Xanthochroid - Blessed Me with Boils

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

Questo utente ha pubblicato 1267 articoli.

Xanthochroid Blessed Me with Boils(Erthe and Axen Records, 2012)

Voto: 90

#PER CHI AMA: Black Symph, Progressive, Emperor, Opeth, Ne Obliviscaris

 

Chi di voi erroneamente pensava che il black sinfonico fosse ormai morto, dovrà assolutamente ricredersi dopo l’ascolto di questo mirabolante lavoro dei californiani Xanthochroid, che arricchiscono una proposta già di per sé molto buona, con altre influenze davvero intriganti. Complice l’eccellente lavoro di Jens Bogren agli studi svedesi Fascination Street, i nostri irrompono dopo l’enigmatica intro, con la title track, che dapprima palesa l’immenso amore dei nostri per gli Emperor e soci, prima di dimenticarsene del tutto e intraprendere una propria strada, fatta di chitarre heavy dall’impeto assassino, coadiuvate da serratissimi attacchi di batteria e succosi inserti acustici, oltre al dualismo vocale offerto dall’ecclettica voce di Sam Meador (tra l’altro anche ottimo tastierista ed eccellente musicista alla chitarra acustica), bravo sia nella fase pulita che in quella growl. Non è ancora terminata la prima traccia, che la pelle d’oca si è già innalzata di un centimetro sulle mie braccia; forse il suono malinconico di un inserto flautistico o di orchestrazioni da favola e comunque di un dinamismo che non può che rievocare nella mia anima, le stesse emozioni che quasi un anno fa, il debutto degli australiani Ne Obliviscaris, suscitò in me. E forse proprio verso il sound del crack del 2012, va a virare la proposta del five-piece di Lake Forest. Un altro interludio acustico, una danza folkloristica attorno al fuoco, il calore delle fiamme che mi scalda ma anche quello delle vocals del bravo Sam che si accompagnano a quello dei tribali tamburi di Matthew Earl. Ancora brividi lungo il mio corpo, ma è il momento di lasciarsi aggredire dalla veemenza di “Long Live Our Lifeless King”, una song di quasi nove minuti, assai articolata, in cui emergono oltre alle influenze già citate dei nostri, anche cenni agli Opeth, denotando una maturità compositiva ed una perizia tecnica, davvero elevate. A livello lirico, questo primo full lenght prosegue quanto iniziato nel debut EP, “Incultus”, in cui si narrano le vicende di due fratelli, Thanos e Ereptor e della loro lotta, in un mondo lontano, per la conquista del potere, con i brani che sembrano scritti da entrambi i punti di vista dei due personaggi contrapposti. E proprio trattandosi di mondi lontani e fantastici, anche l’ascolto del disco, ci trasporta verso lidi inesplorati, con suoni che miscelano la brutalità del black alla poesia del folk, o alla malinconia dei suoni acustici. C’è tanta roba qui dentro e non lasciatevi spaventare se pezzi come “The Leper’s Prospect” o “In Petris Stagnum”, possono debuttare con tutta l’irruenza e aggressività di un’esplosiva miscela di death e black, perché poi sentirete quanto i pezzi evolvano in modo miracoloso, toccando apici di ispirazione e gratificazione, che vi lasceranno senza parole. E allora, come suggerisce la band sul proprio sito, rompete gli indugi e non esitate un secondo a far vostro questo capolavoro di musica estrema. Epici!