CONSCIOUSNESS REMOVAL PROJECT - The Last Season

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Self, 2011)

Voto: 90

Per una volta tanto non dirò ai miei lettori di prendere carta e penna e segnarsi il nome di questa band in quanto il cd è completamente sold out (semmai andatevelo a scaricare dal sito ufficiale della band), ma la mia segnalazione va alle etichette discografiche italiane, che non si facciano scappare l’ennesima new sensation che arriva dal freddo nord della terra dei mille laghi. Così da Tampere in Finlandia, ecco accomodarsi nel mio stereo un fantastico lavoro, che fin dalle iniziali note mi ha messo a totale agio con l’ascolto di questa perla. Antti Loponen è la persona responsabile di tutta questa meraviglia (liriche, musica e arrangiamenti), che mi avrà anche fatto penare per riuscire ad avere questo cd di 5 pezzi, per un totale di 40 minuti, ma sicuramente l’attesa ne è valsa la pena. Il lavoro si apre appunto con le suadenti note post metal di “Soil Sacrifice”, 11 minuti di musica sofferente, dilaniante l’anima (ottima la voce di Antti), sempre melodica e dinamica, capace di seguire i dettami delle band leader di oggi in fatto di post (Isis, The Ocean, Pelican, Rosetta) e secondo me fare ancora meglio grazie all’inserimento di violini (fantastica la parte conclusiva della opening track, che poi si abbandona ad un vibrante quando mai caldo ed emozionante assolo finale), violoncelli e theremin (che per chi non lo sapesse è il più antico strumento musicale elettronico inventato in Russia nel 1919). Sono ancora inebetito da cotanta bellezza dei suoni proposti da questo ennesimo eccezionale collettivo proveniente dal nord Europa, che vengo investito dal riffing pachidermico di “Moraine”, una sorta di Mastodon in acido che decidono di rallentare il proprio sound nella vena dei Mogway, piazzandoci sopra un bel cantato cavernoso, prima di ricordarsi che sia il caso di citare anche i maestri del genere, Neurosis e Isis, giusto per non fare un torto a nessuno. Quello che ne esce alla fine è un qualcosa dotato di una propria spiccata personalità che alla fine riesce nell’intento assai arduo di prendere le distanze dalle band appena citate. I miracoli della tecnologia eh già: mettere insieme in un bel pentolone tutto quello che abbiamo a portata di mano e farne uscire una succulenta e prelibata pietanza. I Consciousness Removal Project riescono in tutto questo e io mi sbrodolo ascoltando queste sonorità che riverberano nel mio cervello portandomi allo sballo più totale (e senza assumere alcun tipo di droga). Concediamoci una breve pausa ambient prima dei lunghi dieci minuti della esplosiva “Kyoto”, che ben presto si trasforma nelle più dolci delle song, con tocchi di piano vibranti, malinconiche melodie, immagini di foreste dapprima verdeggianti, solcate da bellissimi fiumi blu, poi devastate dalle fiamme avvolgenti che portano soltanto morte e distruzione. Rimango paralizzato di fronte a questo sobbalzare di emozioni altalenanti nel corso di questa meravigliosa song quasi interamente strumentale, una canzone che sembra raccontare quali siano i cataclismi naturali che potranno ben presto colpire il nostro pianeta, ma un barlume di speranza c’è ancora e lo si capta nei passaggi atmosferici e acustici del brano che nella mia mente ha fatto sobbalzare il ricordo degli ormai andati Decoryah. Straordinario l’uso degli archi, degli arrangiamenti, tutto il brano in essere che si candida ad essere uno dei miei preferiti dell’anno e già mi mordo le mani se qualcuno farà finta di non vedere questa band o la ignorerà, a costo di metterla io sotto contratto… La conclusiva title track mi conferma che una nuova mostruosa realtà musicale ha acquisito una propria identità e consapevolezza: ecco comparire una rasserenante clean vocals che forse ci annuncia che la fine del mondo (forse quella che incombe nella cover cd) non è ancora cosi vicina, anche se nubi oscure stanno per avvicinarsi minacciose. Scoperta eccezionale questi Consciousness Removal Project. Dirompenti e geniali!