This is not a Brothel - Far is Here

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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This is not a Brothel Far is Here(I Make Records, 2017)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Stoner/Indie/Alternative Rock, A Perfect Circle

 

 

 

Tornano i This is not a Brothel, band di origine campana, con tutti i componenti sparsi in realtà in giro per Italia ed Europa. Li avevamo già conosciuti in occasione del loro debut album sia con un'intervista in studio che attraverso la recensione di quella release. Ora, i cinque musicisti casertani ci presentano la loro ultima fatica, un prodotto sicuramente competitivo da un punto di vista economico, visto che offre vinile e cd ad un costo risicato, ed una proposta musicale che prosegue il percorso musicale intrapreso nell'album omonimo. 'Far is Here' esce questa volta per la I Make Records e si presenta come un disco che richiama, sin dalle note iniziali, un certo alternative/stoner, che rimanda indistintamente alle scuole alternative americana e svedese, ma che da un punto di vista vocale, mi suggerisce invece un che degli Editors. Poco però i This is not a Brothel hanno a che fare con la band britannica; in "Black Madonna", sono infatti più i riferimenti agli A Perfect Circle e agli scandinavi Lingua ad indurmi il mio coinvolgente ma morbido headbanging. Decisamente più compassata la seconda "Do not Disturb the Driver", che evidenzia gli influssi post-grunge della compagine italica, in un brano ritmato ma dal graffiante assolo conclusivo. L'ensemble continua muovendosi su di una matrice soffusa anche con la title track che apre con un riff che s'incunea presto nella testa e la voce del bravo Fabio Giobbe ricama alla grande sfruttando la propria estensione vocale, in un altro pezzone davvero intrigante e dotato di sonorità decadenti. "Head High" conferma la mia visione brit per quanto concerne le vocals ma questa volta anche per ciò che riguarda la musicalità di un brano, sempre votato al versante indie, ma che volge il proprio sguardo anche verso un southern blues rock. È poi la volta di "Follow the Sign" ove il sound si fa più sinuoso: mi immagino una bella fanciulla mezza nuda che si muove sensuale attorno ad un palo di lap dance al ritmo di questa traccia. Con "I Say I", si continua invece a percorrere i torbidi sentieri del rock atmosferico, con una traccia che poggia su di un ipnotico giro ritmico, spezzato da un break che rimanda ai Nirvana, prima  che l'ennesimo assolo conclusivo regali quel quid addizionale per la buona riuscita dell'album. "Cold Like a Stranger" rappresenta il momento della ballata romantica, in cui è un certo mood malinconico ad affiorare, come in una uggiosa giornata di novembre con quell'ardore finale che strizza l'occhiolino ai Red Hot Chili Peppers. In "Missed Punch", i nostri non mi convincono troppo, e cosi skippo alla successiva "Queen of Nothing", song più movimentata rispetto alle precedenti, che sfoggia un riffing scuro, quanto la voce del bravissimo Fabio che mi incanta sempre più per la sua convincente performance vocale. Arriviamo nel frattempo all'ultima "Free To", che condensa la proposta dei This is not a Brothel in una traccia dai tratti disarmonici e più ostici da assimilare, che verosimilmente si propone di mostrarci la faccia più sperimentale della band italica. Dando infine un ultimo sguardo ai testi dell’album, vi basti sapere che sono stati affidati allo scrittore Gianluca Merola, autore di 'Dio Taglia 60', ed affrontano, in modo crudo, la realtà che ci circonda. Convincenti al massimo, ben fatto!