Romero - Take The Potion

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Stefano Torregrossa

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Romero Take The Potion(Grindcore Karaoke, 2013)

Voto: 70

#PER CHI AMA: Stoner Doom, Kyuss, Sleep, Baroness

 

La domanda all'ascolto di ogni nuovo disco del genere è sempre la stessa: c'è ancora spazio per l'originalità nello stoner-rock? Ecco la mia risposta: non so e non m'importa. Mi sono persuaso negli anni che lo scopo dello stoner/doom sia sempre stato un altro: il viaggio, più o meno personale, nel quale si coinvolge l'ascoltatore. Oggi come oggi, diciamoci la verità, non c'è più bisogno di vivere nel deserto per suonare dell'ottimo stoner rock: è questa la lezione imparata dai Romero, terzetto stoner/sludge con base in Wisconsin, al loro debutto con "Take the Potion". Il disco è distribuito gratuitamente online, accompagnato da un progetto su Kickstarter (che ha già raggiunto la quota richiesta) per produrre un certo numero di vinili. I fans, a seconda del tipo di sostegno dato, hanno ricevuto gadget straordinari (magliette o poster, ovvio, ma anche flaconi di pozione in stile voodoo, live performance dedicate o lezioni private col batterista), a riprova che i Romero sanno bene come muoversi nel mercato musicale moderno. Sette brani, quaranta minuti: qua e là spuntano, come detto, i Black Sabbath e i Kyuss – ma anche gli Sleep, i riff violenti degli Alabama Thunderpussy, l'anima blues, il doom vecchio stampo, le atmosfere space, lo sludge dei Baroness. Niente di nuovo, dite? Può darsi: ma un niente-di-nuovo nel complesso ben suonato e costruito. I Romero miscelano tutti gli ingredienti a loro disposizione in una produzione più che interessante, anche se forse appena carente di personalità: un viaggio ben fatto – che funziona alla grande dopo un paio di cannoni, ma offre molti piacevoli spunti anche da sobri. Nessuna canzone emerge più delle altre: ma fischietterete le strofe corali di "Compliments & Cocktails" per un bel po', godrete dell'esplosione dopo i primi tre minuti della lentissima "Couch Lock" e senz'altro vi perderete nei sette minuti abbondanti di "Distraction Tree". Peccato solo per l'eccessivo uso, qua e là, del caro vecchio terzinato alla Kyuss: non serve più il deserto per fare stoner, e questo si è capito. Ma non serve nemmeno cadere per forza nella vecchia ritmica rimbalzante che è già stato il successo di Jon Garcia e soci.