The Prisoner - Life of the Mind

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Bob Stoner

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The Prisoner Life of the Mind(Autoprodotto, 2016)

Voto: 80

#PER CHI AMA: Black/Doom, Sarke, Emptiness

 

 

 

Secondo album concettuale per l'originale band parigina dei The Prisoner, incentrato sul tema della desolazione, il silenzio e la prigionia del vuoto, un vortice infernale che lacera qualsiasi sentimento che gli si avvicini. Dediti ad un metal dalle tinte fosche e funeree, nella musica dei nostri, ci si imbatte spesso in trame dal drammatico stile doom che lasciano un po' di respiro e ci allontanano da un drumming e un riffing, selvaggio e compulsivo, che cavalca padrone il sound della band francese. Si parte con l'oscura "Awake", con la sua lunga e plumbea intro e già si ha l'impressione di essere davanti ad un buon album, lavorato con cura e ragionato nei particolari. La qualità sonora è alta, tipica delle band votate al doom, l'incedere lento che viene stravolto da una violentissima, veloce e caotica cavalcata nera come la pece, intonata da uno screaming esistenziale, malato e decadente. Segue "Emptied" e il sound diviene ancora più spesso, odorante di zolfo, carico di tono guerriero e umor nero. Il cambio di velocità, i chiaroscuri compositivi diventano una felice realtà che colloca esattamente la band, a metà strada tra il black e il doom metal, un ibrido dai toni epici che funziona e che non mostra lacune, non annoia mai. "Emptied" è un pezzo straordinario e con il suo finale decisamente horror, tocca vertici altissimi che difficilmente si possono ignorare, un incrocio tra Sarke, Pale Chalice, Emptiness e certi aspetti dei Watain. Entusiasmante e geniale è l'accostamento di suoni sci-fi da film horror anni '70 udibili qua e là come nella lunga, demoniaca e complicata "Battling Ego" (a mio parere il brano migliore dell'album), con suoni che donano al pezzo una forma progressiva, sperimentale e sempre in evoluzione, cosa che nelle track successive amplierà il raggio d'azione dei nostri e ne avvalorerà la loro capacità compositiva. Estremi, violenti, sinfonici, malati e filmici quanto basta per ammirarli come una band d'alto rango, in un album coinvolgente, mai scontato e suonato divinamente. Interessante e decisamente appetibile all'ascolto, grazie ad un suono maturo e reale, caldo ed intenso, attraente ed oscuro al punto giusto, un toccasana per i cultori del genere metal più ricercato, più vivo ed estremo. Ascoltate infine "Acte Final", un brano da leggenda, una vera perla. Questo disco uscito nel dicembre 2016 a seguire il precedente 'The Silence and Nothing', licenziato via Melancolia Records nel 2012, è la risposta più bella che la band in autoproduzione, poteva dare, superando di netto il suo predecessore. Splendido, da avere assolutamente!