Abaton - Hecate

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: kent666doom

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(Lo-Fi Creatures, 2011)

Voto: 70

Era il lontano novembre del 2011, ricordo il freddo che mi raggelava le ossa mentre seduto in macchina con una bottiglia di whiskey aspettavo una cara amica per andare a vedere un live dei Forgotten Tomb. Dopo alcuni minuti che ero entrato nel locale, vengo letteralmente malmenato dal suono che la band opener mi propone, e quella band che mi aveva colpito cosi profondamente erano gli Abaton. Ed ora sono qui davanti al pc a raccontarvi della loro prima tappa discografica: "Hecate". Dico subito: se non siete amanti del riverbero e della fitta oscurità, lasciate perdere questa band perché non farà per voi. La proposta è ben strutturata, un artwork in scala di grigi, con un immaginario esoterico e con suoni claustrofobici ed estenuanti; dal primo ascolto si percepisce subito la consistente base di matrice doom e post-core che ospita sonorità che si estendono fino allo sludge e movimenti influenzati dal black più malvagio. Le tracce ci trascinano con un’opprimente atmosfera in un cupo labirinto sonoro, dove la mavoleva musica del giovanissimo gruppo forlivese, con le sue plunbee disarmonie, le voci agghiaccianti e le ritmiche opache, regna incontrastata. I punti deboli di questa pubblicazione sono essenzialmente due: la quasi inesistente differenziazione delle voci e le composizioni troppo simili tra loro. A me piace molto questo disco, ma nonostante il songwriting eccellente, non si è riusciti a raggiungere una proposta così creativa, da far emergere le singole tracce. Durante l'ascolto, sono poche le volte in cui chiaramente si identifica una composizione dall'altra, colpa dell'abuso delle “cavalcate” doom e delle melodie ripetitive. C'è da sottolineare la lama a doppio taglio causata dal riverbero che da una parte rende eccezionali le parti più dilatate e cadenzate, mentre dall'altra, impasta completamente i momenti più veloci ed aggressivi. In definitiva "Hecate" è un album con delle splendide atmosfere e delle idee molto accattivanti, che però non riescono ad evolversi definitivamente e raggiungere una maturità completa, tuttavia l'opera nel suo insieme, seppur monotona, riesce ugualmente a trascinare nell'ascolto. Chiudo consigliandovi di vederli assolutamente live, senza tappi per le orecchie.