Agrion Splendens - Agrion Splendens

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Bob Stoner

Questo utente ha pubblicato 240 articoli.

AgrionSplendens(A l'Ombre de Cette Vie, 2013)

Voto: 70

#PER CHI AMA: Post Metal/Post Hardcore, Isis, Botch, Long Distance Calling

 

Primo EP per gli Agrion Splendens, band transalpina proveniente da Toulouse che fa uscire nell’aprile 2013 questo cd dal titolo omonimo per l'etichetta A l'Ombre de Cette Vie. I quattro musicisti votati al post hardcore non smentiscono le aspettative e costruiscono cinque brani densi di tensione e rabbia sciolti nei ritmi psichedelici e taglienti del post a tutto tondo. Il sound alla Isis, al primo ascolto, non deve ingannare (vedi il brano d'apertura “Nihil”), infatti il combo pur mantenendo legami sonori, stilisticamente si differenzia dalla band di Boston e fa subito capire, sin dalla traccia d'apertura, che non è un mero clone e che ha uno stile personale da mettere in mostra, punta moltissimo sulle sue capacità di suscitare emozioni e la costruzione dei brani è completamente votata (e a ragione) al compimento di questo fine. Il tutto fila liscio e perfetto fino alla traccia numero tre, con qualità sonora al di sopra della media, composizioni d'impatto e atmosferiche, a volte prevedibili a volte con virate al progressive e d'ambiente ben concertate e potenti, cariche del giusto spirito d'evoluzione e ricerca che da sempre contraddistingue i migliori esempi di questo genere. L'intensità è perfetta e trasuda un reale senso di rabbia magistralmente interpretato dal vocalist Mathieu che esita solo nel rappato/parlato/cantato pulito del quarto brano dal titolo “Dystopia” che nella fase iniziale fa un po' il verso all'apocalypse pop dei Linkin Park, un'apertura che deve essere meglio proiettata, vista l'attitudine molto più estrema della band francese, in un brano lungo che esplode in un finale al vetriolo e riscatta in parte la sua incerta partenza. Subito dopo si apre lisergica “Embrace the Lie” che chiude il cofanetto con una chitarra da dieci e lode e una cadenza rallentata, maestosa e malinconica, dissonante e tesissima. Sappiamo che nel post core non vi è vita facile e non è più facile essere innovatori, però dobbiamo dire che questo omonimo album degli Agrion Splendens apre ad un buon futuro pieno di speranze per una band che ha diviso a metà la violenza di casa Botch con l'astratta tristezza psichedelica di Long Distance Calling e Intronaut. Album molto coinvolgente!

http://agrionsplendens.bandcamp.com/