Decemberance - Conceiving Hell

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Decemberance Conceiving Hell(Endless Winter, 2017)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Death/Doom, Morbid Angel, My Dying Bride

 

 

 

I greci Decemberance ci propongono la loro maratona musicale, non tanto per rievocare l'evento epico della corsa di Filippide, che dalla città di Maratona andò all'Acropoli di Atene per annunciare la vittoria sui persiani, più che altro perché i quattro pezzi qui contenuti, costituiscono una lunga prova di sopravvivenza di ben 74 minuti dediti ad un death doom psicotico. Ci hanno impiegato otto anni i nostri per rilasciare un nuovo album dopo che il debut 'Inside' era uscito addirittura 12 anni dopo la loro fondazione. Gente riflessiva mi viene da dire, ma veniamo ad analizzare un disco tra i più difficili che mi sia capitato di ascoltare nell'ultimo periodo. Dicevamo che 'Conceiving Hell' include quattro song, tutte che si aggirano sull'estenuante durata di 18 minuti. Si parte con il robustissimo techno death di "The Scepter", che mi lascia un attimo perplesso di fronte alla proposta della compagine greca: dopo qualche minuto di tortuosi giri di chitarra, ecco che i nostri fanno in modo che chi li ascolta sia inghiottito dalle fauci delle bestia, con un sound catacombale. Là dove la luce non è contemplata, il vocalist sussurra qualcosa nelle vostre orecchie, forse che non vi è alcuna speranza di uscire vivi dalle viscere infauste del mostro. Invece, inaspettatamente ecco apparire dei riffoni death e delle growling vocals che hanno il merito di cavarci fuori da quell'impasse spaventosa. Il sound è complesso, lo devo ammettere, perché questo gioco di luci e ombre si ripropone più e più volte nel corso della song, che trova la sua summa nella presenza del violoncello di Ioanna Bitsakaki che per un attimo smorza l'incedere distorto di una band che nel finale mi ha richiamato 'Gothic' se non addirittura 'Lost Paradise' dei Paradise Lost. I primi venti minuti se ne sono andati ma che faticaccia: parte la chitarra acustica di "Departures" accompagnata dalla struggente melodia del violoncello, poesia per le mie orecchie, un po' meno quando il robustissimo riffing del quartetto ateniese fa in modo che cali improvvisamente una notte senza stelle in una splendida giornata di sole. Il sound è totalmente rallentato, gli echi degli Anathema di 'Serenades' emergono forti, cosi come le influenze di primissima scuola My Dying Bride. Il trittico del doom per eccellenza l'abbiamo rievocato in toto, per descrivere un lavoro che se fosse uscito nei primi anni '90 avrebbe sicuramente rappresentato un must per tutti coloro che seguono il genere. Nel 2017, i quattro ragazzi dell'Attica hanno dovuto applicare qualche variazione al tema per suonare credibili, ed ecco spiegato perché accanto alle drammatiche e decadenti atmosfere imbastite dalle meravigliose corde del violoncello (suggestivo il break a metà brano), sia anche altrettanto facile trovare dei riff che con il genere hanno ben poco a che fare e sembra piuttosto di trovarsi di fronte i Morbid Angel. Ecco, i Decemberance potrebbero essere etichettati come un insolito ibrido tra l'Angelo Morboso e La Mia Sposa Morente, facile no da intuire a questo punto il sound granitico dei nostri? Non ancora direi perché accanto al rifferama death old school potrete trovarci anche elucubrazioni ambient, intermezzi schizofrenici o lunghe intriganti fughe di musica prog ("The Blind Will Lead the Way"), ma poi sarà sempre la bestia ad avere l'ultima parola, sfoderando suoni dissonanti, psicotici a tratti orrorifici, in linea con le liriche malsane della band. Se ancora non l'avete capito, 'Conceiving Hell' non è assolutamente un album facile a cui accostarsi, bisogna avere la mente sgombra di pensieri e senza paura si affronti l'elevata possibilità di terminarne l'ascolto frastornati, disorientati o forse totalmente pazzi. Di sicuro il suono del mare della conclusiva "Sailing..." mi ha aiutato a riprendermi dall'ascolto di un album controverso e mastodontico, che potrebbe fare la gioia degli amanti del death più ostico ma anche di coloro che apprezzano il doom più romantico, o forse nessuno di questi. Bel rischio si sono presi i Decemberance, a voi l'ultima parola...