THE MORNINGSIDE - Moving Crosscurrent of Time

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(BadMoodMan Music, 2009)

Voto: 80

Per chi ascolta: Death Doom, primi Katatonia, primi Paradise Lost e Agalloch

Una lunga spettrale intro apre il secondo lavoro dei moscoviti The Morningside, autori un paio d’anni fa di un interessantissimo lavoro di death doom atmosferico, “The Wind, the Trees and the Shadows of the Past”. Proprio partendo da tali sonorità decadenti, ma ancor di più dall’influsso proveniente dal mitico debut “Dance of December Souls” dei Katatonia, possiamo dedurre su quali coordinate si muove il quartetto russo. L’ensemble est europeo non tradisce assolutamente le mie aspettative, peraltro proponendo al pubblico un lussuoso digipack con un elegante booklet interno. A parte l’estetica, visto che comunque anche l’occhio vuole la sua parte, la musica poi è pura delizia per le mie orecchie e per chiunque abbia amato gli esordi dei già citati Katatonia o dei Paradise Lost. Proprio sulla base di quelle sonorità di primi anni ’90, cosi malinconiche, depressive e autolesioniste, la band sfoggia 5 pezzi (più intro e outro) di raffinata bellezza. Ad aprire ci pensa “Fourteen” e già sono le chitarre ritmiche a mettersi in mostra, spennellando qua e là tinte autunnali di un dolce tramonto di metà novembre. È immediatamente chiaro che il disco ha suggestive emozioni da trasmettere, visto il ruolo cardine che giocano i fantasiosi riffs del duo Sergey-Igor, nell’economia generale del disco: non si tratta infatti di selvagge cavalcate di furente death, bensì vellutati tocchi di pura semplice poesia, con intermezzi acustici e parti atmosferiche, capaci di colmare il dolore dei nostri cuori feriti. La terza “Autumn People” si apre come un qualsiasi pezzo estrapolato da “Shades of God” dei maestri Paradise Lost e come i maestri, anche i The Morningside dipingono desertiche lande ove non v’è traccia d’anima viva. Magnifiche l’emozioni che si sprigionano dalle note di questo disco, complici anche alcune parti ispirate agli statunitensi Agalloch, per quel loro uso di parti acustiche che donano un tocco di magia all’intero lavoro; cosi come eccellenti sono i riffs di chiara scuola “Brave Murder Day”, certamente in grado di trascinare “Moving Crosscurrent of Time” verso un successo più che meritato. Vorrei sottolineare infine che, nonostante questa mia continua citazione di band a cui i nostri si ispirano, la musica dei Morningside non è una pura e mera rilettura dei classici ma un’intensa personalizzazione di quelli che sono i dettami di un genere che, se si è in grado di suonare, può suscitare forti emozioni e i Morningside si confermano talentuosi nelle idee e abili nel’esecuzione; bravi!

# MASSIMA ALLERTA: ogni giro di chitarra è un sussulto per le mie orecchie

# COLPO DI SONNO: solo nell’outro conclusiva