Chaos Echoes - Tone of Things to Come

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Chaos Echoes Tone of Things to Come(Chaos Echoes Products, 2012)

Voto: 85

#PER CHI AMA: Black/Drone/Doom/Post/Ambient/Death, Aevangelist, Blut Aus Nord

 

Un basso tonante apre questo cd, di questi misconosciuti francesi Chaos Echoes, nati solo nel 2011 dalle ceneri dei Bloody Sign, che ci conducono in un luogo assai pericoloso, fatto di luoghi angusti e claustrofobici, proprio come la loro musica. Il primo nome che inevitabilmente mi è venuto in mente, ascoltando l’occulta traccia in apertura, “Rise”, è stato Celtic Frost (periodo “Monotheism”): chitarre ovattate, dal tono estremamente ribassato, vocals demoniache relegate solamente negli ultimi 30 secondi di una traccia della durata di sei minuti. Poi un intermezzo interlocutorio di un paio di minuti, in cui è ancora un malefico tocco di basso, ad incutere un misto tra il fascinoso e il terrorizzante. “The Innermost Depths of Knowledge“ è la terza Song e decisamente mi convinco che l’obiettivo primario del quartetto transalpino, sia quello di creare un’atmosfera oltreché sulfurea, anche paralizzante, un po’ come quando si rimane bloccati dalla paura. L’incedere minaccioso delle chitarre, che in alcuni frangenti sembrano essere impossessate dal malefico influsso dei Morbid Angel di “Blessed are the Sick” o dal funambolico ardore degli Akercocke, mi esaltano non poco durante l’ascolto di “Tone of Things to Come”. “Interzone II” è un secondo mistico interludio che ci introduce a “Black Mantra”, altra song destabilizzante, fatta di uno strano connubio tra sonorità marziali, black, death, drone e post-apocalittiche, le cui ritmiche viaggiano serrate nella direzione di un iperbolico e diabolico sound spaziale. Per quanto la proposta dell’ensemble francese appaia decisamente poco digeribile al primo ascolto, ammetto di esserne stato assolutamente ammaliato, cosi quando l’ultima “Weather the Storm” parte, cerco di gustarmi appieno i suoi 12 minuti abbondanti (interamente strumentali), che si aprono con una vena noise, prima di abbandonarsi alla ricerca, quasi esasperante, di sonorità che non appartengono a questo mondo, forse neppure a questo sistema solare, per un risultato davvero da brividi, che oltre a mettere in luce la genialità della band, ne evidenzia anche le elevatissime doti tecniche. Davvero niente male come debutto, e niente male pure l’inquietante digipack. Maestosi.