Yayla - Nihaihayat

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Bob Stoner

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Yayla Nihaihayat(Merdumgiriz, 2013)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Black/Ambient

 

Per chi ancora non lo conoscesse, Yayla è un progetto personale del musicista/regista turco Emir Togrul e questo è il suo quarto album. L'istrionico musicista mostra ancora una volta la sua personalissima concezione del black/ambient metal fatta di stratificazioni di suono e distorsioni ovunque, contrastati da lunghi tappeti di synth e tastiere votate alla tristezza e alla riflessione. In questo lavoro Yayla si mostra molto determinato e mette in campo tutta l'esperienza acquisita nelle precedenti release, infatti nei cinque brani che compongono questo “Nihaihayat” troviamo la lunga intro “Intergumental Grasp” e la conclusiva “In Senility” che si rifanno al precedente “Fear Through Eternity” (album epico e monolitico dal sound costituito prevalentemente da tappeti di tastiere atmosferiche recensito a suo tempo su questo blog) con suoni maestosi di synth evocanti paesaggi eterei e oscuri mentre nei restanti tre centrali l'anima di Yayla si rifà al suo aspetto più sonico, distorto e ipnotico con scorribande ai confini con l'industrial marziale e il noise ma suonato come solo Burzum potrebbe intenderlo (anche se nel suo insieme il suono di Yayla è molto più pesante di quello del maestro!). Una ipnosi continua e massacrante quasi robotica, assalita dalla voce cavernosa e degenera di Emir, chitarre claustrofobiche create ad arte per rendere tutto nebbioso e cupo, quasi a voler proiettare l'ascoltatore in un mondo a sé, lontano da ogni dove, la misantropia ad ogni costo, un viaggio sciamanico avvolto dal mistero. A volte dai difficili risvolti e dalle tortuose inclinazioni sonore, dissonanze e distorsione a ruota libera creano un pesante muro di teatrale e sofferta decadenza, un'onda continua, un magma di rumore nero che si riversa sulle nostre orecchie. L'effetto tocca il suo apice in “Disguises of Evil” (che è anche la mia preferita) per l'impatto devastante, mistico e ripetiamo ancora, ipnotico, che la composizione di Yayla riesce ad infondere. Un continuo lento declino senza meta, lunghi brani di geniale tormento e tristezza, intelligenti, rumorosissimi e profondi, pieni di uno stato d'animo provato, epico e intimista, un sound estremo per sensazioni di introspezione estenuanti. Yayla lo conosciamo e lo ammiriamo, la sua musica cinematica non è per tutti ed è proprio questo che lo distingue da tutte le altre band. Il suo mondo è sotterraneo e popolato da spettri e fantasmi, saggi, mistici e nere figure tutt'altro che innocue. Da odiare o amare, fate la vostra scelta... l'ascolto è comunque consigliato!