Wedingoth - Alone in the Crowd

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Norum

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Wedingoth Alone in the Crowd(Dooweet Records, 2016)

Voto: 65

#PER CHI AMA: Prog Rock/Gothic

 

 

 

Ciò che salta subito all’occhio quando si viene a contatto con questo disco, 'Alone in the Crowd', è sicuramente il suggestivo artwork, con i suoi colori sgargianti e i bei contrasti tonali. All’interno della cornice (su cui sono incise peraltro due date che non riesco ad interpretare, 1945-2012) viene rappresentato uno scorcio su di una scogliera da cui emerge un faro, che si eleva isolato in lontananza. La pittoresca veduta sembra scaturire dalla violenta tempesta che inghiotte una metà del dipinto con la sua oscurità. Pare sia proprio questa tenebra ad essere raffigurata dai francesi Wedingoth nella prima parte del loro terzo lavoro, i cui brani presentano delle liriche a tematica appunto “decadente”, in stile gothic, con uno sprazzo luminoso sul finale, in cui si assiste ad una sorta di salvazione dalla rovina iniziale. L’album, cosi come tutto il progetto Wedingoth, è opera del mastermind Steve Segarra, ufficialmente chitarrista, ma che in realtà si occupa anche della composizione di tutti i pezzi, suonando anche tutte le parti di tastiere (non poche tra l’altro) presenti nel cd. È innegabile dunque che di lavoro dietro ce ne stia parecchio, e che idee e impegno di certo non manchino al musicista transalpino, questo va riconosciuto. Il risultato che si avverte però in questo full-length lascia un po' perplessi. Attorno alla emotiva femminilità delle vocals, si articola la struttura sonora dell’ensemble di Lione, che suona un prog molto melodico e ricamato, evitando sonorità più potenti e prediligendo una certa pulizia e leggerezza. Questa trova la sua massima realizzazione nel brano "Sing The Pain", quasi completamente acustico, molto pop-eggiante, insomma, non troppo piacevole per come messa in pratica. Si avverte qualche leggero sprazzo progressive nelle tempistiche spesso articolate dei brani e qualche sonorità che in certi momenti richiama i gods Dream Theater (senza però poter osare nessun tipo di paragone), per esempio nella prima parte dell’ultima traccia “Alone in the Crowd pt.2”. Per il resto, il disco non è riuscito ad attirare particolarmente la mia attenzione, a causa di un eccessivo "piattume" di fondo: mancano infatti quegli spunti che lo renderebbero godibile ed interessante. Da apprezzare comunque il gran lavoro di Segarra, per cui sono sicuro che, trovando la giusta formula per i suoi Wedingoth, potrà realizzare presto qualcosa degno di nota. Mezzo punto in più per la grafica!