Ketch - The Anthems of Dread

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Ketch The Anthems of Dread(Aesthetic Death, 2017)
 
Voto:65

#PER CHI AMA: Sludge/Doom

 

 

 

Devo ammettere che la cover del digipack dei Ketch mi aveva fuorviato non poco verso lidi black sinfonici: 'The Anthems of Dread' è invece un discreto esempio di alchemico sludge/doom che segna il debutto sulla lunga distanza di questo quintetto del Colorado, uscito originariamente nel 2016 autoprodotto e riproposto nel 2017 in questa versione targata Aesthetic Death, che include peraltro l'EP omonimo dei nostri rilasciato nel 2014. Un bel minutaggio quindi a disposizione la band statunitense (circa 66 minuti) per poterne apprezzare al meglio la propensione musicale. Si aprono i battenti con "Fertile Rites by Sacrifice", una song che parte piano ma poi si muove piuttosto linearmente a livello ritmico, ove poggiano le ruggenti screaming vocals del frontman Zach. Non mancano i momenti rallentati, come nella seconda parte della opening track, cosi come è non strano trovare un riffing oscuro ed ipnotico, caratterizzato comunque da un rutilante incedere (basti ascoltare la seconda "Distant Time"), in cui le vocals del cantante assumono forme diverse, dal tipico urlato ad un growl soffocato. In "En Nomine Dei", emerge il retaggio death doom dei nostri, in una traccia che tuttavia fatica a mostrare i caratteri distintivi per la band, che sembra ancora indecisa su quale forma di musica proporre, viste le derive post metal della successiva "The Monsters of this World", che propone un'altra visione del sound dei Ketch, soprattutto nell'arrembante finale che sciorina un bell'assolo su di una tellurica base ritmica. Un interludio acustico ed è tempo di "Detached and Conquered", song che si fa ricordare per lo più per un uso del basso per certi versi simile a quello di "Heaven and Hell" dei Black Sabbath, in un pezzo comunque caustico a livello vocale e che musicalmente vive di chiaroscuri atmosferici e ritmici, in quello che alla fine risulta essere il mio brano preferito del cd. Con "Shimmering Lights" esploreremo da qui in avanti, l'universo primordiale dei Ketch (l'EP di debutto) in una traccia decisamente più votata ad un doom lugubre e marcescente, complice un impianto ritmico militaresco nel suo flemmatico incedere sludge ed un growling cavernoso. "Counting Sunsets" prosegue su questa linea monocorde permeata di una controversa marzialità che alla lunga rischia di annoiare, soprattutto nelle conclusive ed ormai inerpicabili "Chemical Despondency" e "13 Coils", le ultime fatiche a cui esporsi prima di espugnare il fortino dei Ketch.