"Volta la Carta": una questione di opinioni

Scritto da: Athos_Enrile

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 Una veloce premessa: un paio di settimane fa Athos mi raggiunge via mail dicendomi di spubblicare un suo post. L'ho incontrato in quei giorni a Genova, ed al volo mi ha raccontato i fatti, che un'attenta lettura dell'articolo a seguire risulteranno chiari anche a voi.

Per correttezza "cronologica" pubblichiamo prima il post relativo alla questione sollevata da Innocenzo Alfano, e di seguito la risposta di Lucio Fabbri, integrati ovviamente dalle considerazioni di Athos (in viola).

Personalmente  non ho una posizione riguardo ai fatti citati, ma ho apprezzato molto lo scambio di opinioni.

dalse 

 

Post n.1 (pubblicato, e spubblicato in attesa della risposta, mercoledì 6 aprile 2011)

Come spesso capita, presento oggi un articolo di Innocenzo Alfano, uno scrittore, musicista, musicofilo, capace di analizzare il dettaglio tecnico, senza paura di andare controcorrente. Oggi ci parla di plagi, "utilizzando" nomi importanti.

Non ho trovato filmati relativi agli Steeleye Span, mentre era accessibile quello di De Andrè/PFM, ma per equità, lascio che sia il lettore interessato a fare le ricerche del caso. Io non conoscevo il brano inglese e ho trovato traccia mp3 in rete, ma da quel poco che ho sentito non ritengo di poter dare un giudizio, che comunque non potrebbe essere tecnico come quello di Enzo. Si accettano opinioni differenti...

 

Fabrizio De André in concerto con arrangiamenti (contraffatti) della PFM

di Innocenzo Alfano

 

In musica, direi soprattutto nella musica pop e rock, esiste, ed è praticamente sempre esistito, il problema dei cosiddetti “plagi”, più o meno d’autore. I casi sono tanti, a volte finiscono in tribunale, e non fanno mai onore a chi li compie. Ma che cosa viene plagiato, esattamente? Beh, oggetto di plagio è quasi sempre il tema vocale di una canzone, a cui corrisponde, di solito, la successione accordale dell’accompagnamento. Tolti il tema vocale e gli accordi che ci sono sotto, in una canzone, a pensarci bene, non è che ci sia poi molto altro, almeno da un punto di vista strutturale. Eppure c’è, e c’è sempre stato, chi copia le due cose insieme sperando poi che nessuno se ne accorga, e in particolare che non se ne accorga il legittimo autore di quel tema e di quegli accordi.

Così come capita a scuola, pure nella musica di solito a copiare sono i mediocri. Qualche volta però succede che anche i musicisti bravi commettano delle marachelle, e, in un momento di pigrizia o di scarsa vena compositiva, si mettano a sbirciare sullo spartito del (diciamo così) vicino di banco. A seguire vedremo allora come anche un gruppo preparato e fantasioso come la Premiata Forneria Marconi si sia lasciato andare, perlomeno in una circostanza, ad un’opera di “contraffazione”. Lo vedremo attraverso un esempio nel quale la somiglianza tra un brano incluso nel 33 giri del 1979 Fabrizio De André in Concerto – Arrangiamenti PFM, ed uno edito diversi anni prima, risulta parecchio accentuata, per non dire di più. I due brani si intitolano Volta la carta, di De André e della PFM, e Paddy Clancey’s Jig/Willie Clancy’s Fancy degli inglesi Steeleye Span, che, per comodità di esposizione, chiameremo semplicemente Paddy’s Jig.

