Æthĕrĭa Conscĭentĭa - Tales From Hydhradh

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Tales From Hydhradh(Autoprodotto, 2018)

Voto: 70

#PER CHI AMA: Black/Prog, Sear Bliss

 

 

 

Con un moniker del genere, mi aspettavo una qualche band proveniente da Serbia o da Bulgaria, invece gli Æthĕrĭa Conscĭentĭa arrivano da Nantes, con quello che è il primo album della loro discografia, 'Tales From Hydhradh'. Quattro pezzi per quasi tre quarti d'ora di musica black progressive con tematiche sci-fi, come testimoniato da un titolo che si rifà al concept spaziale qui contenuto e anche al futuristico artwork che ha colpito immediatamente i miei sensi. Diamo poi uno sguardo più dettagliato sul perché porre la nostra attenzione su questo combo transalpino. Innanzitutto direi per l'utilizzo nelle sue trame psicotiche, ancora un pochino acerbe, del sax, che irrompe già dall'iniziale "Mystic Temples Of Hydhradh", in una song violenta e corrosiva che mette in mostra tante idee, ma che ancora non sono focalizzate nel migliore dei modi. Mi spiego meglio. L'utilizzo del sax lo trovo estremamente originale e piacevole, ma sembra faticare nell'amalgamarsi con quel ronzio di chitarre o con lo screaming urticante del vocalist. Eppure, è lo strumento portante della musica del quintetto francese, con quelle sue lunghe fughe solistiche, non troppo ben supportate però dagli altri strumenti. "Sacrifice of the Connected Ones" è la seconda traccia; cosi acida e nevrotica nel suo incipit, sembra esser uscita da uno dei primi album degli ungheresi Sear Bliss, mentre man mano diventa dapprima doomish per poi virare sul versante post black, senza disdegnare anche qualche ammiccamente al death metal. Ecco, in questa trascrizione della prima trasmissione ricevuta dalla città spaziale di Hydhradh, troviamo essenzialmente una miscela black/death contaminata da momenti atmosferici, sprazzi progressivi e avanguardistici che non possono far altro che consentirmi di mantenere l'attenzione costante sulla proposta dei nostri, soprattutto quando a dettar legge è il sax. E voglio essere estremamente franco: senza l'utilizzo di quel portentoso strumento, gli Æthĕrĭa Conscĭentĭa si perderebbero verosimilmente nel marasma infinito di band mediocri, invece con quel magico strumento aerofono, i cinque si trasformano in una realtà interessante da seguire. Abbandonate le malinconiche melodie della seconda traccia, ci addentriamo nelle melodie sinistre, e un po' selvagge, di "Cleansing The Siraxas - The Exalted Ones", in cui di nuovo a farla da padrone è il suono infuocato del sassofono di Simon che si diverte col suo strumento un po' come il nostro Vittorio Sabelli faceva nei suoi Dawn of a Dark Age (anche se lui suonava il clarinetto) o il folle Äag nel mitico 'Dawn of Dreams' dei Pan.Thy.Monium. La song è bella veloce, dinamica, e affonda certamente le sue influenze nella musica classica ma anche nella musica etnica. Arriviamo alla conclusiva "Along The Uncertain Paths Of The Maphoros" ormai frastornati dal delirio musicale dispiegato. Apre manco a dirlo il sax in un brano dal sapore un po' gitano, un po' balcanico, anceh se alla fine si tratta di musica estrema che necessita ancora una bella ripulita prima di mostrarsi in tutta la sua eleganza. C'è ancora parecchio da lavorare per raggiungere alti livelli, ma la strada intrapresa è sicuramente quella giusta.