Project Silence - Slave To The Machine

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Stefano Torregrossa

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Project Silence Slave To The Machine(Sliptrick Records, 2016)

Voto: 55

#PER CHI AMA: Industrial Black metal

 

 

 

Boh. Da un gruppo titolato come uno dei migliori episodi industrial finlandesi e con un disco dal titolo altisonante come 'Slave To The Machine', mi aspettavo di più. È un lavoro fortemente concentrato sulle chitarre e sulla voce quello del quintetto di Kuopio; l’elettronica, quando c’è, è nascosta, sullo sfondo, appena accennata e il più delle volte si avvale di suoni poco convincenti che sembrano usciti dai peggiori anni ’80 (“Abyss”, “Desperation”). La batteria è veloce, precisa, e svolge un ottimo lavoro di grancassa con interessanti accelerazioni, ma certamente non brilla di invenzione. Le chitarre sono fangose e vagamente retrò nella loro distorsione, ma decisamente scandinave nel riffing – senza però l’originalità della maggior parte dei colleghi nordeuropei. Ci sono episodi interessanti intendiamoci, e giusto un paio di passaggi davvero indovinati (“Circus Of Seven”, “The Era Of Fear” o la conclusiva “Invasion”). Ma si sente fortemente la mancanza dell’elettronica; ed è quasi peggio quando i synth vengono usati per le solite, banali introduzioni (“Titan”), per poi sparire completamente dopo pochi secondi. Su tutto questo, la voce del cantante e fondatore Delacroix, svolge un lavoro più che egregio, per gli appassionati del genere: brutale e gorgogliante per la maggior parte del tempo, assolutamente black nel suo screaming arcigno. Peccato che 'Slave To The Machine' duri quasi un’ora e strappi più di qualche sbadiglio già da metà tracklist in poi, quando tutto sembra diventare un manierismo masturbatorio un po’ troppo uguale a se stesso. Un disco lungo, tutt’altro che contemporaneo nelle scelte sonore e ben distante dall’industrial moderno. Solo per appassionati.