Hexgrafv - Altare

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Hexgrafv Altare(Autoprodotto, 2016)
 
Voto: 75

#PER CHI AMA: Stoner/Doom, Cathedral, Black Sabbath

 

 

 

Con parziale incolpevole ritardo, mi appresto a recensire l'album di debutto degli svedesi Hexgrafv. L'album, uscito nell'estate del 2016, è infatti arrivato tra le mie mani solamente un anno più tardi; poi si sa, prima di recuperare dalle scorie delle ferie estive, passa sempre qualche mese. E cosi, ecco finalmente arrivare la recensione di 'Altare', un Lp votato interamente ad uno stoner doom che riflette tutti gli stilemi del genere. Cinque le tracce a disposizione del trio di Jönköping per dimostrarci le loro qualità assolute. Si parte dall'opener "Altar of Disease", song che dichiara apertamente l'amore dei nostri per sonorità di "sabbathiana" memoria ma anche che strizzano l'occhiolino agli esordi dei Cathedral, di quel 'Forest of Equilibrium' che ha dato nuova linfa vitale al genere. La song è parecchio lunga, quasi dieci minuti di suoni circolari, chitarroni doom, voci alla Ozzy e un sound psichedelico che si trascina pachidermicamente fino alla seconda "1347", una traccia che si apre con un parlato latino che sembra l'incipit di una messa con tanto di "nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo" e l'officiazione liturgica posta su di una base ipnotica che da li a poco tornerà a celebrare l'indomito spirito doom dei primi Black Sabbath e sfociare in uno spettacolare assolo di reminiscenza settantiana. Mancherebbero solo i celeberrimi "Oh Yeah" di Lee Dorian e poi il lavoro sarebbe perfetto per tutti coloro che amano queste sonorità e queste band. "Ma'arra" è decisamente più breve ma questo non significa sia meno efficace, anzi, funge da bel ponte tra la prima metà del disco e gli ultimi due pezzi del cd. Il muro ritmico eretto dai nostri è infatti assai granitico, soprattutto negli ultimi 60 secondi del brano, quelli che ci preparano a "Witchstone", il pezzo più lungo e oscuro del disco, visto che i primi tre minuti sono all'insegna di una fitta coltre di nebbia che si dipana poi lungo uno spesso minutaggio che paga ancora tributo ai maestri del passato e che pone gli Hexgrafv accanto ad un altro nome del presente, i polacchi Dopelord. La song comunque dimostra le caratteristiche vincenti del terzetto svedese, ossia quelle di coniugare il doom con un rifferama stoner accattivante, corredato poi da brillanti linee di chitarra solistica che si lanciano in fughe lisergiche che ci accompagneranno ancora con l'ultima strumentale "Drowning", un pezzo mastodontico che puzza di pesanti atmosfere funeree. Ben fatto ragazzi, per essere un debutto direi che siamo decisamente sulla buona strada, già pronti per ascoltare del nuovo materiale che magari nel frattempo è stato prodotto.