Cepheide - Saudade

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Cepheide Saudade(Autoprodotto, 2017)

Voto: 70

#PER CHI AMA: Black Depressive

 

 

 

Seconda comparsata dei francesi Cepheide all'interno del Pozzo dei Dannati: era il 2014 infatti quando recensii il demo 'De Silence et De Suie', che ci mostrava come i nostri armeggiavano abbastanza bene un black atmosferico dal forte piglio depressive. A distanza di tre anni da quel lavoro e con un EP nel frattempo in mezzo, ecco finalmente giungere l'agognato album d'esordio per il quartetto parigino, intitolato 'Saudade'. Sapete bene come questo termine in portoghese indichi una forma di malinconia, una specie di ricordo nostalgico, di un bene speciale che è ora assente, accompagnato da un desiderio di riviverlo o ripossederlo. Potrete pertanto immaginare come quest'emozione si rifletta di conseguenza nel sound dei nostri, in una proposta musicale che non si discosta di un millimetro da quel cd di cui vi ho già raccontato. Cinque tracce che si lanciano alla ricerca dello spleen, la tristezza meditativa che venne resa famosa durante il decadentismo dal poeta francese Charles Baudelaire, e che era stato utilizzato anche anteriormente nel Romanticismo. Ora, i Cepheide mettono in musica tutto questo senso di disagio esistenziale già dalle note della lunga "Une Nuit qui te Mange", dieci minuti di black melodico intriso di un potente mood nostalgico che si palesa attraverso epiche cavalcate e sconfinate atmosfere strazianti, corroborate dallo screaming nefasto del frontman Gaetan, mente peraltro anche degli Scaphandre. Lo stato di cupa angoscia e depressione presente, prende ancor più forma nell'infinita desolazione di "Madone", la seconda traccia, che si lancia in furibonde accelerazioni black, e in cui la voce del vocalist risulta più confinata in secondo piano. Anche a livello lirico non siamo di fronte a testi cosi allegri e il titolo della terza "La Lutte et l'Harmonie", credo lo dimostri ampiamente. La miscela sonora della band transalpina prosegue con la stessa formula musicale, un blackgaze stemperato da rallentamenti atmosferici e da quel pesante senso di malinconia che avvolge in modo persistente l'intero album ma che fondamentalmente attenua un sound che forse ai più risulterebbe caustico nelle sue taglienti chitarre, nei suoi cambi di tempo e in quelle sgroppate dal forte sapore post black. La quarta tiratissima song è "Le Cinquième Soleil", che per atmosfere mi ha rievocato un che dei Burzum di 'Hvis Lyset Tar Oss', anche se qui le voci belluine trovano il modo di cedere il passo ad un cantato più corale. 'Saudade' alla fine è un disco abbastanza convincente, come testimoniato anche dall'ultima "Auréole" (song che si mette in luce peraltro per una migliore stratificazione delle chitarre), che tuttavia necessita ancora di qualche aggiustamento per consentire alla band francese di emergere dalla massa informe di band che inflazionano il panorama black internazionale.