ROOT - Heritage of Satan

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Agonia Records, 2011)

Voto: 75

Continua la politica infernale della polacca Agonia Records, dopo le release di Svarttjern e Acherontas ed in attesa di ascoltare il nuovo apocalittico cd degli Aborym, ecco tornare sulle scene i cechi Root, band storica del panorama metal europeo (la fondazione risale addirittura agli anni ’80), da sempre snobbati e sottovalutati dalla stampa. Ed ecco arrivare questo “Heritage of Satan”, che si apre con una voce narrante in un contesto da film horror, estremamente atmosferico ma da incubo. A ruota segue “In Nomine Sathanas”, song di 2 minuti che ha un che degli ultimi Samael e nel suo tribale finale, palesi riferimenti alla ritmica dei Rotting Christ. Dopo questo inno a Satana, rimango ancor di più spiazzato con la seguente “Legacy of Ancestors”, pezzo retrò che puzza clamorosamente da birrerie tedesche e di sonorità black’n’roll (avete presente i Phazm?), con una chitarrismo solista ispirato, ma tipico degli anni ’80; non mi piace l’atmosfera da bar che si respira, ma il lavoro delle chitarre mi fa impazzire, cosi come pure in “Revenge of Hell”, dove quello che ascoltiamo sembra più un heavy/glam piuttosto che black metal, se non fosse per quei vocioni gutturali accompagnati da un ridicolo chorus baldanzoso. Un finale acustico ci introduce a “Darksome Prophet”, finalmente una song con i controcoglioni, capace di spaccare le ossa per il suo incedere al limite tra thrash e black: peccato solo che il problema della band sia a mio avviso a livello del cantato, non che non mi piaccia la voce di Big Boss, ma non tollero il suo modo di cantare, cosi obsoleto, cosi teutonico, cosi retrò. Va beh, proseguo e mi imbatto in “Fiery Message”, la song che stravolge il voto al ribasso che volevo dare all’album: aura magnetica, atmosfere ipnotiche, chitarre soliste da urlo e finalmente delle vocals che mi catturano e non mi infastidiscono, si decisamente il mio pezzo preferito che rivaluta enormemente questo “Heritage of Satan”. Dopo l’esaltazione, il livello qualitativo del disco si assesta su dei livelli medio alti, anche se in “Son of Satan”, non capisco che cosa ci stia a fare la voce baritonale; ma si sono bevuti il cervello? Nonostante le ritmiche viaggino ai mille allora, la band ha pensato bene di piazzarci delle vocals che c'entrano ben poco nel contesto musicale. Si va verso la fine di questo controverso lavoro ed è lecito attendersi ulteriori sorprese, non lo nascondo e cosi è in effetti perché “His Coming” ci mostra il lato più doomish della band della Repubblica Ceca, con un risultato davvero notevole, mentre “Greetings from the Abyss” pur aprendosi come un uragano grind, sembra più un pezzo punk che altro, che casino. Giungo alla fine di questo cd, che sono frastornato dalla quantità di materiale messo in piazza dai Root, segno che la band dopo decenni di gavetta, ormai fa quel diavolo che vuole, fregandosene di tutto e tutti e “The Apocalypse”, l’ultima track del disco, riassume esattamente lo spirito di questa nuova release, infarcendo la song con tutto quanto di pazzo e sconsiderato abbiamo ascoltato fin qui. Arrivo alla fine dell’ascolto del cd e non so neppure come giudicarlo questo lavoro, tale e tanto incasinati sono i suoi contenuti; se anche voi siete dei ribelli come i Root, questo potrebbe essere il disco che fa al caso vostro. Chi ha coraggio di rischiare si faccia avanti, gli altri vigliacchi girino i tacchi perché come si chiude il cd “Ladies and Gentlemen: Here come His Dark Majesty, Satan”, ci troviamo al cospetto di su maestà, Satana. Pericolosi!