Necandi Homines - Da'at

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Necandi Homines Da at(Vacula Productions, 2017)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Esoteric Black Doom

 

 

 

Una lunghissima intro in stile Myrkur ("Memento" dura infatti oltre otto minuti) apre il disco dei Necandi Homines, oscuro quartetto marchigiano, formatosi addirittura nel 2007, dedito ad una forma introspettiva di black doom. 'Da'at' è il disco d'esordio per i quattro ragazzi di Jesi, nelle cui fila si nascondono anche membri dei ben più affermati Infernal Angels. Il disco, dopo il noise cibernetico iniziale che mostra il classico dualismo vocale, etereo e malvagio, non sembra decollare neppure con la seconda "The Faceless Sculpture", traccia ancor più pacata e sinistra della opening track, con pochi arpeggi relegati in sottofondo ad un'atmosfera angosciante che prelude a qualcosa di brutto, pronto da li a poco ad accadere. E finalmente l'elettricità e la rabbia divampano in un sound caliginoso, compassato e decadente, fatto di un lento ed ipnotico riffing, contrappuntato dalle classiche arcigne screaming vocals. Sono ancora disturbanti e lugubri ambientazioni poi a prendersi la scena, in uno scorcio apocalittico che prosegue anche nella successiva "The Fifth Dimension", una sorta di colonna sonora per un film come Blade Runner. È infatti un'altra atmosfera tremendamente cupa e minacciosa a contraddistinguere quella che pare piuttosto essere un interludio strumentale per la quarta "Desolation of the Ocean After the Storm" ed i suoi riverberi iniziali di chitarra, spezzati da un marcescente cantato che dona una fisionomia più tangibile al brano, ed in generale, ad un album che a più riprese sembra essere in grado di generare stati di ansia e delirio. Si arriva all'ultimo infinito baluardo da superare, gli oltre 17 minuti di "Through Deep Waters", una canzone che parte se possibile, ancor più minacciosa e desolante delle precedenti, con l'utilizzo di chitarra e basso che mi hanno ricordato un inimmaginabile ibrido tra i Laetitia in Holocaust e i Massive Attack. La musica esplode finalmente in un'onda black che fino a questo momento è parsa confinata in seno ai quattro demoni italici. Ma le sorprese non sono affatto finite, perché quel black lascerà il campo ad un suono elegiaco, liturgico, tribale, esoterico, fate voi, a seconda di quello che esso sia in grado di trasmettervi, con tanto di voci corali capaci di confondere ulteriormente i sensi. La comparsa di un'inedita voce femminile amplifica poi il mio status umorale alterato, il suo contrapporsi allo screaming ferale di Discissus, ripristina lo status quo, in un agghiacciante finale strumentale che esalta la prima notevole fatica dei Necandi Homines, una straordinaria sorpresa con cui passare una torrida estate di paura.