Veil of Conspiracy - Echoes of Winter

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: MAT2020

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Veil of Conspiracy Echoes of WinterGruppo: Veil of Conspiracy

Genere: Melancholic Metal

Album: Echoes of Winter

Anno: 2021

Casa discografica: BadMoodMan Records

Commento di Fabio Rossi

 

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

 

1.       Woods of Nevermore

2.      Grim Light

3.       The Darkest Fall

4.       Ocean's Tide

5.       At The Edge Of Dark

6.       Cold

7.       Shore Of Discord

8.      Forsaken

9.       Svart

10.  Where Sun Turns To Grey

Lineup:

Alessandro Sforza: Vocals

Emanuela Marino: Guitars

Luca Gagnoni: Guitars

Davide Fabrizio: Drums

Sighs through the night

All this solitude

Empties my tired eyes

Firelights strike in the dark

Shadows reflecting

The ghost I’ve become

(liriche da Where Sun Turns To Grey)

Nonostante i tempi bui che stiamo vivendo, reputo ancora salutare uscire da casa per andare ad assistere a un bel concerto underground (in fondo non ha importanza il genere) e ammirare band che si conoscono poco o niente. Lo ritengo ancora oggi il miglior sistema per approcciare alle nuove proposte, piuttosto che impoltronirsi ad ascoltare musica su YouTube o Spotify.

La pandemia ci ha reso poco propositivi in questo senso non premiando, peraltro, il coraggio di chi (organizzatori, musicisti, proprietari dei locali, addetti al merchandising) tenta una ripartenza, pur nel rispetto delle regole che l’infinita pandemia ci impone.

Lo scorso 20 novembre al Defrag a Roma ho assistito a due ottime esibizioni in ambito metal. Ad aprire i validi Agatunet, ma a colpirmi nel cuore sono stati i capitolini Veil of Conspiracy. Una prestazione sontuosa nell’ambito di un metal malinconico venato di progressive/doom/black/gothic con riferimenti agli Opeth, Katatonia, Sentenced e ai nostrani Novembre, tanto per dare un’idea al lettore.

 

 

Mi è rimasta impressa la performance del biondo vocalist Alessandro Sforza, convincente sia nel cantato aggressivo in screaming sia in quello più pacato e fortemente evocativo. Mi sono ricordato poi, tornato a casa, di averlo già recensito nel lontano 2010 per il sito Metallized, quando militava nei Lykaion; si trattava precisamente dell’EP Swallowed by the Sea.

Al termine della serata ho scambiato una copia del mio libro sui Bathory con l’ultima fatica discografica dei Veil intitolata Echoes of Winter di cui si apprezza immediatamente la splendida cover, opera di Gogo Melone (Luna Obscura/Aeonian Sorrow).

Siamo al cospetto di dieci brani di notevole levatura che denotano nel complesso un miglioramento evidente rispetto al debut album del 2019, il concept Me, Us and Them.

Nell’attuale line up è confluito il già citato Alessandro che ha preso il posto di Chris De Marco, mentre le parti al basso sono state curate da Cristian Marchese. L’apporto del singer costituisce il vero punto di forza di Echoes of Winter risultando impeccabile in tutte le tracce (le liriche, per la precisione, sono state scritte da Luca Gagnoni e da Emanuela Marini).

 

 

Difficile trovare punti deboli in questo lavoro: la sezione ritmica è perfetta, mentre il lavoro delle due chitarre è inappuntabile sia in sede di riffing che di assolo.

Tra i pezzi preferiti cito la mistica opener Woods of Nevermore, la doomeggiante Grim Light, Ocean’s Tide contraddistinta da un eccellente assolo centrale di chitarra e da un grintoso finale, l’oscura Shore of Discord, la glaciale Svart (la più incline al black metal) e la conclusiva crepuscolare Where Sun Turns To Grey, la migliore del lotto, nella quale l’alternanza alla voce con la special guest Gogo Melone (sì, avete letto bene, è l’autrice della copertina) e la conseguente contrapposizione dello stile growl al clean, credo traccino una linea guida per il futuro di questa promettentissima band.

Vi siete convinti? Andate ai concerti, ampliate la vostra cultura e sostenete il movimento: io a sessant’anni suonati faccio ancora così.