Reveries End - Edge of Dark Waters

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Bob Stoner

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Reveries End Edge of Dark Waters(Sliptrick Records, 2016)

Voto: 85

#PER CHI AMA: Gothic, Theatre of Tragedy, 3rd and the Mortal

 

 

 

Erano anni che non mi trovavo di fronte ad un album così intenso, probabilmente dai tempi d'oro del gothic metal di classe, quello dei 3rd and the Mortal, dei Theatre of tragedy e dei The Gathering, quelli della prima era, l'epoca divina di un genere glorioso, romantico e oscuro, unico, trascendentale, drammatico e pieno di richiami classici e malinconici. Tutto questo si riflette in questo magnifico lavoro, uscito per Sliptrick Records in questo ricco 2016, in un'epoca moderna dove lo stesso genere è stato bistrattato, rigirato e triturato in mille maniere, reso quasi ridicolo e al limite del pop da un'infinità di pseudo band. È uscito a febbraio quest'impressionante full length intitolato 'Edge of Dark Waters', opera prima della giovane band finlandese Reveries End, ensemble nato nel 2011, che si palesa con tratti marcatamente nordico e nobile seguace dei gods sopra citati. La proposta pur non offrendo nulla di nuovo, si mostra di grande classe grazie a composizioni eccellenti, con un groove che rispolvera i sentimenti dei grandi maestri, con capacità e gusto, senza mai scadere nella mera banalità, tanto meno nel plagio. Originale quanto basta, il quintetto di Tampere si conferma assai deciso nel proporre un metal gotico, forte di un equilibrio perfetto tra melodia e aggressività, sciorinando mid-tempo ad effetto e sopra ogni cosa la voce di Sariina Tani che governa e spadroneggia per la raffinata bellezza di un canto fatato dalle potenzialità incredibili. La band si esprime in grande stile e sfodera otto brani da sogno, suonati, cantati e vissuti alla maniera di 'Nighttime Birds', 'Tears Laid in Earth' o 'Aègis', album insuperabili, proponendo idee affini ma rivisitate con innesti di nuova vitalità ed inaspettata profondità. Prendete il brano di chiusura ad esempio che porta il nome della band e lasciatevi andare nell'oblio dell'infinito. Un album costruito con perizia e conoscenza, garantendo una musica sentita e suonata con l'anima, cosa che alla fine fa la differenza. Seguite il brano iniziale "A Thousand Facets", che apre fin dalla prima nota ad un mondo incantato e malinconico. Continuate il vostro viaggio nelle lande di ghiaccio con "Descent" o "Hamartia" e adorerete questo disco illuminato dalla luce notturna e dal suo incedere triste. Brani dove sottolineerei una voce angelica ai confini della realtà, senza dimenticare le violente backing vocals ad effetto del chitarrista Veli-Matti Olkinuora e i virtuosismi degli altri membri della band che, accompagnati da un'ottima produzione, danno vita a questa meraviglia d'altri tempi. Un album da respirare a pieni polmoni, decisamente da inserire tra le migliori uscite underground del 2016. Da avere assolutamente!