CANAAN - The Unsaid Words

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Eibon Records/Audioglobe) 2006

voto: 95

# PER CHI ASCOLTA: Dark Wave Ambient Gothic, Monumentum, Decoryah, Joy Division, The Cure, Cultus Sanguine, Raison d’Etre, SIgur Ros

Cupa perdizione, angoscia, desolazione e disperazione... ecco racchiuse in pochi aggettivi, ciò che cela il nuovo capolavoro dei meneghini Canaan, “The Unsaid Words”. Dopo il già ottimo e deprimente “A Calling to Weakness”, la band ha concepito un nuovo capitolo, che, come già accaduto in passato, è bipartito tra intermezzi ambient assai elaborati e brani dark doom da “taglio di vene”. È però proprio questa la caratteristica che rende i Canaan così unici nella loro proposta musicale. La formazione guidata da Mauro Berchi continua il discorso musicale là dove si era interrotto quattro anni fa, con il loro sound oscuro e malato, un connubio di dark, gothic e ambient, arricchito dal preziosissimo e malinconico cantato di Mauro a straziare le nostre angosciate anime e le turbate menti. La ricchezza d’idee di questo nuovo album si deduce già dai primi minuti d’ascolto, nelle note di “This world of mine”, perla dark d’assoluto valore e lo si deduce soprattutto dalla durata complessiva del disco che supera i 70 minuti, senza mai stancarci. 70 minuti che attraverso chiaroscuri ineluttabili, atmosfere oscure e rarefatte, strazianti e malate, ma anche di intermezzi assai più complessi che in passato, delle piccole gemme incastonate in un contesto onirico, alcuni delle quali sembrano addirittura estrapolate dalla colonna sonora di “Tra cielo e terra” (bellissimo film di Oliver Stone ambientato in Vietnam) fanno di “The Unsaid Words” un assoluto capolavoro. Non sto qui a fare un commento track-by-track perchè, tutte le songs, a modo loro, attraverso giochi di luci e di ombre, sprigionano, nel loro vorticoso susseguirsi, delle emozioni così forti e profonde, da lasciarmi alla fine dell’ascolto con un senso di vuoto disperato. Il lavoro fatto in questo quinto album è come sempre magnifico, la perfetta evoluzione stilistica iniziata nel 1996 con “Blue Fire”. L’album è meraviglioso, da ascoltare tutto di un fiato e, arrivati in fondo, farlo ripartire e immergersi nuovamente nella cupa desolazione profusa dalle note di “The Unsaid Words”. Vi segnalo la partecipazione come guest in due brani, di Gianni Pedretti dei Colloquio, già presente anche sul precedente “A Calling to Weakness”, capace di infondere ulteriore disperazione al sound già di per sé disperato del quintetto milanese. Raffinati, affascinanti, emozionanti, struggenti... ecco quattro aggettivi per descrivere chi sono oggi i Canaan...

# MOMENTO D'ESTASI: “Rido di me, il suono di uno sguardo in un unico istante racchiuso nel niente”, verso conclusivo de “Il Rimpianto”

# PELO NELL'UOVO: a volte fin troppo deprimenti...

 

Commenti   

 
dave
0 # dio canaandave 2008-11-04 13:51
semplicemente geniali nella loro cupa e desolante tetraggine!!!! da sempre
ogni loro album è un capolavoro
per me la loro musica è una sana catarsi per questo deprimente mondo
canaan forever.... the forever passion
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