Intervista al cantautore Stefano Fucili, tornato in pista con un nuovo singolo. Artista poliedrico, su PelleECalamaio ripercorre tutta la sua storia

Scritto da: Vanoli

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Il nome di Stefano Fucili a molti della mia generazione (quarantenni o…su di lì!) non dovrebbe suonare nuovo, in quanto fu protagonista di un periodo fulgido nell’ambito della canzone pop italiana a cavallo del nuovo millennio. Esordì a fine anni ’90, vincendo il Festival di San Marino, ed ebbe modo di entrare nel roster della Pressing, etichetta di Lucio Dalla attiva per qualche anno. Una sua canzone, “Anni luce”, è stata interpretata dal grande artista bolognese e inserita nell’album “Luna Matana”, del 2001.

 

Fotografia di Andros Pugolotti

 

Molta acqua è passata da allora sotto i ponti ma il cantautore pesarese (di Fano, per l’esattezza) non ha mai smesso di suonare, raccogliendo variegate esperienze musicali, fino ad avvertire nuovamente forte il desiderio di proporre le sue canzoni. Lo scorso anno si è legato all’international indie label RNC Music, col quale ha dapprima pubblicato il singolo “Ballare Ballare” nell’estate 2019, per poi replicare (questione di pochi giorni fa) con un altro episodio dal titolo vagamente assonante: “Bella Bella Bella”, che ne conferma la ritrovata vena melodica, con una spruzzatina latina a spalancarci le porte dell’estate dopo i faticosi mesi di lockdown cui siamo stati tutti necessariamente esposti.

Per chi, come il sottoscritto, aveva amato la semplicità e la buona fattura di un singolo come “Bonsai” – vero esempio di itpop dell’epoca – l’occasione di scambiare qualche chiacchiera con lui e saperne di più del suo progetto (è in previsione un intero album di inediti) era troppo ghiotta. Nel mezzo si è parlato del suo percorso e di altri aspetti legati al mondo delle sette note.

Stefano mi raggiunge telefonicamente mentre ha terminato il suo lavoro d’ufficio, confermando che in ambito extra musicale non ha mai in pratica smesso di lavorare, occupandosi tra l’altro di qualcosa di molto utile a maggior ragione in questo periodo, ma allo stesso tempo ha saputo cogliere l’opportunità per dedicarsi ancora di più alla musica, scrivendo, suonando e registrando. L’entusiasmo con cui mi accoglie e mi presenta il suo nuovo progetto è tangibile ed io decido di lasciare spazio alla sua presentazione.

“Ciao Stefano, è un piacere per me che ti seguivo tanti anni fa con interesse, ritrovarti alle prese con delle nuove canzoni così fresche e pimpanti. Come sono nate e come ti è tornata la voglia di rimetterti in gioco?”

“Ciao Gianni, piacere mio! In tutti questi anni sostanzialmente non ho mai smesso di fare musica, in diversi contesti, ma la molla per rimettermi a scrivere è scattata l’anno scorso. “Ballare Ballare” è un po’ contaminata con la dance, un po’ per mia curiosità di approcciarmi a quei suoni lì, un po’ è dovuto all’incontro, con la RNC Music, un’etichetta di Milano di Nico Spinosa (un discografico importante, ha curato per quasi dieci anni la parte estera della EMI e ha contribuito a lanciare all’estero nomi grossi come ad esempio Tiziano Ferro).

Nico nel lanciare la sua etichetta, ha mantenuto tanti contatti nell’ambiente, anche all’estero (ti parlo di etichette indipendenti ma anche major) e ha improntato un taglio dance, dedicandosi all’elettronica, la lounge ecc. Il contatto con lui è avvenuto tramite Giordano Donati, un producer dance di successo, un amico, e anche il mio manager che ha fatto da tramite facendo partire questa nuova avventura. Avevo iniziato a scrivere dei brani già l’anno scorso, e il fatto di essere dovuto rimanere a casa in questi mesi mi ha aiutato a scrivere altri nuovi pezzi e quindi, vedendo il bicchiere mezzo pieno, è stata un po’ un’opportunità questa per lavorare a un nuovo album”

 
 

“Sono molto curioso perché mi sembra tu stia tentando una strada diversa, anche se resta il marchio di fabbrica del pop italiano.  Tuttavia appunto lo stai contaminando con altri suoni e altri generi. Questo tuo avvicinarti a un sound più moderno è stata una mossa studiata, per entrare dentro un certo filone magari vicino a certa musica reggaeton piuttosto in voga, con i suoi tormentoni, oppure in realtà tu hai sempre apprezzato la dance e i tuoi ascolti vertevano da sempre su un pop più ampio rispetto a quello cantautorale con cui avevi iniziato?”

