?Alos - Matrice

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Bob Stoner

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Alos Matrice(Cheap Satanism Records, 2015)

Voto: 80

#PER CHI AMA: Sonorità Avantgarde/Noise/Sperimentali

 

 

Sono sempre felice di ritrovarmi tra le mani un nuovo disco di Stefania Pedretti, la ragazza dalla folle e geniale arte con i dreadlock lunghissimi, chiamata ?Alos, la mitica performer/artista/sperimentatrice e musicista che condivide anche l'arte degli OvO con Bruno Dorella. Questo suo nuovo album, realizzato con l'aiuto di Lorenzo Stecconi e intitolato 'Matrice', è uscito per la Cheap Satanism Records nel 2015, e sonda terreni cari alla sperimentazione tout court basata su rumori e disarmonie creati ad arte, dal groove molto nero, teso e spettrale. L'interpretazione dei brani è comandata da un istinto primitivo nevrotico. Le evoluzioni canore di ?Alos toccano vertici drammatici e asprissimi che sfiorano le malate alchimie vocali di Diamanda Galas fino quasi a ricercare il plagio come devoto omaggio. Il tutto si svolge all'insegna di quel suono freddo, a metà tra l'ambient e l'industrial, la rumoristica urbana dei primissimi Einsturzende Neubauten ed il suono desolante e metallico dei Les Tambours du Bronx che fanno scuola. Musica velata quella di Stefania, da una oscura tendenza dub ipnotica e da una manciata di distorsioni dal sapore sludge/doom che riportano le composizioni dell'intera collezione ad un più attuale stato di modernità. Il lotto si apre con "Ecate" ed espone subito l'innata propensione ad un suono luciferino e negativo, carico di spettri e fantasmi tanto caro alla corrente sperimentale di un certo depressive black metal. Molto bello il suono realistico delle tracce, con un effetto quasi live, che nel brano "Luce/Tenebre", guidato da sonorità che renderebbero felici anche gli Electric Wizard e i droni Sunn O))), sembra riesumare una nuova versione senza batteria né chitarre di "Religion II" dei PIL in una versione indemoniata e apocalittica, stracarica di stupefacenti, e cantata con lo stesso spirito del Rotten dell'epoca ma con lo stile della musa ispiratrice Galas. "Ignis Rede Elixer" è la song più violenta e buia, che ricorda le sperimentazioni degli AMM in una veste più oscura, ai confini canori con certo black metal d'avanguardia e distorta come lo erano gli Atari Teenage Riot ai tempi d'oro del digital hardcore. L'incedere lento di 'Matrice' si fa notare per quella sua cadenza rallentata e la lunga durata, per il sound cosmico, decadente e mistico, quasi fosse un demone impegnato in un rito sacrificale. Il disco si chiude con "Hyle", ed è sperimentazione pura tra jazz d'avanguardia (Naked City), drone music, le lontane percussioni di memoria 'Flowers of Romance' (PIL) ed i sussulti della nostra eroina a emulare 'The Litanies Of Satan' (Diamanda Galas) in maniera del tutto personale e tanto ispirata. Musica di nicchia, non per tutti, da ascoltare decisi ed interessati. Astenersi perditempo.