Lashblood - UnBeing

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Lashblood UnBeing(Aesthetic Death/SND Production, 2017)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Avantgarde Black, Fleurety

 

 

 

Dall'avamposto russo di Stavropol, nel Caucaso settentrionale, ecco arrivare i Lashblood, misterioso quintetto che abbraccia membri di svariate band, tra cui Deathmoor e Goatpsalm. L'ensemble, attivo da una decade ma con soli due album in cascina (quest'ultimo registrato addirittura nel 2012), è qui aiutato da una serie di ospiti che li supportano nell'esecuzione di quest'album non certo semplice da ascoltare. 'UnBeing' contiene otto song sinistre e questo è chiarissimo sin dall'opener "Frenzy" e dai suoni spettrali che popolano la canzone, al pari di fantasmi che infestano un castello abbandonato. Proprio in questa caratteristica orrorifica, risiede il punto di forza dell'act russo, che guida l'ascolto della propria musica grazie a tormentate melodie, un po' sghembe e disarmoniche, in un pattern musicale allucinato, corredato da voci maligne e dall'uso di un evocativo sax che aumenta le ambizioni dei nostri. Il disco si presenta in linea di massima feroce come approccio stilistico, lanciandosi in cavalcate black death ("Slow Snow") che vedono però smussare la propria irruenza con linee di chitarra affidate ad un tremolo picking glaciale, aperture avanguardistiche e rallentamenti doomish assai efficaci. "The Name of My Melancholy" apre con una variazione nello stile vocale, più oscuro e votato al growling, questo perché nelle prime due song c'era lo screaming efferato di tal Silencer, guest star dietro al microfono. La traccia è però più lineare e poco avvincente, fatto salvo per il tenebroso break centrale, affidato al famigerato sax, vero e assoluto protagonista di un album che probabilmente non avrebbe meritato la nostra attenzione se non avesse mostrato l'utilizzo cosi peculiare di quel demoniaco strumento a fiato. E allora largo ai suoni psicotici del sassofono e al delirante sound dei Lashblood. "To the Rest..." è una song più esoterica a livello vocale, con una musicalità psicotica che segue verosimilmente gli umori altalenanti dei vari cantanti che si piazzano al microfono. Ma è ancora una volta l'assolo di sax a rappresentare il leitmotiv del brano e in generale di un disco che ha davvero diversi punti di forza, che per idee ed interpretazione, mi ha ricordato vagamente 'Min Tid Skal Komme' dei folli Fleurety, cosi come pure l'utilizzo dello stesso sax nel mitico esordio discografico dei Pan.thy.monium, 'Dawn of Dreams'. Splendide a tal proposito la strumentale "Kaleidoscope Grey Heaven", la malinconica "13" e l'incipit della title track che suggellano la performance di questi pazzi e selvaggi sperimentatori russi.