“Di certo io sono sempre stato molto curioso musicalmente, poi il mio background è sicuramente da ricercare nel pop rock degli anni ottanta: quella è la mia formazione da un lato, e dall’altro lato i cantautori, anche se poi mi piacciono tanti artisti dei più svariati, come ad esempio Bjork. E’ un po’ come in cucina dove mi piace assaggiare tutto, anche nella musica mi piace ascoltare più roba possibile per scoprirne la bellezza. Che può essere presente ovunque: tu puoi sentire un pezzo di liscio, con un assolo di clarinetto strepitoso ed è bellissimo, pur essendo una musica principalmente da ballo, per dire.

La musica secondo me è universale, le etichette non mi piacciono. Tipo il discorso del reggaeton cui accennavi prima… il reggaeton viene spesso, come dire, trattato male o considerato poco, paragonato alla musica da ballo e chiusa lì, quando in realtà è un genere musicale come un altro, anzi, tra i più popolari al mondo, segno che ha del valore se arriva a far muovere gente in tutto il mondo. Forse in questo momento è addirittura il linguaggio musicale più popolare in assoluto”

“Direi di sì, basta vedere anche le visualizzazioni di certi artisti di là dell’Oceano, si va sul miliardo, quindi il successo di massa è tangibile”

“Esatto, al di là del boom di “Despacito”, che ha certificato l’esplosione del genere, ci sono molti artisti che hanno avuto un impatto mondiale, arrivando primi in Russia, come in Thailandia e ovviamente in Sud America e negli Stati Uniti. Quindi, è un genere che merita dignità perché arriva ovunque. Partendo dal presupposto che io sono un curioso musicalmente, in questo caso, per i nuovi pezzi che ho scritto, il mio avvicinamento con l’elettronica avviene in realtà con degli ascolti fatti un po’ prima del 2018 e ispirati a un certo indie pop italiano che mi ha proprio stimolato in termini di suoni e scrittura.

Sono stati cinque anni davvero ottimi per il movimento, dove l’indie italiano era un pozzo di ispirazione, penso a nomi come Thegiornalisti o Frah Quintale ma anche qualcosa del nuovo rap italiano, di cui mi piacevano per lo più i testi. Vi ho sentito una tale freschezza, che mi ha fatto venire voglia di scrivere cose nuove e come sonorità ho voluto un po’ avvicinarmi a questo mondo qua. Che poi, nel mio passato, penso al mio primo album autoprodotto nel 2006, subito dopo l’esperienza con la Pressing di Lucio Dalla (con cui produssi due singoli, ma non uscì l’album), ecco, quel mio lavoro lo misi all’epoca su MySpace, quindi ho iniziato già allora a usare il web, e a mischiare nelle mie canzoni il pop con l’elettronica e le chitarre acustiche. Era già stata quella una prima evoluzione per me, visto che il mio mondo originario di riferimento è magari più il folk, addirittura di matrice irlandese (ho fatto un album tutto celtico, “Tristano e Isotta”, ispirato alla nota storia composto con Francesco Gazzè fratello di Max), quindi sicuramente è più nelle mie corde, la chitarra acustica rappresenta le mie origini, però mi volevo cimentare di nuovo, a distanza di anni, con la musica elettronica, ed è stato proprio l’indie italiano a ispirarmi in tal senso.

