Xoresth - Vortex of Desolation

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Xoresth Vortex of Desolation(Satanath Records/GrimmDistribution, 2018)

Voto: 70

#PER CHI AMA: Funeral Doom/Drone

 

 

 

Da un po' vado dicendo che quello delle one-man-band sembra essere un fenomeno che va diffondendosi a macchia d'olio in tutto il mondo. Ecco che il progetto di oggi ci conduce in Turchia a Izmir per l'esattezza, città natale di Dorukcan Yıldız, il factotum che si cela dietro al moniker Xoresth. La proposta del musico turco è all'insegna di un funeral doom dai tratti fortemente dronici che nelle tre song a disposizione, assume connotati fortemente caratterizzanti. Si perchè mai mi sarei sognato di miscelare questi due generi già di per sè assai ostici. Potete immaginare quindi il mio stupore quando "Illusion Before the Matter" si palesa nel mio stereo con il suo carico mortifero legato al funeral, il tutto inserito in un contesto dronico di riverberi che amplificano l'effetto apocalittico del doom con esiti davvero interessanti, ma soprattutto ipnotici, con il drone che tuttavia stempera la pesantezza di un genere che rischierebbe di stritolarci come le spire di un boa costrictor. Niente male affatto, non me l'aspettavo. Con maggiore curiosità mi avvio ad ascoltare gli oltre dieci minuti della tremolante title track. Qui ve lo anticipo, si sprofonda all'inferno, c'è poco da fare se non mettersi l'elmetto e avviarsi a scendere nelle viscere della terra. La sensazione è quella di ritrovarsi in una grotta profonda dove l'ansimare legato alla fatica eccheggia sulle pareti di quell'antro cavernoso e dove la sensazione di carenza d'ossigeno preme forte sul petto, generando un angosciante carico di ansia. Si, "Vortex of Desolation" è una song fortemente ansiogena e tenebrosa, quasi quanto la sensazione di buio assoluto che sperimentai una volta in una spedizione speleologica. Fa paura, ma è estasiante, da provare almeno una volta nella vita. Nel frattempo, Dorukcan Yıldız ci ha già introdotto nell'ultima spaventosa traccia, "Nefes", che guarda caso deriva dall'arabo respirare. Allora non mi sbagliavo con quella sensazione di privazione di ossigeno lamentata poc'anzi. In quest'ultimo brano infatti, quella percezione si acuisce ulteriormente. Ora ci si trova nelle tenebre, di fronte alla Signora Morte in persona, con spiraglio alcuno di rivedere la luce, solo ombre, voci terrificanti e un senso di fine assai palpabile in una song ambient/drone decisamente claustrofobica e assai ostica da digerire che relega questa release ad una nicchia di fan ancor più limitata. Da sperimentare però almeno una volta nella vita, questo rimane il mio comando.