INFERNAL POETRY - Nervous System Failure

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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INFERNAL POETRY Nervous System Failure(Copro Productions, 2009)

voto: 85

# PER CHI ASCOLTA: Schizo Death Metal, Akercocke, Ephel Duath

 

“Warning! This is not a conventional metal album; if you want to listen to a conventional metal album, please insert a conventional metal album into the player and press play. Otherwise, just wait for a few seconds and relax…if you can”. Ecco lo “User Advisory” con il quale si apre la terza pluri rimandata fatica dei marchigiani Infernal Poetry, un album che effettivamente di convenzionale ha ben poco. Si parte con la brevissima “Post-Split Anathemas” e tutto è già scritto: il quintetto italico ha mantenuto intatto il proprio stile musicale fatto di chitarre al limite della schizofrenia. La successiva “Forbidden Apples”, già presente nel mcd apripista di un paio d’anni fa, ci ricorda nei suoi due minuti quanto la band si trovi a proprio agio su ritmiche veloci e assai movimentate al limite del grind, mentre “Brain Pop-Ups” mostra il lato più oscuro/sperimentale degli Infernal Poetry. Un altro vecchio pezzo, “They Dance in Circles” (ma come gli altri completamente riregistrato e riarrangiato), ci mostra quanto la band sia abile nel produrre song completamente imprevedibili, estremamente brutali e ultra tecniche. Esaltanti, avvincenti, psicotici, “Nervous System Failure” è come un cavallo imbizzarrito, indomabile, che credi sia li per li per cedere e invece ecco esplodere come una scheggia impazzita. Pensavo infatti che i campionamenti di termosifoni, mura domestiche e loop elettronici contenuti in “The Heather, the Wall, the Hitter” fossero un tentativo di percorrere altri percorsi musicali simil industriali, ma in realtà è solo un antipasto per “The Next is Mine”, forse la traccia più convenzionale dell’album, con quel suo rifferama influenzato da Sepultura e Pantera. In questa song fa anche capolino la voce del buon vecchio Trevor dei Sadist, che si affianca a quella magnifica e vetriolica di Paolo Ojetti, uno dei migliori vocalist del panorama italico. La song si evolve poi velocemente in anfratti oscuri e malati della psiche umana con i riffs di Daniele e Christian a rincorrersi come pazzi. “Nervous System Failure” è un turbinio di emozioni maledette che si accavallano costantemente nella nostra mente, deturpandola di quel poco di sanità mentale rimasta. “Back to Monkey” è un’altra piccola gemma capace di alternare momenti furiosi ad altri assai melodici. La bravura del combo marchigiano sta proprio nell’essere capace di spiazzare, sorprendere, ubriacare, violentare l’ascoltatore in un brevissimo lasso di tempo. Un altro avvertimento a non andare ci viene fornito con “La Macchina del Trapasso”, ma noi ce ne freghiamo e imperterriti ci dirigiamo verso la fine che si preannuncia assai scoppiettante. Ciò che differenzia questo album dal precedente lavoro è forse una minor immediatezza e melodia dei brani, ma forse è meglio cosi. C’è talmente tanta carne al fuoco qui da stare ad ascoltare questo lavoro per mesi. Un altro “vecchio” pezzo, “Pathological Acts at 37 Degrees”, richiama maggiormente la passata produzione della band con le un po’ più chitarre più lineari, un cantato più normale e qualche richiamo qua e là ai System of a Down più selvaggi. Si continua in questo climax ascendente di brutalità e follia collegate, per l’ultimo parte di questo mirabolante cd, che merita assolutamente il vostro curioso ascolto. Quello che avete fra le mani di certo non è nulla di convenzionale o già sentito. I nostri sono dei maestri nell’improvvisazione, della destabilizzazione della psiche umana, sono ottimi musicisti dotati di idee brillanti ma non di cosi facile impatto. Chiude la tribale e psichedelica title track, song che sancisce la grandezza di questa band italiana. Se siete quindi alla ricerca di qualcosa di innovativo, straripante, estremo, geniale, gli Infernal Poetry rappresentano finalmente la risposta che state cercando. Vi prego, supportateli, non ve ne pentirete!!

# MOMENTO D'ESTASI: alla fine dei 40 minuti di questo lavoro di enorme talento

# PELO NELL'UOVO: l'eccessiva complessità di alcuni pezzi