Dopo quegli ascolti, ho iniziato a scrivere dei pezzi nuovi nel settembre 2018 e nei mesi successivi ho iniziato a sfornarne uno dietro l’altro e da lì, tramite Giordano Donati, abbiamo preso contatti con la RNC Music e alla fine è venuto fuori il brano “Ballare Ballare”, che in realtà è stato prodotto da Raf Marchesini, un producer di successi a livello internazionale, ed è merito suo se i suoni hanno avuto un ruolo importante in quel pezzo lì, come anche nel nuovo “Bella Bella Bella”. I titoli suonano un po’ simili, lo so, qualcuno si confonde anche, ma è un po’ ironica la cosa, ho voluto giocare con le parole. Tornando alle canzoni nuove, io da sempre sono uno che fa i provini a casa, registro tutto nel mio studio, suono le chitarre, inserisco i loop, poi però come detto in quei due singoli soprattutto Raf ha avuto un ruolo importante, perché è un professionista di questo mondo, e poi mi ci trovo bene perché lui ascolta per dire molto anche i Queen, quindi è un producer dance ma con una mente molto pop rock, per cui ci siamo incastrati perfettamente. D’altronde se ci pensi, l suono di una cassa ti cambia il pezzo, e di conseguenza il ruolo del producer anche nel pop è ormai rilevante, i risultati sono sotto gli occhi tutti, basta vedere le hit in classifica, quello che più passa in radio, dove i suoni spesso ormai fanno la differenza. Lui in tal senso è stato fondamentale e sono molto felice perché siamo riusciti a creare una squadra eccezionale con me, Raf e Giordano, (che anche lui è molto importante, mi ha dato un sacco di consigli da produttore, lui ha prodotto dischi di successo internazionale) e Nico Spinosa, in particolare. Il nostro progetto vuole cercare di andare all’estero e una serie di risultati li abbiamo già ottenuti e siamo contenti. Tutto questo disco nuovo vuole avvalersi di un sound internazionale, voltato all’elettro pop”

 
 

“Da questi primi assaggi mi sembra che tu, nel cercare una strada diversa musicalmente, sei riuscito a essere lo stesso personale e a metterci il te stesso di adesso. Poi, come dici tu il producer è sempre più importante per la resa del disco, e proprio alcuni degli artisti contemporanei che hai citato prima si sono avvalsi del tocco sapiente di chi sapeva armeggiare i suoni. Tra l’altro non capita molto spesso di sentire un artista di una generazione precedente elogiare così apertamente i nuovi esponenti, laddove solitamente si tende o a essere paternalisti o al peggio a sparare zero, considerando sempre migliori i nostri anni. Direi che questa cosa denota anche una grande apertura da parte tua, proprio mentalmente. Ci sono altri nomi che ti hanno ispirato e influenzato?”

“Mah, non vedo in realtà perché non dovrebbe essere così, in fondo. Io sentivo in certi pezzi delle buone vibrazioni e a un certo punto ho voluto approfondire, mi sono proprio messo all’ascolto tramite Spotify di interi dischi di questi nuovi artisti e gruppi di area indie italiana che più mi ispiravano e che magari avevo sentito la prima volta da delle classiche playlist. Tornando ai nomi, dicevo i Thegiornalisti perché Tommaso Paradiso mi piaceva molto a livello di scrittura, specie nel suo momento d’oro. Lui ha molte radici negli anni ’80, nel cantautorato di un certo tipo, quindi è inevitabile che io mi ci ritrovi. Con la produzione fatta tra l’altro da un marchigiano, Dardust, che in questo momento va per la maggiore”

“Dario Faini, che vanta una lunga esperienza e che è esploso proprio nelle vesti di producer e adesso è un numero 1 nel suo campo”

“Dario è uno dei più bravi davvero, e la miscela con Tommaso Paradiso all’epoca ha prodotto qualcosa di molto interessante: come dicevo il suo tratto distintivo prende elementi anche dagli anni ’80 e ’90. Ultimamente non trovo più in Paradiso questa freschezza, ma in quegli anni lui, Frah Quintale, Carl Brave suonavano forti”

“Sì, dischi di qualche anno fa, adesso l’evoluzione in musica viaggia velocissima e anche tutti questi artisti sono alla prova del nove, perché dovranno dimostrare sul campo le loro qualità. Uno come Carl Brave, che citavi, adesso è sdoganatissimo, collabora con chiunque e c’è il rischio che diventi paradigma quello che fa”

“Ti dirò, forse è un discorso un po’ trito e ritrito e sarà anche banale dirlo, ma secondo me non è solo un calo di ispirazione a cui possono andare incontro; per carità i momenti capitano a tutti, ma credo dipenda anche dalle major che magari vanno a rovinare alcune caratteristiche. Finchè stai in una label indipendente, anche se magari distribuita dalla major, hai grande libertà di esprimerti, hai una fame enorme, una voglia di fare le cose e di emergere, fare concerti dappertutto. Nel momento in cui poi raggiungi la popolarità, entri in un meccanismo più grande e istituzionalizzato, a quel punto forse la freschezza viene meno e ti si spegne un po’ la fiamma. Però in quegli anni ho veramente consumato di ascolti certi dischi. Mi avevi chiesto altri nomi che possono avermi ispirato. Calcutta è uno di quelli con uno stile più definito, magari mi ha influenzato di meno, però mi piace, è indubbiamente bravo, ma anche certe cose di Coez e di Gazzelle le ho trovate molto interessanti.

