WARSHOUT - Grœnlendinga Saga

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

Questo utente ha pubblicato 1269 articoli.

(Self, 2011)

Voto: 70

Ero preoccupato della scomparsa dei Bathory di Quorthon, quando mi ritrovo addirittura vicino casa i suoi potenziali eredi, e che diavolo, possibile che non me ne sia mai accorto? Certo mai mi sarei aspettato che in provincia di Reggio Emilia si potesse parlare di tradizioni vichinghe o di Groenlandia, sapete com’è, mi sembrava un po’ fuori mano. Eppure quando ho inserito il platter dei Warshout nel mio lettore, e ho fatto partire “Banishment of a Race”, immediatamente due nomi sono echeggiati nella mia testa, i Primordial e i già citati Bathory, beh niente male come accoppiata. Certo non saremo ai livelli delle due mostruose band appena menzionate, ma il sestetto emiliano è sulla strada giusta per porsi come potenziale rivale dei fenomeni nordici, ai quali vorrei aggiungere anche gli Amon Amarth, dopo aver ascoltato la seconda “When the Longships Arrive”. Gli elementi chiave e vincenti nella proposta dei Warshout si possono ritrovare nell’epicità che permea la release dei nostri, che affida il proprio incipit ad un mid-tempo che affonda le proprie radici proprio nel suono pagano degli irlandesi Primordial, prima di premere sull’acceleratore e lasciarsi andare in una bella cavalcata black, come la tradizione insegna, sospinta da delle ritmiche ferali, su cui si staglia potente, lo screaming di Teo. Dopo la “amon amarthiana” seconda traccia, ci è concesso il tempo di rilassarci con delle melodie ancestrali. Mentre mi appresto a gustarmi la quarta “Greenland’s Aurora” e al tempo stesso, sfogliare il booklet del cd, leggere i testi, notare qualche influenza derivante anche dai norvegesi Einherjer, mi accorgo della peculiarità della band: avere due bassisti. Questo mi spinge ad mostrare un maggiore interessa nella componente tecnico ed esecutiva dei nostri e rendermi conto del differente lavoro effettuato da Alfred e da Beppe: l’uno a costituire la base ritmica in accompagnamento a chitarre e batteria, l’altro a ricamare interessanti orpelli stilistici, in quei momenti in cui sono più le parti acustiche a prevalere. Il risultato mi piace, anche alla luce dell’ascolto della conclusiva traccia, black progressive “From Brattahlid to Infinity”; tuttavia, ci sono ancora tante piccole sbavature da sistemare qua e là: la voce non è sempre all’altezza nella sua componente screaming (mi piace invece parecchio nella sua versione pulita e growling); le sfuriate epico-metalliche lasciano trasparire talvolta, qualche peccatuccio veniale nell’uso della batteria e il rischio di creare un certo caos sonoro fine a se stesso; i suoni sono ancora un po’ troppo pastosi, avrei preferito una produzione maggiormente cristallina. Non pensate che questi miei commenti implichino però che la proposta dei nostri sei vichinghi emiliani non sia buona, anzi, vuole solo essere uno incoraggiamento a fare molto meglio per poter stare al passo dei mostri sacri nord europei e anche per far crescere una scena viking italiana, perché no? D’altro canto, anche alcune zone della nostra penisola hanno subito l’influsso dei vichinghi, quindi nulla ci vieta nel narrare di Odino, del Valhalla o di altre gesta dei guerrieri nordici. Il carattere giusto per far bene c’è, ora affiniamo semplicemente la tecnica. Epici!