Il pezzo degli Steeleye Span, incluso sul finire del 1971 nell’album Ten Man Mop or Mr. Reservoir Butler Rides Again, è, come si evince dal titolo, una giga (“jig” in inglese), cioè una forma di danza tanto antica quanto popolare nelle isole britanniche ed in particolare in Irlanda. Il tema del brano, eseguito da Peter Knight, è incorniciato dentro un periodo di 16 battute e ripetuto più volte nella prima parte della composizione, nel metro, tipico della giga, di 12/8 (in realtà le battute per così dire “vere” sono 8, poiché le misure 5-8 sono identiche alle prime quattro e le battute 13-16 sono uguali a quelle 9-12). La PFM – nello specifico Lucio Fabbri – riprende le prime otto battute di Paddy’s Jig quasi alla lettera, e modifica quelle successive; in entrambi i casi lo strumento protagonista è il violino. Certo gli organici delle due formazioni sono diversi, mancando tra l’altro, nel brano degli Steeleye Span, sia le tastiere che la batteria. Nonostante ciò il tema del violino è così pregnante, oltre che decisivo, in entrambe le composizioni che non credo sia esagerato parlare quanto meno di “prestito” riferendoci all’arrangiamento scelto dalla PFM per questa canzone di De André, pubblicata per la prima volta nel 1978 – dunque un anno prima della tournée con la PFM – ed inclusa nel 33 giri Rimini, un disco nel quale oltre a Volta la carta sono presenti altri due brani ripresi dalla PFM, con poche modifiche, ed eseguiti nei concerti dell’anno seguente: Zirichiltaggia e Andrea. Gli autori dei testi e delle musiche dell’album Rimini, stando alle indicazioni poste sul retro della copertina apribile dell’lp originale, sono Fabrizio De André e Massimo Bubola, mentre Gian Piero Reverberi è citato come arrangiatore e direttore degli archi, cioè delle parti orchestrali.

In definitiva è possibile affermare che la PFM, almeno per quel che riguarda Zirichiltaggia, Volta la carta e Andrea, non ha fatto altro che prelevare gli arrangiamenti già esistenti di quei tre brani, ritoccarli apportandovi piccole e non decisive modifiche, ed utilizzarli nel corso della tournée del 1979. Per questa ragione trovo difficile parlare di “arrangiamenti PFM”, cosa che fa invece il titolo della copertina del disco pubblicato dalla rock band milanese insieme a De André, dal momento che gli stessi arrangiamenti dei tre brani, lo ripetiamo, esistevano già quasi nella medesima forma e non erano neppure troppo vecchi. Perciò bisogna dire, da un lato, che chi si era occupato degli arrangiamenti di Rimini si era in qualche modo “dimenticato” di citare gli Steeleye Span come fonte di ispirazione per uno dei brani inseriti nell’lp, e, dall’altro, che la PFM si è indebitamente appropriata di arrangiamenti che non ha, se non in minima parte, contribuito a creare.

Forse Bubola e gli altri musicisti che hanno suonato in Rimini, tra cui il violinista Riccardo Pellegrino, non si sono accorti di aver copiato quasi alla lettera il riff di un brano degli Steeleye Span, un pezzo che magari qualcuno di loro aveva ascoltato anni prima su qualche disco di importazione e del quale gli era rimasto in mente il tema principale, dimenticandosi però col tempo sia del gruppo e sia del disco che conteneva il brano, e dunque neppure immaginando di riprodurre, quasi fedelmente, delle note scritte e suonate già da altri prima di loro. Forse. La PFM, invece, conosceva per certo gli arrangiamenti di Rimini, e allora non si comprende la ragione per cui, riproponendoli pressoché identici all’originale – almeno per alcuni brani – abbia deciso di farli diventare suoi. Davvero un bel mistero.

Domanda conclusiva: Volta la carta/Paddy’s Jig, è un caso di plagio, cioè di contraffazione? Risposta: probabilmente sì, visto che è difficile, anzi direi proprio impossibile, che alla persona che ha scritto le prime quattro battute di Volta la carta (Massimo Bubola? Riccardo Pellegrino?) tutta quella successione di note, identica alla stessa successione di note che si trova nelle prime quattro misure di Paddy’s Jig, sia venuta in mente per puro caso. Due o tre note uguali possono anche essere una coincidenza, ma circa cinquanta è davvero molto improbabile che lo siano. Perciò sarebbe carino se, sia pure a più di trent’anni di distanza, oltre ai nomi di De André e Bubola si facesse riferimento, in tutti i dischi in cui compare il brano Volta la carta, anche agli Steeleye Span, o, meglio ancora, al pezzo tradizionale britannico al quale gli Steeleye Span si sono ispirati per dare vita alla loro versione della giga. Allo stesso modo non sarebbe una cattiva idea se sulle copertine dei dischi di De André pubblicati insieme alla Premiata Forneria Marconi venisse modificata la dicitura “arrangiamenti PFM” che, lo ribadiamo, perlomeno in tre circostanze non è affatto corretta. Credo che “accompagnamento PFM” sarebbe una formula senz’altro più appropriata.

