Breve Editoriale Genovese

Scritto da: stefano

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Abbiamo deciso di pubblicare questo articolo anche se tratta di una manifestazione di qualche anno fa, in quanto narra di sensazioni che riconosciamo spesso ultimamente all'interno degli spazi espositivi che frequentiamo (vadano dalla Biennale alla mostra itinerante organizzata dal capoluogo di turno); sensazioni che troppo spesso suggeriscono eventi allestiti da dei venditori per dei compratori.

Lo staff

Storia di una giornata passata alla mostra-mercato italiana sulle Boiotecnologie (TEBIO).

 

Breve Editoriale Genovese

Entrando a Genova ci si affaccia ad un balcone: dall’alto, defilate, si vedono le banchine del porto, da sotto le vetrate dei palazzi, sparsi tra le colline. La fiera si distende su un’ ampio piazzale circondato dal mare. La placida mattinata estiva contrasta con l’enorme spiegamento di forze dell’ordine. Sventolando il pass a tutto-braccio riesco a farmi spazio tra gli elmetti, ben più numerosi e nervosi dei manifestanti, e riusciamo ad entrare.

Il colpo d’ occhio iniziale è quello di una mostra commerciale, con gli stand che si aprono a ventaglio lungo la sala. Al posto di artigiani ed antiquari troviamo però centri di ricerca, produttori di tecnologie scientifiche, grandi pannelli con spiegazioni dei lavori svolti e anche un restauratore che tratta le opere d’arte con tecniche enzimatiche. L’impressione è che accanto a chi è presente per divulgare, si trovi anche chi lo è per vendere. Di conseguenza l’immagine proposta ai visitatori è importante, oltre che professionale ed efficiente, deve essere rassicurante. L’ idea degli organizzatori è di semplificare concetti e processi molto complessi, per renderli più famigliari ai visitatori.

Passeggiando per gli stands la diffidenza cede il passo alla curiosità per un progresso che si mostra in tutto lo splendore delle sue capacità. Mantenersi obiettivi in questo elogio della tecnologia risulta quindi difficile oltre che necessario. La parte interessante inizia nelle sale dove sono in corso i convegni, dove relatori carichi di borse, fogli e diapositive, si aggirano da una stanza all’altra. Le tematiche coinvolgono diversi argomenti e sono affrontate a diversi livelli. Si parla di principi precauzionali ed equivalenti, di solidarietà alimentare e di brevetti: tutti esempi delle svariate possibilità che la diffusione delle biotecnologie porterebbe e gia’ porta nelle diverse comunità. Da un lato si evidenziano le enormi potenzialità di queste applicazioni e dall’altro si dimostra, con i numeri, come la maggior parte delle accuse volte a queste pratiche scientifiche siano infondate o poco concrete, o riguardanti rischi molto ridotti. Tra molti relatori prevale l’idea che la posta in gioco superi, per valore, i rischi. Sembra però che oltre le intelligenti intenzioni dei ricercatori si celi un congegno ideato per ricucire lo strappo creatosi tra opinione pubblica e comunità scientifica-economica. Proprio quest’ultima è interessata infatti a far diventare comuni e accettabili un’insieme di operazioni al limite tra la scienza e la macroeconomia.

Alla fine, come tutti gli avvenimenti scientifici moderni il cui insieme tratteggia quel confine chiamato progresso, anche questo “TEBIO” è ricco di paradossi. Essi stessi ci mostrano, ancora una volta, come i problemi non nascano dalla conoscenza scientifica “in se” ma dall’utilizzo che si fa di essa.