Ars Moriendi - La Singuliere Noirceur d'un Astre

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Ars Moriendi La Singuliere Noirceur d un Astre(Archaic Sound, 2014)
 
Voto: 80

#PER CHI AMA: Progressive Black, Avantgarde

 

 

Ancora una volta ho peccato di presunzione: pensavo di conoscere praticamente quasi tutto dell'underground e ignoravo ingiustamente gli Ars Moriendi. Trattasi di una one man band in piedi addirittura dal 2001, capitanata da Messieurs Arsonist, originario di Clermont-Ferrand nell'Alvernia. 'La Singuliere Noirceur d'un Astre' è il terzo album per la band transalpina che esce per la label ucraina Archaic Sound, dopo un'infinita serie di demo. Fatte le dovute presentazioni formali, andiamo a vedere che cosa troverete dentro questo cd di 5 pezzi. Si parte con "De l'Intouchable Mort" il cui cantato in francese e le iniziali atmosfere barocche, hanno istintivamente rievocato nella mia mente una band che era finita nel dimenticatoio, i Misanthrope. A differenza di quest'ultimi però, nel sound degli Ars Moriendi c'è una maggior predominanza del black, almeno nelle sue lunghe sfuriate che mantengono tuttavia una buona linea melodica senza mai superare i limiti del buon senso. La traccia dura 10 minuti, nel cui mutevole corso, si alternano le emozioni contrastanti del mastermind occitano: furia black, acustici frangenti ambient, sperimentalismi d'avanguardia che contribuiscono a nutrire la mia curiosità per la band. "Vanité" segue a ruota con i suoi abbondanti otto minuti, dediti a un black metal melodico in cui si possono trovare riferimenti ai primi Alcest, senza tralasciare una vibrante componente space rock (vicina ad alcune cose dei Pink Floyd) che spezza a metà brano l'incedere minaccioso dello stesso, prima che la musica riesploda in un'inebriante epica cavalcata conclusiva. La voce di Arsonist dona poi una decadente poesia all'intero lavoro in quanto non si manifesta con il classico screaming delle band estreme, ma è sofferta, tragica e sussurrata, in una performance davvero convincente. L'album mi prende sempre di più, e la cupa "De Ma Dague..." avvicina la creatura francese alle cose dei teutonici Nocte Abducta e al loro ultimo 'Umbriel'. La nebbia sembra avvolgere, affascinante e misteriosa, la musica degli Ars Moriendi in una lenta e spettrale nenia da brividi. La traccia omonima suona in modo più classico e forse è anche l'esempio più feroce contenuto nell'album, anche se non mancano spunti liturgico-corali, che riferiscono di una genialità latente che non tarderà ad esplodere in un futuro non troppo lontano e a seguire il successo di realtà quali i già citati Alcest, Blut Aus Nord e Deathspell Omega, band ormai di culto dell'eccezionale panorama d'oltralpe. La conclusiva title track apre all'insegna di enigmatici e glaciali suoni prima che a prendere il sopravvento sia il funambolico ed imprevedibile sound del bravo musicista francese. Una bella sorpresa che lascia presagire notevoli sorprese per il domani degli Ars Moriendi.