A Cold Dead Body - Harvest Years

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Mikmonta

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(SlowBurn Records, 2010)

Voto: 80

Della serie "Italians do it better", oggi vi parlo di un gruppo rivelazione 100% italiano. A Cold Dead Body sono quattro ragazzi di Udine e Pordenone che consolidano la formazione e quindi il loro sound nel 2007, trasformando il noise iniziale in una perfetta fusione di doom metal, folk, wave psichedelico che non può lasciare indifferenti. In effetti navigando superficialmente in internet o dando un' occhiata al cd, lo stiling è molto post rock ma per fortuna c'è un' anima profonda che guida questa band e che mi ha colpito particolarmente. "Harvest Years" è l' opera prima dei A Cold Dead Body e c'è proprio tutto, dalla tecnica alla ricerca di suoni per dare un' espressione artistica completa. L' album apre con l' intro "Semen", pezzo breve e abbastanza impersonale che finisce con uno scream breve ma d' impatto. Giocando con l' assenza di pause tra le tracce, subito veniamo catapultati in "The Womb": qui l' ottima voce maschile di Stefano accompagna una costruzione che cresce insieme alle chitarre e al violino che da un tocco folk al tutto. Il terzo brano è "Madre Pt.1", introspettivo e crepuscolare e che conferma la vena ambient e psichedelica dell'act friulano, che per veder prodotto il proprio album ha dovuto volgere lo sguardo a Est, alla russa SlowBurn Records. Il pezzo risulta essere l' intro del successivo "Our Best Years", aggressività pura data dal basso distorto e dolcezza incontaminata data dalla chitarra e dal violino che giocano con la voce, una breve comparsa in questi sei minuti. Da menzionare poi "Madre Pt.2", breve intro dal taglio lirico (incredibile a dirsi) guidata da una voce femminile suadente, il tutto per condurci fino a "Collapse", dove inizialmente la voce del frontman è ingabbiata da un effetto"gregoriano" che si trasforma in puro scream pochi secondi dopo. Devo dire che alla fine delle due tracce, il rischio di rimanere senza fiato è altissimo. "Harvest Years"si chiude con la nona traccia, "Divinity", otto minuti in cui i nostri mostrano tutta la loro maturità artistica, il loro infinito talento e l'altissimo potenziale, raccontando una storia che non lascia per nulla indifferenti. Solo pregi dunque, pochi difetti e tanta sostanza. E se non l'avete capito decisamente consigliatissimi e secondo me ancora meglio in sede live, quindi da non perdere!