HATE IN FLESH - Wandering Through Despair

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Self, 2011)

Voto: 75

Quando penso al Portogallo, penso ad una terra misteriosa e piena di fascino esoterico. Non posso non pensare anche agli esordi meravigliosi dei Moonspell e cosi quando mi ritrovo sulla scrivania un nuovo lavoro proveniente dalla terra lusitana, confido di trovarci sempre qualcosa di unico e speciale. Il cd in questione è di una giovane band, gli Hate in Flesh, che a distanza di 2 anni dalla loro formazione, ci consegnano un album già maturo, come se fosse stato concepito da un gruppo di veterani della musica metal. Chiaro che “Wandering Through Despair” non si presenta come un capolavoro, ma non può certo passare inosservato perché fin dalla prima traccia, mi ritrovo imbrigliato nel sound corposo, moderno, schiacciasassi e melodico al tempo stesso, della band di Lisbona. Fin dalla prima title track, il quintetto ci fa assaggiare il proprio entusiastico sound, fatto di ritmiche pesanti (meraviglioso il battito sulle pelli di Euler), arricchito da una sezione solistica pazzesca che dà un surplus notevole al risultato finale, con le linee melodiche che, intrecciandosi, si stampano immediatamente nelle mie orecchie. La successiva “Rebirth of Rotten Souls” ha un mood più tipicamente death, senza alcun riffing particolare che possa attirare la mia attenzione: si pesta con intelligenza, sulla falsariga dei Carcass di “Heartwork”. Anche le vocals, se vogliamo, ripercorrono quanto fatto dalla mitica band di Liverpool. L’act continua ad aggredire selvaggiamente anche con la successiva “Grinder Machine” (un nome, un programma) e l’influenza di Bill Steer e soci si fa più palese, con una vena death progressive che emerge prepotentemente dalle note dell’ensemble portoghese, lasciando comunque la componente selvaggiamente death metal come elemento portante. Sono un po’ disorientato: se dalla prima traccia sembrava che i nostri proponessero una sorta di swedish death melodico, il tiro si è immediatamente spostato verso lidi prettamente death, non che sia un dramma per carità, ma sinceramente li preferivo nella prima versione, perché sembrava che potessero incarnare un qualcosa che andò perso a metà anni ’90 con una delle band più sottovalutate del pianeta, i Sarcasm. Non mi lamento però: gli Hate in Flesh hanno la perfetta padronanza dei propri mezzi e sorretti peraltro da un’ottima potente produzione, ci sparano “My Last War”, seguita subitamente da “Hate Me”, che costituiscono un bel duo di brani, capaci di scuotere ancora il mio intelletto, con le sue ritmiche impeccabili, e una discreta dose di melodia. Sebbene pensassi fin di trovare un bel po’ di melodia in questa release, ho dovuto ricredermi, perché la proposta dei nostri è fatta di un bel death metal, un death però a passo con i tempi che sarà in grado di conquistarvi pian piano, cosi come è stato con il sottoscritto. Basterà infilare il cd nel lettore della vostra auto e iniziare a pestare l’acceleratore sul ritmo di “Lost” e tutto il resto sarà noia… Bella sorpresa!