AVA INFERI - Onyx

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: GodTech

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(Season of Mist, 2011)

Voto: 90

A passo lento, attraverso un cammino in salita, scandito dalla pubblicazione di quattro album, gli Ava Inferi, hanno infine raggiunto la vetta. Sin dall’esordio “Burdens” del 2006, il duo composto dalla portoghese Carmen Susana Simões e dal norvegese Rune Eriksen aveva dato prova di possedere un gusto insolito e mai banale per la melodia, eppure nelle prime produzioni in studio stentavano ad emergere slanci creativi che fossero di concreto risalto, tant’è che i primi due lavori risultano tutt’ora un po’ ostici ed appesantiti da un’eccessiva staticità. Se con il terzo album “Blood of Bacchus” le timide intuizioni degli esordi cominciavano finalmente ad aprirsi ad una scrittura più consapevole ed emozionante, è solo con “Onyx” che si può parlare di un vero e proprio rigoglio artistico. “Onyx” ha il profumo di un giglio in piena fioritura, il colore intenso di un frutto maturo, la grazia di forme femminee scolpite nel marmo lucente. Le note attingono sempre dalle suggestioni malinconiche del gothic metal, ma gli Ava Inferi dimostrano di non avere maestri ispiratori e di non cogliere nulla dalla “tradizione”, offrendo invece una variante tutt’altro che canonica del genere. Il contributo di Carmen è fondamentale per la riuscita dell’opera, semplicemente perché possiede un’ugola divina, adatta a confrontarsi con qualsiasi cambiamento d’umore dei brani, mentre l’apporto di Rune si rivela di immenso spessore, soprattutto dopo ripetuti ascolti, confermando che la struttura ed il valore dell’album non si appoggiano solamente sulle doti canore della compagna. E’ curioso poter ammirare la versatilità di Rune come compositore, un tempo abilissimo ad immortalare riff crudi e dissonanti per i Mayhem ed oggi ugualmente a suo agio nel costruire intricati e imponenti passaggi di chitarre che tratteggiano atmosfere continuamente mutevoli, da quelle tetre e solenni della splendida “The Living End” a quelle più vitali ed energiche di “Majesty”. Vanno assolutamente citate anche “The Heathen Island”, che ci regala un assolo di ammirevole fattura, la spettrale traccia d’apertura che dà il titolo all’album e “By Candlelight & Mirrors”, che stupisce per il registro improvvisamente solare e leggiadro, quasi a testimoniare che gli Ava Inferi riescono a muoversi con abilità ed eleganza su qualsiasi terreno. Impeccabili.