GROWN BELOW - The Long Now

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

Questo utente ha pubblicato 1269 articoli.

(Slow Burn Records, 2011)

Voto: 85

Come sempre mi avvicino con una certa curiosità alle proposte musicali della Slow Burn Records, da sempre sinonimo di ottima musica e profonda conoscitrice di realtà underground estremamente valide nell’ambito post. Quest’oggi è il turno del debutto dei belgi Grown Below, band a me totalmente sconosciuta che con questo “The Long Now” cercando di raggiungere un po’ di notorietà in un ambiente totalmente affollato come quello del post metal/sludge. Inserisco il cd nel lettore e mi si parano immediatamente davanti tredici insormontabili (mi immagino) minuti di “Trojan Horses” e del suo ritmo ovviamente melmoso, contraddistinto dal classico vocalizzo growl del genere e da un riffing ultra distorto. Storco un po’ il naso, ho come la sensazione che mi annoierò parecchio da qui alla fine, ma immediatamente una voce pulita, pregna di sofferenza, si alterna al cantato da cavernicolo e spazza via le nubi che si stavano già addensando nella mia mente. L’atmosfera rallenta ulteriormente, si addolcisce, vengo turbato, nel senso buono sia chiaro, da suoni soavi, malinconici, addirittura romantici; l’ho già eletta mia song preferita dell’album. La performance di Matthijs Vanstaen alla voce è a dir poco esaltante, cosi come le cupe ambientazioni, che si alternano una dopo l’altra, nell’imbrigliante progressione di questo lavoro. Questa “Cavalli Troiani” decisamente ci consegna un’altra stuzzicante band che farà la gioia mia e di tutti quelli che amano gli Isis o i Cult of Luna. “Devoid of Age” deflagra nelle casse del nostro stereo con un sound potente, corposo, marcescente, tuttavia coadiuvato da un accompagnamento intrigante che la rende molto più ascoltabile. È la volta di “The Abyss” e la sensazione che ci coglie è proprio quella di sprofondare negli abissi con un sound vertiginoso, che alterna ancora una volta la melmosità sludge a momenti di delicata sofferenza e dove fa anche la comparsa una deliziosa voce femminile. Sono colpito, non lo nego, alla terza traccia, ho già ordinato la mia copia personale di questa avvincente release e non sono nemmeno a metà dell’ascolto del cd. Chiaro, le influenze provenienti dai maestri di Boston, Isis, sono evidenti, ma non importa perché ancora una volta, la classe dei Grown Below, emerge forte, convincente e vincente al tempo stesso. L’ambient miscelato al post rock, allo sludge e al metal è estremamente ben confezionato da questo quartetto di Antwerp, che esiste solamente dal 2010 e se questo è il risultato c’è ben da sperare per il futuro di questi ragazzi, che nelle tracce di “The Long Now” affrontano il tema della fine del tempo. Giusto un intermezzo ambient ed ecco altri tredici minuti con “End of All Time” a suggellare la performance dei nostri: incedere lento, opprimente, claustrofobico, insomma nel totale rispetto di tutti i sacri crismi del genere, sfiorando addirittura il funeral doom. Ma non abbiate timore ad avvicinarvi a tali sonorità, perché poi la bravura dei nostri sta nel personalizzare, rivedere, stravolgere il sistema con le proprie brillanti idee. Accanto all’indubbio valore musicale dei Grown Below, si aggiunga anche l’eccellente caratura tecnica e l’ottima registrazione che arricchisce il suono di una profondità inusuale. Mai domi, i nostri si lanciano con composizioni che superano i sedici minuti (la title track) che conferma quanto di buono espresso sinora. Ragazzi, non ho altro da aggiungere, se non fare i complimenti ancora una volta ad una etichetta dalla vista lunga e a una band dalle idee veramente chiare. Sorprendenti!