 

N. B. Articolo pubblicato su “Apollinea”, Rivista bimestrale del territorio del Parco Nazionale del Pollino, Anno XV – n. 2 – marzo-aprile 2011, pag. 31.

 

Post n.2 (odierno)

Non esiste una mia sola parola che possa dare valore aggiunto al post che sto iniziando a scrivere.

Penso sia però corretto indicare il percorso che, al di là del fatto specifico, ha portato ad una discussione seria, tecnica, basata non solo su opinioni, ma su elementi oggettivi .

Ritengo quindi che, come dice alla fine del suo intervento Lucio Fabbri, dopo tante parole “quello che resta è la musica”, e forse oggi abbiamo contribuito alla causa parlando seriamente di essa, seppur attraverso opinioni diverse.

L’antefatto è la pubblicazione di un articolo di Innocenzo Alfano, sulla rivista “Apollinea”, (bimestrale del territorio del Parco Nazionale del Pollino, Anno XV – n. 2 – marzo-aprile 2011, pag. 31), avente come titolo : “Fabrizio De André in concerto con arrangiamenti (contraffatti) della PFM”.

Successivamente Alfano mi chiedeva se fosse possibile inserire il suo pensiero all’interno di questo blog, come accaduto altre volte, ma in questa occasione suggerivo di passare il materiale a Lucio Fabbri, che ho la fortuna di conoscere, e quindi la potenziale replica poteva essere la più autorevole possibile.

Non essendo io un professionista e non conoscendo le regole auree del “bravo e corretto giornalista”, mi sono mosso seguendo il mio istinto e credo/spero un po’ di buon senso.

Ciò che ne è derivato mi da soddisfazione, perché in un mondo in cui ognuno può scrivere e dare visibilità ai propri pensieri, senza filtro alcuno (io ne sono un esempio), una disquisizione complessa su di un argomento serio ha una sua utilità che va oltre il fatto specifico.

E questa è la replica di Lucio Fabbri

Confesso che è davvero curioso trovarsi nella condizione di doversi difendere da un'accusa destinata ad altri, tuttavia ritengo che l'articolo di Innocenzo Alfano mi offra, se non altro, l'occasione per dire la mia sulla differenza tra "composizione" e "arrangiamento", ovvero: una composizione è un'opera interamente originale mai eseguita o ascoltata in precedenza, mentre un arrangiamento fa da contorno alla composizione stessa e quindi non rappresenta il tema dominante di una determinata canzone, di conseguenza il responsabile di un eventuale plagio è il compositore (o "autore") e non l'arrangiatore; se poi, come mi pare di capire, ci troviamo di fronte ad una citazione tratta da un brano di dominio pubblico, mi sento di affermare che il termine "plagio" diventa decisamente fuori luogo. Detto questo, io non conosco quel brano dal titolo irripetibile segnalato da Alfano, tuttavia mi farebbe piacere poterlo ascoltare e confrontare con "Volta la carta", anche perché spesso mi sono chiesto a cosa si fosse ispirato Fabrizio nel comporre questo curioso brano, così ricco di citazioni nella parte letteraria e fortemente caratterizzato da un fraseggio musicale di chiaro sapore celtico, ma purtroppo non ho mai avuto modo di chiederglielo quando era in vita.

Una volta chiarito che "Volta la carta" non è stato quindi composto ne' da me ne' tantomeno dalla PFM, bensì (come, fra l'altro, successivamente ribadito da Alfano) da Fabrizio De Andrè e dal fidato Massimo Bubola, è bene precisare che la prima esecuzione originale registrata su disco fu eseguita (nell'album "Rimini" e un anno prima della PFM) da Alessandro Pellegrino al violino sotto la guida dello scomparso arrangiatore Toni Mims (sicuramente il primo "sospettato speciale", date le sue origini scozzesi) e non (come riportato da Alfano) da Gianpiero Reverberi, subentrato a Toni in un secondo tempo, credo per motivi di salute.

