Deliverance - Chrst

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Deliverance Chrst(Deadlight Entertainment, 2017)

Voto: 65

#PER CHI AMA: Black/Sludge

 

 

 

Gira e rigira il mondo, ma sempre in Francia dobbiamo ritornare, nemmeno fosse il polo magnetico del metallo estremo. Ecco quindi i Deliverance e il loro 'Chrst', un concentrato maligno di black metal e le atmosfere melmose tipiche dello sludge. La opener "Hung Be the Heavens With Black" conferma immediatamente quanto stia qui dicendo e la pasta indigesta di cui è fatto questo quartetto parigino: i vocalizzi arcigni del frontman si stagliano su ritmiche rallentate di scuola Neurosis, in un lento incedere che trova il suo sfogo rabbioso nella seconda metà del brano che sul finire tira però il freno, rallentando paurosamente la sua fuga. "Out of the Saddening Blank" è un pezzo di oltre 10 minuti che si perde in chiacchiere nei primi due minuti tra riffoni in salsa dronica e qualche rumorino di fondo. Poi quando finalmente i nostri innescano la marcia, la macchina feroce dei Deliverance sembra quasi ingolfata, mantenendo un sound assolutamente controllato che sembra tuttavia tramare nell'ombra una pericolosa accelerazione che tarda però ad arrivare, anzi ad un certo punto il suono si fa decisamente più fioco e tenebroso, con reminiscenze che ci portano anche ai Cult of Luna (non a caso dietro la consolle si siede Magnus Lindberg, ascia proprio dei gods svedesi). La proposta dei Deliverance però suona po' troppo statica per i miei gusti, sembra non voler osare nemmeno nella terza "The Discrucified", altro mid-tempo che si lancia in un attacco ferale solo per una manciata di secondi. La furia black esplode finalmente in "A Bone Shall Not Be Broken", scrollandosi di dosso tutta quella patina controllata post sludge della prima parte del disco. Dopo un paio di minuti, i nostri sfoggiano un rifferama che poteva tranquillamente stare su 'South of Heaven' degli Slayer, arricchito da uno secondo strato di chitarre che enfatizzano la carica atmosferica della song, che va incupendo e rallentando il proprio sound. E a proposito di atmosfere oscure, ecco arrivare "I Say: Chrst!", traccia nera come la pece, lenta e malata che mette in mostra la bravura dei nostri nel saper combinare con una certa facilità, due generi come il black e lo sludge, senza risultare mai scontata. 'Chrst' non è comunque un album cosi immediato o facile da ascoltare anche se l'ultima "Across Gehenna" è forse la song più lineare del lotto sebbene s'increspi ancora una volta nel finale. Insomma, un album quasi incompiuto che mostra luci e ombre di una band ancora in rodaggio.