AMIA VENERA LANDSCAPE - The Long Procession

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Self, 2010)
 
Voto: 85

Pensavo che i botti di fine anno avessero raggiunto i loro apice alla mezzanotte del 1° gennaio 2011, ma invece eccomi qui, con un nuovo cd inserito nel mio stereo, a lasciarmi investire dalla scoppiettante miscela di post hardcore, sludge e ambient degli italianissimi (e lo dico con estremo orgoglio) Amia Venera Landscape, vero e proprio fulmine a ciel sereno di questo inizio anno. Dopo l’ottima prova degli At the Soundawn, un’altra eccellente band italica si appresta quindi a competere a testa alta con i maestri del genere, se non addirittura a superarli. Sono rimasto impressionato fin dal primo ascolto di questa “Lunga Processione”, in primis per l’eccelsa qualità dei suoni, potenti, corposi e avvolgenti, che mi hanno fin da subito conquistato. Come non citare successivamente la grafica, abbastanza minimalista, ma quanto mai intrigante, del booklet, completo delle liriche e di bellissime fotografie. E poi la musica, si, la cosa più importante dopotutto: accennavo al fatto che i nostri suonano principalmente un post hardcore, ma non limitiamoci superficialmente a quest’etichetta o allo stereotipo che può suscitare la parola hardcore, perché dentro alle note di “The Long Procession” si nasconde poesia, rabbia, furore, inattesa dolcezza, intrigo e mistero, il tutto suonato con estrema passione, intelligenza e imprevedibilità. Il sestetto veneto apre le danze con la vulcanica “Empire”, condensato di ferocia hardcore miscelato con ambientazioni oscure; rimango immediatamente basito di fronte a cotanta classe e già non vedo l’ora di ascoltare le song successive. “A New Aurora” è un brano meraviglioso dove accanto alla sempre presente componente brutale e graffiante del combo di Belluno, si pone un’alternanza di ritmi mozzafiato, stop’n go, atmosfere post rock, con le voci (un growling furibondo e clean vocals in pieno stile Klimt 1918) che si incrociano, si incalzano e giocano in un ascendente climax che raggiungerà la sua perfezione al termine degli oltre 7 minuti di musica eccitante e travolgente di questa release targata Amia Venera Landscape, che già ho inserito tra i migliori album del 2010. Un pugno in faccia improvvisamente mi tramortisce e stende, ma in realtà si tratta di “My Hands Will Burn First”, poi la quiete: mi gira la testa, ronzano le mie orecchie, un roboante sibilo penetra nel mio cervello, ma è solo l’incedere tramortente di “Ascending”, che forse ha il suo difetto nell’essere un po’ troppo prolissa. Ancora momenti di pacatissima quiete con “Glances (Part I)” (avrei evitato di mettere 2 pezzi puramente ambient contigui) e riecco esplodere la seconda parte di “Glances” dove i nostri si confermano band di assoluto valore e tecnica, squisita raffinatezza e senza dubbio di grande innovazione e sperimentazione. Incorporati alla velocità della luce i dettami del genere (la band nasce nel 2007) dai mostri sacri Cult of Luna, The Ocean e Dillinger Escape Plan, gli Amia Venera Landscape hanno intrapreso la propria strada con una propria spiccata e forte personalità ed ecco rilasciare questo esplosivo lavoro. Non lasciamoci scappare poi un commento per i quasi 14 minuti di “Marasm”, la song più complessa, articolata e particolare delle 10 racchiuse in questo gioiello: inizio rilassato, decisamente ambientale, poi esplosione di roboanti chitarre (ce ne sono ben 3 in formazione) seguite da frammenti di post rock malinconico, e poi ecco all’improvviso scatenarsi nelle casse del mio stereo schegge impazzite di math a “disturbarmi” il cervello come solo i Dillinger sanno fare. Non c’è traccia di vocals in questo schizoide brano ma molto meglio cosi, lo si gode tutto di un fiato e il lungo minutaggio svanisce in un batter di ciglia. Nemmeno un attimo di godersi un po’ di pace e “Nicholas” irrompe con i suoi 8 minuti e passa, a dimostrarci che la band si trova a proprio agio nella gestione di brani a lungo minutaggio denotando ancora una volta una maturità degna di veterani. “Infinite Sunset of the Sleepless Man” ci dà il tempo di ricaricare le batterie prima della conclusiva ”The Traitors’ March” che mi conferma che una nuova realtà italiana è pronta e in grado di sconquassare il mondo, con il proprio sound, questo nuovo anno. Eccezionali!