Ergotism - Notre Terre, Nos Aieux, Notre Fils et Nos Morts…

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Bob Stoner

Questo utente ha pubblicato 283 articoli.

Ergotism Notre Terre Nos Aieux Notre Fils et Nos Morts(Pesttanz Klangschmiede, 2015)

Voto: 85

#PER CHI AMA: Pagan Black, Falkenbach, Otyg

 

 

 

Egregia riedizione in cd della prima opera uscita indipendente nel 2015, dell'oscuro combo francese degli Ergotism che ben figura tra le fila della combattiva etichetta teutonica Pesttanz Klangschmiede e che convince a pieno merito. La teatralità evocata dal canto pagano e violento, ricorda le malate escursioni dei Peste Noir in una versione più viking metal, per un dichiarato amore per il versante tedesco. Evocativo ed ancestrale, l'album del duo transalpino si snoda tra echi di Otyg, Tyr e un black metal riesumante i gioielli iniziali dei Covenant (leggasi 'In Times Before the Light') e tutto quel filone teutonico con il suo freddo e nervoso sound. Il suono è qui tagliente e guerriero, glaciale e ben congegnato nelle sue vocals che variano e s'intrecciano spesso tra screaming ed epiche liriche in puro stile vichingo. "Vinctus de Morte" è apoteosi per le mie orecchie con il suo inusuale, statico, alquanto violento e sensazionale finale che esalta la forma compositiva degli Ergotism (da non confondere con altre omonime band francesi e non, che si trovano su bandcamp), che riescono a dare una nobiltà alla parola pagan e black metal con una chiusura del brano cosi emozionale che vorrei non finisse mai. Il pagan, il folk ed il black convivono nella giusta misura e ad ogni nota che avanza, l'atmosfera diventa sempre più battagliera, cupa, nebbiosa ed originale. La band, senza mai dimenticare la melodia ed il pathos, scrive tracce esaltanti, ricordando maestri del calibro dei Falkenbach, arte che si manifesta e ne contraddistingue il sound, snodandosi in valide aperture acustiche ed eteree in stile Agalloch, come nel brano "Lux Davina". "Victoria & Honorem" è imperiale nel suo approccio apocalittico, maestoso manifesto sonoro decadente, carico di splendore e orgoglio che riflette il suo titolo fieramente. Tutti i titoli sono in lingua latina eccezion per "La Danse des Mort" affidata, in maniera divina, al francese. I titoli peraltro riescono a caratterizzare ancor di più questo primo full length e se osserviamo il titolo dell'album fissando la sua copertina, è naturale accostare questo lavoro al concetto di vero e proprio inno guerriero, all'arcigna volontà di sopravvivenza di un popolo. Il disco è alla fine perfetto per chi ama questo tipo di musica, epica, profonda, nobile ed introspettiva. Insomma, un disco d'altri tempi.