Trovo davvero curioso l'excursus dell'articolo di Alfano: parlando dei due album "Fabrizio De Andre' - In concerto - arrangiamenti PFM - Vol. 1 e Vol. 2", dapprima attribuisce alla PFM ed al sottoscritto, con tanto di nome e cognome, la paternità ed il conseguente plagio di "Volta la carta"... dopo poche righe si contraddice dichiarando che la PFM non può aver copiato perchè gli autori erano altri e in più "non ha fatto altro che prelevare arrangiamenti già esistenti"... subito dopo sostiene che la PFM non ha proprio fatto gli arrangiamenti (affermazione assai poco corrispondente alla realtà dei fatti)... nonostante questa catena di contraddizioni mi sforzo di continuare e passo all'argomento successivo, ovvero spiegare il perché della presenza della dicitura "arrangiamenti PFM" su entrambe le copertine dei due live "Volume 1" e "Volume 2": pochi sanno che questa (brutta) dicitura fu coniata per risolvere un problema di carattere "cavillo-contrattual-diplomatico” risolto solo in tempi recenti con la pubblicazione su CD di un'unica confezione rimasterizzata dal titolo "FABRIZIO DE ANDRE' & PFM IN CONCERTO" (senza quindi la dicitura "arrangiamenti PFM"), tuttavia mi stupisce che l'attento Alfano non ne faccia menzione.

All'epoca il problema fu che la Numero Uno (l'etichetta cui faceva capo la PFM), non concesse l'autorizzazione alla Dischi Ricordi, con cui Fabrizio aveva firmato da poco, a scrivere sulla copertina "Fabrizio De Andrè & PFM IN CONCERTO".

In sostanza la PFM, pur avendo suonato, non ottenne l'autorizzazione a comparire sulla copertina se non con una dicitura tecnica ben circoscritta ("arrangiamenti PFM") imposta dalle rispettive case discografiche.
Tale soluzione, anche se tolse alla PFM il riconoscimento della paternità artistica del progetto, permise ai quattro membri della band (di cui allora non facevo parte) di poter avere una - credo piccola - percentuale sulle vendite dei due album a fronte del fatto che Franz & soci, oltre ad aver suonato magistralmente, svolsero al tempo stesso un superlativo lavoro di re-styling di quelli che già allora erano considerati i "brani storici" di Fabrizio, per la precisione 14 in totale, più gli allora recenti "Volta la carta", "Zirighiltaggia" e "Andrea", a cui, per dovere di cronaca, va aggiunto anche "Rimini" (per qualche motivo sfuggito alla minuziosa analisi di Alfano).

Non va dimenticato che questi quattro brani vennero solo risuonati dal vivo senza subire ri-arrangiamenti, non per negligenza da parte della PFM, ma per espressa volontà di Fabrizio, li possiamo quindi considerare a tutto titolo "cover" delle versioni originali contenute in "Rimini".

Una volta chiarito tutto ciò, come potremmo, anche alla luce di una parziale imprecisione riportata in copertina (14 arrangiamenti su 18), anche solo immaginare di cambiare quella che ormai, più che una dicitura, è da sempre parte integrante del titolo di questi due album consegnati alla storia da decenni? avremmo forse dovuto scrivere in copertina "14 arrangiamenti della PFM e 4 di Toni Mims con l'aiuto di Gianpiero Reverberi"?

Un suggerimento per Alfano: se trova cosi' inadatta la dicitura "arrangiamenti" in copertina (che per altri motivi infastidisce anche me) posso sempre consigliargli di cancellarla con il bianchetto e sostituirla con quella da lui proposta nel suo articolo ("accompagnamenti PFM").

Tanto, alla fine, quello che resta (e quello che conta veramente) è sempre, solo la musica.

Non ho trovato nessuna traccia in rete del brano degli Steeleye Spane ho scelto quindi una versione di"Volta la carta" del 1988,dove al violino troviamoCristiano De Andrè.
 
 

Leggi qui la controreplica di Innocenzo Alfano

 

Commenti   

 
Marco Basili
0 # RE: "Volta la Carta": una questione di opinioniMarco Basili 2020-09-23 22:51
Senza entrare nel merito della questione volevo solo testimoniare come, da semplice appassionato di vinili mi sia imbattuto nell’acquisto di un po’ di dischi, fra i quali c’era appunto quello a cui si fa riferimento nell’articolo: quello degli Steeleye Span.
Ebbene non conoscevo questa pagina web sulla quale sto scrivendo, ma ci sono arrivato proprio cercando in rete riferimenti a possibili plagi riguardo Volta la carta una volta arrivato ad ascoltare la loro canzone “incriminata” come possibile fonte del plagio. La somiglianza fra i due brani è notevole, e la buona fede dell’autore di origine scozzese collaboratore di De Andrè credo si possa dare per assodata.
Sicuramente, ecco, non credo si tratti di casualità.
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