“C’era indubbiamente grande fermento, la musica italiana grazie a questi esponenti indie, e grazie anche alla trap, giusto dirlo, è tornata clamorosamente in auge”

“Sì, anche nel rap ci sono cose che non mi dispiacciono tipo Salmo, anche se è uno molto lontano dalla mia cultura e dal mio genere. Io sono per un linguaggio rap diverso, a me piace Jovanotti, anche quello di “Oh, vita!”, è un tipo di artista che ha tante cose da dire”

“Jovanotti credo sia l’esempio di prodotto mainstream ma che a differenza di altri cantautori non si è fossilizzato nel suo successo e a 54 anni è ancora lì che vuole e riesce a spiazzare il suo pubblico e la critica. Riferendoci all’ultimo album, prodotto da Rick Rubin, era tornato ad esempio a sonorità acustiche, dopo che in precedenza aveva invece proposto un sound anche molto elettronico, eterogeneo, la sua forma canzone è assolutamente trasversale. Per quanto spesso sia attaccato o criticato per l’attaccamento a certi temi socio politici, se ci soffermiamo solo sulla musica, ecco, lui credo abbia ancora la fiamma accesa, e sia come te attento a quello che sente attorno, non trovi?”

 

Fotografia di Andros Pugolotti

“Sì, verissimo, poi lui mi incuriosisce anche per come gestisce la sua comunicazione, lui è da sempre un grandissimo comunicatore, si inventa delle nuove forme pur essendo come dici tu mainstream, nazionalpopolare… è un po’ il Gianni Morandi dei tempi nostri, chiaramente in modo diverso. Poi è bravo perché è super trasversale, quindi lui va dalla canzone d’autore al pezzo super danzereccio però come tipo di mood è uno di quelli che mi stimola, non dico che voglio cavalcare quell’onda, perché lui è un personaggio completamente diverso da me però mi da’ delle buone sensazioni, e anche certi suoi ascolti mi hanno stimolato, in particolare il suo album del 2015 (“Lorenzo 2015 CC.”) contiene delle cose che davvero mi hanno colpito molto”

“E per i testi come ti sei mosso? Anche in quel caso hai avuto, magari in maniera inconsapevole, qualcuno o qualcosa che ti ha ispirato nel rimetterti a scrivere?”

“Beh, per i testi devo dire che mi ha ispirato, mi ha aiutato tantissimo, cantare dal 2012 per diversi anni le canzoni di Lucio nei concerti. Fare questo lungo omaggio a Lucio Dalla, con i concerti del progetto “Piazza Grande” è stato qualcosa di molto importante, nonostante non sia mai stato un suo vero fan almeno fino al 1994. Io mi posso considerare un vero fan del Lucio di minor successo, quello degli anni ’90 di “Henna” per dire, un album che ho amato. Poi, è chiaro che ci sono brani memorabili tipo “4 Marzo 1943” o “Piazza Grande” ma ci arrivai con gli ascolti. Però in qualche modo è sempre stato presente.

Il primo album di Lucio che acquistai fu “1983”, in vinile, oppure mi colpì ad esempio la prima volta che ascoltai “Se io fossi un angelo”, avrò avuto 16 anni e mi ricordo perfettamente la prima volta che la sentii alla radio. La scintilla vera scattò come detto con “Henna” e da lì andai ad approfondire. Quando poi lui se n’è andato, è nata la voglia e il desiderio sincero di omaggiarlo con questo progetto che abbiamo portato avanti (“Piazza Grande”), che poi doveva essere un unico concerto e poi grazie alla grandezza delle sue canzoni è andato avanti e siamo arrivati a suonare davanti davvero a un sacco di persone.

