"Rory Gallagher. Il bluesman bianco con la camicia a quadri": Antonio Pellegrini intervista l'autore, Fabio Rossi

Scritto da: MAT2020

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Rory Gallagher. Il bluesman bianco con la camicia a quadri

Antonio Pellegrini intervista l'autore, Fabio Rossi

Rory Gallagher è senza dubbio uno degli artisti rock’n’ blues bianchi tuttora più amati tra i fan.

Nato a Ballyshannon, in Irlanda, nel 1948 e morto a soli 47 anni per le complicazioni di un trapianto di fegato, il musicista è ricordato specialmente per gli appassionanti spettacoli dal vivo e per l’esplosivo sound chitarristico che ha affascinato tante platee durante la sua carriera. Indimenticabili il live all’ “Isle Of Wight Festival” del 1970, impresso su pellicola per i posteri, e l’album dal vivo “Irish Tour ‘74”.

Per approfondire la sua figura e capire qualcosa di più della sua personalità, ho intervistato uno dei maggiori esperti italiani di Gallagher, Fabio Rossi, autore della biografia “Rory Gallagher. Il bluesman bianco con la camicia a quadri”.

L'intervista...

 

A: Ciao Fabio, vista la tua esperienza in materia, vorrei porti alcune domande per ripercorrere insieme le tappe salienti della carriera di Gallagher. La prima domanda riguarda la formazione musicale di Rory.

F: Ciao Antonio e grazie dell’opportunità concessami! Sia la madre che il padre di Rory possedevano doti artistiche. Il papà, in particolare, era un musicista di talento. Un’altra influenza su di lui la ebbe uno zio di nome Jimmy che portò dall’America il catalogo di Jimmie Rodgers, Hank Snow e tanti altri. Rory, poi, si innamorò presto di Elvis Presley, Lonnie Donegan (il padre dello skiffle) e soprattutto del mitico Muddy Waters. Il blues gli era entrato nell’anima per rimanervi per sempre. 

A: Parliamo ora del power trio dei Taste, attivo dal 1966 al 1970. Qual è la rilevanza dei Taste nella storia del blues rock e quali sono le loro principali imprese da ricordare?

F: La formazione classica dei Taste (Gallagher alla chitarra e voce, McCracken al basso e Wilson alla batteria) è stata anche la migliore mai avuta da Rory. Lo stesso Gerry McAvoy, il bassista che accompagno’ in quasi tutta la sua carriera l’artista nato a Ballyshannon, sostiene che la migliore sezione ritmica irlandese era all’epoca quella composta dal duo McCracken/Wilson. La rilevanza del trio nella storia del rock’n’blus è enorme a fronte dei due soli album in studio pubblicati. Peraltro, la band stava sperimentando altre vie come l’ascoltatore più attento può percepire godendosi On The Boards che contiene momenti spiccatamente inquadrabili nel progressive. La loro memorabile esibizione al Festival dell’Isola di Wight costituisce l’apice della loro saga.

A: Gallagher ebbe l’onore di suonare anche nelle “London Sessions” di Muddy Waters. Cosa ci puoi dirci di questa collaborazione?.

F: Ho accennato a quanto Rory ammirasse Waters. Per cui collaborarci fu uno dei momenti più belli della sua vita. Lo riaccompagnò al suo hotel un paio di volte dopo le registrazioni con una Ford Executive. Ebbene, Rory la parcheggiò davanti alla sua casa a Cork anche se andava rottamata cadendo letteralmente a pezzi: si soffermava a guardarla perché lì dentro poteva vedere ancora Muddy sul sedile anteriore mentre fumava sigari.

A: Veniamo ora al periodo post Taste. Quali sono le tappe più significative della sua carriera solista?

F: Potrei risponderti semplicemente che Rory è stato sul palco per tutta la sua vita limitandosi a rari episodi di riposo e al tempo strettamente necessario per incidere i suoi dischi solisti. Dava tutto dal vivo, quella era la sua dimensione ed è per questo che non mi stancherò mai di dire che ogni amante della vera musica non può non avere nella sua personale collezione i tre live incisi da Gallagher: Live! In Europe, Irish Tour ’74 e Stage Struck.

A: Da chitarrista quale sono, mi piacerebbe conoscere qualcosa di più del sound di Rory. Cosa ci puoi raccontare in merito?

F: La sua chitarra preferita era una Fender Stratocaster Sunburst del 1961 che acquistò di seconda mano nel 1963 per 100 sterline. La suonò talmente tanto che era scrostata all’inverosimile! Da quello strumento sono nate la maggior parte delle composizioni dell’irlandese. Un amore durato tutta una vita. Riguardo al sound Rory fonde il rock al blues includendovi quello spirito celtico che rende la sua proposta unica. Ha strizzato l’occhio anche all’hard rock facendosi coadiuvare dal produttore Roger Glover, nonché bassista dei Deep Purple. Chissà cosa avrebbe potuto ancora fare se non fosse morto così giovane.

A: A distanza di oltre venticinque anni dalla sua scomparsa, qual è il lascito artistico di Gallagher?

F: Una sola risposta: enorme. Basti pensare agli innumerevoli eventi a lui dedicati in tutto il mondo. Penso sempre che se avesse avuto più pazienza in studio e se fosse stato coadiuvato da collaboratori di talento forse avrebbe potuto pubblicare quel capolavoro assoluto che manca nella sua discografia.

A: Dal tuo volume dedicato a Rory, che ho letto con interesse già dalla prima edizione, si percepisce il tuo amore per questo artista. Cosa ti lega in particolare a lui?

F: L’ho conosciuto acquistando a scatola chiusa il 33 giri Live! In Europe. Ero rimasto ipnotizzato dalla copertina e fu amore a prima vista. Correva l’anno 1982. Non avrei mai pensato che un giorno avrei pubblicato un libro su di lui... eppure è successo. Rory per me è sul podio dei migliori chitarristi al mondo con Jimi Hendrix e Duane Allman.

A: Il tuo libro è stato ripubblicato nel luglio 2021 da Officina di Hank. Ci sono differenze rispetto alla prima edizione?

F: Innanzi tutto c’è una nuova prefazione a cura di Tolo Marton, poi tante notizie in più, migliorie varie e una nuova splendida copertina. Molte persone che avevano già comprato la prima edizione hanno preso da me anche la seconda tanto è grande l’amore verso Rory.

A: Un’ultima curiosità su di te. Sei uno scrittore eclettico, che ha pubblicato saggi musicali su argomenti variegati: dal prog al metal, passando per il blues di Rory. Quali sono i confini della tua passione musicale e quali sorprese ci riservi per il futuro?

F: Dopo due libri sul prog, uno sul blues e uno sul metal il prossimo sarà sul jazz, o sul punk o forse sulla new wave. Non lo so devo ancora decidere (ride).

A: Grazie mille!

F: Un saluto a tutti i lettori di Mat2020! Rory On!