CATACOMBE - Kinetic

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Mikmonta

Questo utente ha pubblicato 175 articoli.

(Slow Burn Records, 2010)

Voto: 65

Il post rock/metal attualmente è la mia mania, sarà che il buon vecchio Franz mi ha contagiato, ma effettivamente è il genere del momento. Oramai una marea di gruppi nuovi (o vecchi) ripropongo queste sonorità stracariche di delay, riverberi al pari di malinconia e rabbia. Come fossero uno effetto dell' altro. E come sempre, molti copiano e solo pochi riescono a destare l' attenzione del pubblico per originalità o piglio artistico. Ho come l’impressione che i Catacombe siano inclusi nel primo gruppo poiché iniziano proponendo tutto il repertorio già sentito con Isis, Sigur Ros, Cult of Luna, Callisto e tanti ancora, ma oltre a non offrire una grande personalità, riprendono spesso la parte ripetitiva e piatta dei grandi. Il quintetto portoghese esordisce con questo EP di sette brani all-instrumental dalla buona qualità audio, meno nel packaging che probabilmente non è nella sua massima versione retail (in effetti quello tra le mie mani è il promo). Il cd gira nel lettore e introduce l'ascoltatore con qualche minuto di ambient, giusto per prepararci al dopo. Infatti "Supernova" entra di prepotenza sfruttando la mancanza di pausa tra la prima e la seconda traccia con delle chitarre massicce, basse come nello stoner ma cariche di riverbero e delay. Con questo i Catacombe adempiono subito al compitino dei bravi post rockettari. Forse un pezzo un po’ lento, ma se critichiamo questo punto, varrà poi per tutto l'EP. "Memoirs" è una traccia camaleontica che spazia dal post rock al funky/jazz riuscendo ad essere godibile e mai banale. Soprattutto perché le variazioni di ritmo e tema sono svariate all'interno dei quasi otto minuti di traccia. Scivoliamo sinuosi fino all’ultima song, "Sequoia" che inizia soffice con un loop di batteria molto trip pop che fonde bene le sonorità in stile Massive Attack, con dei fraseggi tra chitarre che riescono ad emozionarci più di mille vocalist. Poi il pezzo si sviluppa in diverse direzioni, portando l' ascoltatore a vivere vari stati d' animo in una manciata di minuti. Ben fatto, veramente. “Kinetic” si conclude così nei migliori dei modi. Non so se i Catacombe hanno immaginato un concept album ma mi piace pensare che lo sia. Questo è anche il bello dei pezzi strumentali. Un solo consiglio ai nostri portoghesi: continuate così perché siete sulla buona strada, ma cercate di differenziarvi con vostro mood dal movimento post-qualcosa.