Cantare le sue immense canzoni a un pubblico numerose nelle piazze e nei teatri, in qualche modo “costringendomi” ad entrarci dentro, è stato molto importante per la mia crescita. Quando tu ti cimenti a cantare simili brani, cercando di farli tuoi, come lui stesso mi ha insegnato, (ed io infatti cerco di cantarle vivendole), entri nella canzone in maniera diversa da come fai quando l’ascolti. Ecco, tornando alla tua domanda, senza voler assolutamente paragonarmi al suo genio, questa cosa mi ha aiutato e credo si sia riflettuta nell’approcciarmi ai nuovi testi, alle nuove canzoni. Qualcuno me lo dice anche, soprattutto riferendomi a brani che troverai nel disco”

“Immagino! Io non ho avuto modo per il momento di assistere agli spettacoli di “Piazza Grande”, ma so che in questi concerti tu spazi in lungo e in lago nel repertorio di Lucio Dalla. Qual è la canzone che più senti tua, come se l’avessi scritta tu in un certo senso?”

“Tu non mi basti mai”! Mi viene subito da risponderti questa, mi emoziona sempre molto cantarla, poi mi dicono sia una di quelle che riesco a interpretare meglio. C’è anche una versione che avevamo fatto, dal mio album del 2014, con Iskra Menarini ospite in un duetto con la band di “Piazza Grande”, rivisitata un po’ in maniera acustica”

“Oltretutto tu hai avuto modo di conoscere Lucio Dalla da vicino, collaborandovi a più riprese, vuoi ricordarci quei momenti?”

“Sono ricordi indelebili. Il primo disco ufficiale nel 1998 lo pubblicò proprio Lucio con la sua etichetta Pressing, distribuita dalla BMG, quindi l’attuale Sony: direi che sono partito con un talent scout mica male! Avere un mentore come Lucio Dalla non era poco, voglio dire. C’era una macchina dietro e i miei singoli venivano distribuiti, avevano avuto un buon riscontro nelle radio italiane, prima “Chiara” e poi “Bonsai” ma per una serie di motivi la cosa sul più bello si arenò. Un po’ perché in quel momento l’album di Lucio (“Ciao”) non stava andando benissimo nelle vendite, soprattutto se rapportato al clamoroso successo del precedente “Canzoni”, che nel 1996 vendette un milione e duecentomila copie. Era un bel disco anche “Ciao” ma purtroppo non ha avuto il successo che si prevedeva, e capirai che il confronto con il disco prima era impietoso, parlo a livello commerciale ovviamente. Questo portò la Pressing, l’etichetta con cui Lucio provava a dare una mano a dei giovani come me, a sospendere alcuni investimenti. La mia situazione quindi era partita benissimo ma poi si è fermata all’improvviso. Sono andato avanti, ho avuto le mie esperienze anche felici di autoproduzione, raccogliendo delle varie soddisfazioni e pubblicando vari album ecc, cercando di usare anche il web e poi, è storia recente, dallo scorso anno ho ripreso questo rapporto con una label, è una seconda grande possibilità che mi concedo”

 
 

“Bello ripercorrere la tua storia con Lucio, che credette comunque in te, d’altronde “Chiara” e “Bonsai” erano dei pezzi bellissimi in ambito pop italiano. Ti confesso che io e un mio caro amico, che adesso collabora fra gli altri con Rockerilla, andavamo pazzi per “Bonsai”, la sapevamo a memoria, era un po’ l’equivalente del britpop inglese”

“Grazie delle tue parole! “Bonsai” è collegato agli Oasis, era il mio tentativo di ricreare quelle atmosfere, un po’ come faceva Daniele Groff, no?”

“Certo, ci piaceva un sacco anche lui infatti. Ho avuto modo di intervistarlo in passato, avevate un background molto simile e in effetti stavate cercando una strada nuova del pop italiano sul finire degli anni ‘90”

“Io e lui ci riferivamo a quel mondo lì, perché rientrava nei nostri ascolti. Pensa che io ho fondato una band al liceo e facevamo cover degli Oasis, dei Police, dei R.E.M., quelle sono le mie origini, il mio humus musicale, poi la curiosità e la passione mi hanno spinto altrove, la musica non ha confini. Con la casa discografica, orientata come detto alla dance, siamo partiti con delle cose che avessero comunque una linea corrispondente alle loro richieste, loro lavorano molto all’estero. Una scelta certo non forzata, l’ho voluta anch’io, altrimenti non lo farei, però dentro l’album ci sarà spazio per ampliare lo sguardo anche su altre cose. In particolare nell’album ci sarà un pezzo a cui tengo tantissimo (e che forse sarà il singolo di uscita dell’album, a ottobre, oppure l’anno prossimo, adesso vediamo come si sviluppano le cose), che ha una sonorità più vicina a quella che stiamo dicendo adesso, sempre però contaminata con l’elettronica, ed è un pezzo secondo me molto importante”

