CROWBAR - Lifesblood For The Downtrodden

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Candlelight/Audioglobe, 2005)

Sembra ormai evidente che le ultime tendenze musicali riguardino la riscoperta, la rivalutazione e reinterpretazione di quel doom ossessivo tanto caro a Black Sabbath, Trouble, Melvins e via dicendo. È solo una constatazione introduttiva per presentare il nuovo lavoro dei Crowbar, band che di certo non scopriamo soltanto ora. I nostri infatti, percorrono questa strada da oltre dieci anni, in maniera del tutto personale e soprattutto con ottimi risultati e riscontri di critica. Se poi ci fosse qualcuno che ancora non conosce questi ragazzoni di New Orleans, ecco che, come sempre, sono qui per darvi qualche ulteriore delucidazione. La band si è formata a cavallo tra gli anni ’80-’90, debuttando nel ’92 con “Obedience through suffering” e arrivando ai giorni nostri attraverso sette buoni e controversi album. Freschi di contratto con la Candlelight Records, i quattro omoni americani, rilasciano, a distanza di quattro anni dall’ultimo “Sonic excess in its purest form”, questo “Lifesblood for the downtrodden”, prodotto da Warren Riker (Down) e Rex Brown (Pantera, Down), lavoro che ricalca al meglio le peculiarità della band. La musica, un doom-sludge metal, riprende tutte le caratteristiche degli album precedenti, le fonde e le porta all’estremo, nell’intento di frastornare l’ascoltatore. L’incedere è, come sempre, inesorabile e asfissiante; in questo i Crowbar sono dei veri maestri. Hanno infatti, la capacità innata di ammaliarci con momenti melliflui, per poi torturarci con riffoni belli pesanti e diretti sui nostri musi. La prestazione vocale di Kirk Windstein è come sempre angosciante, carica di emozioni cupe e malate in linea col sound oscuro e maledetto della band. Gli 11 brani che compongono questa nuova fatica, ci restituiscono un’immagine matura e consapevole dei propri mezzi dei Crowbar, formato 2005, capace di stupirci e stordirci ancora una volta. Una citazione a parte merita la conclusiva “Lifesblood”, che lungo i suoi sette minuti, riesce a conferire quel pathos struggente che sarebbe sicuramente mancato all’intero lavoro. 

Voto: 75