CARTHASY - Apertures

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Self, 2011)

Voto: 80

Australia: vera fucina di talenti, terra lontana da cui arriva sempre ed inevitabilmente una ventata d’aria fresca, innovativa, una brezza che accarezza il nostro viso, in grado di scuotere i nostri sensi. Ho atteso un paio di mesi per ascoltare il nuovo EP della band di Perth, dopo che ero stato conquistato dal loro demo cd di inizio anno e direi che ne è valsa la pena: 25 minuti aperti dall’aspra “Crawl”, che ci aggredisce nei suoi soli due minuti e poco più, con un rock rabbioso e diretto allo stomaco, prima di lasciare la palla alla più atmosferica “Key to Knowhere”, una song più melliflua, che mischia sonorità shoegaze, ad una ritmica più di scuola Tooliana e dove la voce di Lindsay si fa calda, cosi come il sound, cadenzato sin dall’inizio dalla timbrica suadente del basso e da una chitarra psicotica. Si prosegue con “Inhale” e la song è decisamente da brivido con un’apertura ariosa che presto si incupisce e in cui è sempre il basso, questa volta aiutato da un drumming ipnotico, a dettare i tempi; la voce si dipana tra il cleaning e l’effettato, mentre la musica è decisamente intrigante ed elegante, pur suonando sempre in modo semplice e lineare, una sorta di mix tra il progressive dei Porcupine Tree e l’alternative dei Tool, in un crescendo di suggestioni oniriche che elettrizza il mio cervello nella cavalcata finale. Si arriva alla tribale/schizoide/fluida “Drift” e ci troviamo di fronte al lato più sperimentale dei nostri, ma anche a quello più introspettivo e malinconico. “Drift” è una song di quattro minuti pregna di malinconia, tipicamente post rock, in cui anche la voce di Lindsay si carica emotivamente di passione e trasuda un forte senso di inquietudine. Giungiamo sfortunatamente all’ultima traccia, la title track e la band ritorna alle sonorità di matrice americana, mostrando tuttavia una semplicità nei suoni disarmante, il che conferisce una maggiore accessibilità alla proposta del combo australiano. Vorrei spendere un’ultima parola per il bel digipack di “Apertures”, che mostra una bellissima foto in copertina e meravigliose fotografie nel booklet interno, una serie di scatti che possono rappresentare un inno alla solitudine. Il viaggio è ahimè finito, attendo con ansia il full lenght della band ora, non ci sono più scuse. Magnetici!