“Vorrei passare a un’altra tua esperienza musicale, davvero singolare ma che ti sta dando una certa notorietà. Io non ho ancora figli purtroppo ma in compenso ho diversi nipotini, e quindi ti lascio immaginare che mi capita spesso di vedere video per bambini. Mi ha stupito positivamente vederti all’opera in questo contesto. Io poi sono un fan della storia dello Zecchino d’oro, e ho sempre apprezzato quegli autori che si sono cimentati in queste vesti. Come è nata la tua collaborazione con il canale tematico “Coccole Sonore”? Come ci è finito Stefano Fucili a comporre canzoni per bambini e a diventare di fatto un idolo per moltissimi di loro?”

“Scrivere canzoni per bambini mi ha dato la possibilità di mettermi ulteriormente alla prova. Anche in questo campo, come dicevi tu, ci sono stati degli esempi, dei maestri, pensiamo al grande Bruno Lauzi. E’ un piacere rapportarmi con questo mondo, sto ottenendo soddisfazioni e di fatto è per me una grande opportunità perché “Coccole sonore” è una realtà importante nel settore. Io ho sempre amato le colonne sonore dei film d’animazione, dei cartoni animati a partire dai film della Disney, ero un fan da bambino ma comunque in generale è un mondo che mi ha sempre affascinato. Tra l’altro anche certi miei progetti mostravano questa mia passione, tipo nell’album “Peter Pan” c’è il pezzo più importante da cui prende il nome l’intero disco, il secondo brano che ho scritto con Dalla nel 2006, che è un po’ fiabesco. Oppure prendi una canzone come “Lullaby”, la ninna nanna che ho scritto per “Coccole Sonore”, è diventato un classico dell’Antoniano che si chiama “Ninna Mamma”, ed è stato interpretato tante volte anche in occasione dello Zecchino d’oro, per le loro campagne. Il testo è stato riscritto per loro da Salvatore De Pasquale (noto col nome d’arte Depsa) autore della musica italiana degli anni 80 – ha fatto un sacco di hit pazzesche per la Oxa e un sacco di altra gente – ; lui ha ideato questo testo sulla musica mia originale di “Lullaby”. La collaborazione è nata abbastanza causalmente: in pratica ho la fortuna di essere amico del proprietario di “Coccole Sonore”, uno tra i canali per bambini più importanti che ci sono in Italia.

“Infatti vedo filmati con milioni di visualizzazioni, anche tu mi pari che viaggi benone in questo senso”

“Sì, certo, pensa che ho fatto quasi 50 milioni di visualizzazioni, un dato pazzesco, numeri non dico da big, ma assolutamente rilevanti”

“E che danno gratificazione. E’ cambiata un po’ la prospettiva e con essa ovviamente il tuo modo di scrivere ma i consensi sono in effetti enormi. Ti è capitato di sentire bambini che cantano le tue canzoni?”

“Sono cambiate molte cose, tanto che paradossalmente sono molto più popolare ora in queste vesti che non con il mio progetto pop, perché come ti dicevo loro sono i leader in questo settore, hanno superato il miliardo di views come canale, e io sono uno dei tre cantanti che stanno dentro i loro cartoni, un po’ come il Bert di Mary Poppins. E’ nato tutto in realtà per gioco, loro hanno la sede a Pesaro, io sono di Fano, e di fatto mi ha sempre conosciuto come cantante e mi stimava. Quando mi è giunta la proposta conosceva “Lullaby” che era stata tradotta per lo Zecchino d’oro, siamo partiti da lì e poi il riscontro da parte del pubblico di “Coccole Sonore” è stato da subito molto buono. Da allora abbiamo realizzato varie canzoni, con un buon ritmo, a volte sono delle cover dei classici per bambini, altre volte tiriamo fuori con lui delle idee, delle canzoni originali che poi proponiamo in puntata. In generale stanno andando davvero bene, poi c’è quella che arriva di più al pubblico e quella meno, come in tutte le cose ma non posso che ritenermi soddisfatto. Io mi ritrovo a vivere una condizione nuova, tipo che mi trovano per strada, ad esempio è successo a Napoli con gente che mi ferma e mi chiama per nome, è una sensazione bella e una grande emozione per me regalare un sorriso a dei bambini. Inoltre mi arrivano un sacco di lettere, oppure le mamme e i babbi che mi mandano i filmati dei loro bimbi che guardano il video dove ci sono io. Si crea un nuovo pubblico vero e proprio, perché dietro i bambini ci sono i genitori, un’intera fascia di età”

