà di Le Disque, un negozio storico situato in Via Scuderlando 276, che da più di trent’anni si fa portavoce della Club Culture in ogni sfumatura.
Stores, ma anche etichetta musicale dal 2013, Le Disque ha portato e porta tutt’ora un valore aggiunto alla nostra città. Riconosciuto non solo a Verona ma in tutta Italia per la sua qualità nella selezione musicale e per la capacità di essere sempre al passo con i tempi.
Quando entro nel loro negozio ad aspettarmi c’è Paolo Tescaroli, il proprietario, con la sua mascherina nera e con una traccia appena partita che riecheggia in tutto il negozio.
 
 
- Ciao Paolo! Piacere.
P. «Piacere mio!»
 
- Comincio subito questa serie di domande con il chiederti di raccontarmi da dove è nato Le Disque e per quale esigenza ha preso vita.
P. «Come tutte le attività di questo tipo, è iniziato principalmente dalla passione, che con grande impegno e la giusta dose di fortuna ho potuto trasformare in una professione.
Abbiamo inaugurato Le Disque l’11 giugno 1988, e con il tempo abbiamo avuto la possibilità di ampliare sia la dimensione dello store che la selezione del nostro catalogo.»
 
- L’indirizzo che ha preso fin da subito lo Store è stato influenzato dal tuo background?
P. «La direzione del negozio ha preso quella del mio percorso e della mia esperienza musicale. Avendo frequentato fin da teenager i club alternativi anni ’80 non potevo non impostare un negozio come è Le Disque. Anche la scelta musicale ha seguito e segue tutt’ora il background da cui arrivo, avendo sempre però un occhio molto attento al futuro.
Sono dell’idea che sia necessario avere la predisposizione alla curiosità di quello che sarà il domani della musica.»
 
- Vorrei soffermarmi proprio su questo binomio tra passato/futuro. Per quanto riguarda la vendita di dischi, si acquistano di più vecchie o nuove uscite?
P. «All’interno di Le Disque vendiamo sia la novità che i classici o le ristampe. Dare dei numeri concreti è difficile, ma posso dirti che il “nuovo” ha un’alta percentuale di vendita.»
 
 
- Parliamo della nostra città: Verona. Molte volte, soprattutto dall’esterno, non sempre viene associata alla club culture. Cosa ne pensi?
P. «Penso che Verona dagli anni ’80 fino ad oggi, grazie ad alcune realtà, abbia avuto ed abbia tutt’ora una scena molto bella anche se purtroppo attualmente rimangono davvero pochissimi club e non se ne riaprono di nuovi.
La differenza con le altre città come ad esempio Milano (che conosco bene avendoci suonato per sette anni e frequentandola tutt’ora) è che lì tutto viene consumato in fretta. Lì hai tantissime possibilità di dove andare a ballare ma tutto si brucia velocemente come è da sempre nelle Metropoli. Lo storico che hanno queste città è sì temporale, ma non c’è mai quella realtà musicale a cui ricollegare la propria città. Se pensi alla club culture di Verona invece, sai subito quali nomi affiancarle.»
 
 
- E come è stato aprire un negozio di dischi in questa Città?
P. «Fin dal primo giorno di vita di Le Disque ho lavorato per fare in modo che non fosse il negozio di Verona, ma che potesse essere un punto di riferimento per i dj, i collezionisti e gli appassionati del vinile da tutte le parti d’Italia… e così è sempre stato.
Oggi grazie ad internet il tutto è ancora più veloce.»
 
- Qual è la vostra filosofia di lavoro e quali sono i vostri punti forti?
P.«Il nostro punto forte è presente nella profondità che abbiamo nella selezione dei generi e nella quantità. Il nostro lavoro infatti, sta nell’avere ogni settimana una grande quantità di nuove uscite ed ogni vinile che entra viene accuratamente scelto da me o dai miei collaboratori.
Oltre a questo, noi non rivendiamo semplicemente dischi, ma facciamo un’attività di preselezione personalizzata per i nostri clienti affezionati in base alle loro caratteristiche.
Quello che fa Le Disque è il vero e proprio lavoro di un consulente ed è questa la differenza tra le diverse tipologie di negozi, l’offrire o meno un servizio a 360°.»
 
- Un po’ come nell’abbigliamento, l’andare in una boutique ed essere seguiti singolarmente, oppure andare in grandi catene senza essere assistiti.
P.«Esattamente.»
 
- Ma voi non siete solamente un negozio di dischi, giusto?
P.«Le Disque è anche distribuzione ma soprattutto produzione, infatti abbiamo le nostre etichette. Abbiamo poi vari canali di vendita tra cui un sito web che è un vero e proprio e-commerce di conseguenza il cliente può avere una visione in tempo reale delle disponibilità e quant’altro.»
 
- Una domanda che mi preme farti: negli ultimi anni qual è il genere più acquistato?
P. «Se dovessi risponderti in modo sintetico ti direi che l’house fa sempre da padrone, anche se negli ultimi anni parlando di numeri la techno è salita in modo esponenziale.
Questi sono i due generi principali ma anche l’elettronica in generale è aumentata a livello di vendite in quanto è aumentata anche la sua offerta.»
 
- Prima del lockdown la percentuale dei clienti acquistava online? E com’è cambiato oggi questo aspetto?
P. «Diciamo che prima di questo periodo c’era più turnover in negozio. Oggi invece l’acquisto online è andato alle stelle. Ho la capacità di essere molto flessibile, perché questo mercato ti impone di esserlo. Quindi accolgo le novità… ma non voglio perdere di vista l’idea di lavoro per la quale ho deciso di impegnarmi.»
 
- Qual è il tuo pensiero, se ti va di condividerlo, di fronte a questo totale disinteresse da parte delle istituzioni che ha subito l’arte, nel caso specifico la musica?
P. «Penso che sostanzialmente sia un problema di cultura, ma non quella cultura specifica che si acquisisce studiando, ma quella che mediamente ognuno di noi dovrebbe avere in quanto facenti parte di un mondo come il nostro. La musica non è solo divertimento, come è stato affermato in questi mesi, è anche tanto altro… ma c’è una parte del sistema di potere che non riconosce pienamente quest’ultima come fonte di cultura. Nel nostro Paese le istituzioni non hanno mai tutelato questo settore sotto nessun punto di vista e in questo periodo hanno confermato a pieno questo dato di fatto. Purtroppo, questo è il sistema che c’è in Italia e non saranno le mie parole a cambiarlo. Anzi, farò in tempo ad andare in pensione, qualche giovane farà in tempo ad aprire un nuovo negozio di dischi e a parlare delle stesse cose in un’intervista, che ancora saranno presenti questi problemi.»
 
 
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.