Appollonia - Crimson Shades

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Bob Stoner

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Appollonia Crimson Shades(Autoprodotto, 2012)

Voto: 70

#PER CHI AMA: Post metal Alternative, Kylesa, Neurosis, Iota

 

"Crimson Shades" è il terzo album autoprodotto dei francesi Apollonia. La band di Bordeaux ci porta con la sua musica in un universo pieno di costellazioni oscure da esplorare e scoprire poco a poco. Con ripetuti ascolti e massima concentrazione ci avviciniamo a questo lavoro così intrigante e tanto variegato. La prima costatazione è la preparazione tecnica della band transalpina che suona veramente bene, la seconda è che la composizione dei brani è fantasiosa ed equilibrata, frutto di numerosi ascolti che affondano nel metal alternativo e nella psichedelia pesante e non, una buona dose di Kylesa e tanto buon gusto. La parola metal restringe troppo il campo d'azione della band per poterla considerare tale; qui troviamo molto di più, dalle influenze progressive metal alla Mastodon, certa avanguardia black alla Ihsahn, l'alternative metal di Iota, una certa irriverenza alla Black Tusk e l'immancabile catastrofismo alla Neurosis. Le voci dei tre musicisti si muovono sinuose e riescono a svolgere un lavoro eccezionale nel sostenere i brani spostandosi da potenti cantati di memoria post-core ad intensi e delicati momenti di vellutato canto con richiami paisley underground di metà anni '80 che ricorda per certi aspetti i mitici Dream Syndicate rivisti e corretti seguendo sempre e comunque le coordinate della band. E così, brani come "Of Stillness and Space" o "Muninn" si vestono di caldo retro gusto psycho blues dividendo la scena con il rude approccio del post-core/metalcore in tinta progressiva. La voglia di stupire in questo album si sente, la fantasia e la passione per il rock psichedelico e il metal sperimentale si fondono alla perfezione e in "Sol" vediamo la band toccare vette di rock acustico immerso nel soul a dir poco eccelse, trafitte quando meno te lo aspetti da un'ondata lavica di metallo pesantissimo, un sound cupo e dall'aspetto atipico, un'atmosfera intellettuale, un lavoro complesso e di non immediata presa sull'ascoltatore. Nonostante ciò, l'album è un colosso sonoro di ottima fattura, dai suoni ben curati e ricercati , dall'impatto deciso e mastodontico. Così dopo i Sofy Major e i Taste the Void, dalla Francia arrivano gli Appollonia a confermare l'ottimo stato di salute dell'alternative metal transalpino. Da ascoltare attentamente.