“E anche gli zii appunto, perché anch’io spesso e volentieri con i nipoti ci mettiamo a guardare quei video e a cantare e ballare”

“Sì, poi loro come canale hanno un trend bello, con dei messaggi sempre positivi, il taglio di “Coccole Sonore” mi piace, c’è anche una parte educational. Sono davvero molto felice di farne parte”

 
 

“Tornando alla tua esperienza passata, tu avevi tentato anche la carta Sanremo? Avevi preparato dei brani per le selezioni delle Nuove Proposte?”

“Diciamo che Lucio Dalla ogni anno presentava i suoi artisti alle selezioni per Sanremo, nel mio caso per due volte ci sono andato vicino all’essere preso. Un anno con “Anni luce”, che poi però se la prese lui per l’album “Luna Matana”. Lì eravamo arrivati a un passo, del tipo che eravamo rimasti in 24 e ne passavano 12. Poi con “Peter Pan” ero andato a fare le ultime selezioni, alla sede della Rai – era il 2001 mi pare – a Roma davanti a Pippo Baudo, nell’anno che c’era il figlio di Morandi e quello di Celentano… vabbeh, anche quella volta per un pelo non entrammo ma va bene così”

“Anche perché tu a differenza di Marco Morandi e Giacomo Celentano sei ancora qui a scrivere e proporre nuove canzoni”

“Marco Morandi in realtà fa un sacco di date… “

“Io lo ricordavo nei Percentonetto, ma non lo conosco molto artisticamente, in ogni caso in quel periodo il Festival di Sanremo sembrava una vera fucina di talenti, peccato tu sia arrivato solo a un passo…”

“Cosa vuoi Gianni, doveva andare così, faceva parte di un percorso, all’epoca come detto le cose si stavano mettendo bene. Smaltita le delusione, si era ripartiti come sempre”

“Io ti ho sempre percepito come una persona molto solare e positiva, e me lo stai confermando anche in questa lunga intervista, però alla luce del tuo curriculum, del percorso che hai fatto e di tutto quello che ci siamo detti, c’erano per te delle possibilità importanti di svoltare e arrivare al grande successo. Per questo volevo chiederti: c’è spazio anche per i rimpianti? Ci sono delle cose che se tu potessi tornare indietro faresti in modo diverso oppure manterresti tutto come è andato, musicalmente parlando?”

“Sai Gianni, io mi ritengo assolutamente fortunato, anche perché sono riuscito a realizzare un sacco di sogni che avevo da ragazzino. E’ chiaro che all’inizio, dopo tanti tentativi, concorsi, provini mandati in giro alle case discografiche, approdare alla casa discografica di Lucio Dalla, quando avevo 25/26 anni, fu un segnale importante di fiducia, lì sì c’è stato un momento in cui sembrava che le cose dovessero andare bene. I pezzi in radio funzionavano, anche tu te li ricordi, poi purtroppo ci sono stati dei motivi per cui la Pressing non proseguì, magari forse, ma lo dico con tutto il dubbio, fossi stato in un’altra casa discografica le cose sarebbero andate diversamente, o forse non sarebbe successo nulla comunque, chi può dirlo? Io mi tengo stretto quello che ho realizzato, mi sono tolto molte soddisfazioni e molti dei sogni che avevo sono riuscito a realizzarli.

Ringrazierò sempre Lucio, sia per l’opportunità concessa, e anche perché grazie alle sue canzoni sto realizzando il sogno di cantare in giro per l’Italia anche in collaborazione con la Fondazione Lucio Dalla. Il nostro è un omaggio, c’è un’interpretazione rispettosa ma non siamo una semplice tribute band: noi prendiamo soprattutto l’ultima parte di tour che fece con De Gregori, il “Work in Progress”. Questi risultati che ho ottenuto li porterò sempre con me, ma le soddisfazioni sono anche quelle di pubblicare le mie canzoni, che possono essere ascoltate in tutto il mondo, perché poi la Rete ti da’ questa possibilità, e difatti alcuni miei brani sono finiti in serie americane, delle CBS o della ABC; un altro brano mio è stato utilizzato  in uno spot televisivo in Olanda, dove ho fatto vari concerti, perché ho creato una rete di relazioni là e ogni tanto riesco a stare alcuni giorni a suonare.

Quindi io sono molto felice, vado avanti giorno per giorno, pian piano e questa nuova opportunità di portare avanti il mio progetto, le mie cose, mi stimola tantissimo. Uno dei miei desideri era provare a esportare le mie canzoni all’estero e sono finito nel posto giusto! Con l’etichetta con cui mi sto rilanciando siamo entrati in classifica in Danimarca, poi sono entrato in una compilation fra le più importanti in Polonia, distribuita dalla Universal, c’è insomma molta attenzione sul mio progetto da parte dell’etichetta. Spinosa della RNC Music crede nel mio progetto, pensa che sono l’unico artista che canta in italiano dell’etichetta e sento proprio la loro fiducia nei miei confronti. Tutto questo mi stimola ad andare sempre avanti. Stanno lavorando molto bene sul singolo, anche se sappiamo bene che ci sono certi meccanismi ormai e non è semplice fare breccia nelle radio italiane e altro. Alla fine dipende sempre dal tipo di pezzo che fai”

 
 

“Infatti, a proposito di strategie e meccanismi, se tu fossi più giovane, affronteresti un talent show o sei fra quelli che dici che quella uscita dai talent in tv non sia musica?”

“Sinceramente no, credo che farei come quegli artisti indie, proverei cioè sul campo a farmi notare. Se ci pensi, tutti i nomi che abbiamo fatto prima non vengono dai talent. Poi ovvio, anche dalla tv sono usciti dei bravi artisti, ma in genere non è un mondo che mi stimola, quindi non credo avrei tentato quella strada”

“Anche perché poi si entra appunto in quel meccanismo, per cui molti fenomeni dei talent durano esattamente una stagione per poi farsi sostituire da quelli della nuova edizione e per gli artisti che credono nella propria musica, bisogna ripartire in pratica da zero, quindi direi che non è tutto oro quello che luccica”

“Infatti, la penso esattamente come te, per questo ti rispondo che fossi in questi ragazzi, cercherei di suonare in giro, nei club, di fare sentire i miei pezzi. Gli artisti indie magari c’hanno messo anni, penso a Lo Stato Sociale, o allo stesso Calcutta, però poi hanno raccolto i frutti del loro lavoro e ora possono contare su un pubblico vero, che è quello che più conta. E’ come in pratica mi metto in gioco oggi, con l’apporto di Marco Stanzani di Red & Blue che sta ampliando i propri servizi, stiamo pianificando delle date di presentazione dell’album. Sento sia questa ancora oggi la strada migliore, ho proprio voglia di andare nei club per presentare questo disco, queste nuove canzoni perché credo abbiano il linguaggio simile a quello dell’indie pop di adesso. Al di là dei singoli usciti che sono più adatti a far ballare e rivolti più forse un pubblico anche estero, gli altri pezzi penso possano costituire un terreno fertile in tal senso, staremo a vedere, faremo delle presentazioni quando uscirà l’album”

 

Fotografia di Andros Pugolotti

“Una curiosità per finire, da appassionato invece qual è il concerto più bello a cui hai assistito e che ti ha coinvolto particolarmente?”

“Quello di Paolo Conte! Fu il suo primo grande successo italiano, con questa orchestra meravigliosa, avevo 14 anni, e poi Sting, devi sapere che io sono sempre stato un grande fan dei Police e di Sting, lo sono ancora adesso perché è un grande artista: quel live con l’orchestra per il “Symphonicity Tour”, al teatro dell’Arcimboldi a Milano, è stata una cosa pazzesca”

La nostra lunga chiacchierata termina qui e ciò che ne ho ricavato è che Stefano Fucili, pur avendo messo in fila una lunghissima serie di esperienze, è rimasto quel ragazzo armato di chitarra che muoveva i primi passi in musica, animato da tanta genuina passione. Soprattutto è motivatissimo per questa nuova avventura discografica iniziata l’anno scorso e immagino che, mentre mi parlava delle sue canzoni, i suoi occhi da dietro lo schermo del telefonino brillassero.

Salutandolo non posso che fargli sinceramente un grosso in bocca al lupo per i suoi nuovi progetti, in attesa di sentire il suo nuovo album.