Dark Man Shadow - Victims Of Negligence

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Autore: Alessio Skogen Algiz

 

dark man shadow victims of negligence(Schwarzdorn Production, 2013)

Voto: 50

#PER CHI AMA: Black/Death

 

I tedeschi Dark Man Shadow sono una di quelle tante band che si ostina a rimanere “ferma”. Il titolo del loro terzo full-length, 'Victims Of Negligence', uscito sotto Schwarzdorn Production, ben descrive l’attitudine della band e la loro monotonia di fondo, dunque se non altro il titolo è azzeccato. La band è composta da 3 membri, “Sorroth” il laccatissimo e patriziesco quarant’enne cantante chitarrista e bassista, da “Samotha” alla voce femminile e tastiera e da “Matzer R” il batterista, unico membro della band a non avere una foto nel booklet, poveretto… A proposito di booklet, ci terrei ad aprire una breve nota su quanto i miei occhi sono stati costretti a vedere. La veste grafica è orrenda, all’interno del booklet i 2 membri principali della band danno largo spazio a diverse foto nemmeno fosse un catalogo di moda. Il logo della band potrebbe andare bene per una marca di vestiti Hip Pop, il font del titolo ricorda impropriamente sonorità come Napalm Death o Discharge il tutto piazzato alla bell’e meglio su una copertina totalmente disarmonica che ritrae un uomo dallo sguardo maniacale che urla in faccia ad una donna. Arriviamo al punto “musica”… in questo dischetto non c’è nulla di nuovo, sulla carta la band si propone come melodic death/black metal ma a dirla tutta c’è ben poco riconducibile ai generi presi in causa. 36 minuti di metal laccato dalle tinte goth neoclassiche, tastiera onnipresente, combo di voce maschile alla Primordial assolutamente poco incisiva con sprazzi di declamazioni in growling assolutamente imbarazzanti e Voce femminile alla Ataraxia; la V maiuscola in “voce” è per il fatto che l’unica cosa davvero buona di questo album sono i vocalizzi di Samotha che mostra di saper il fatto suo in materia, con vocalizzi malinconici ed argentini, peccato siano del tutto sprecate in questo pastone musicale senza senso. Blast-beat e doppia cassa senza pretese né spirito di ricerca per il batterista Matze R già alle pelli dei molto più interessanti Nocte Obducta. Questa band è all’attivo dal 2000 e se dopo quasi 14 anni di attività è arrivata a questo punto credo che dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non trovo canzoni degne di nota in questo album, ho solo da citare la sesta canzone “Seven Seasons” che con le sue melodie mi ha ricordato quanto prodotto nel 1984 da Limahl per il mitico film 'The NeverEnding Story' e questo può farvi immaginare quanto le idee dei Dark Man Shadow siano “vecchie”, ovviamente senza offesa alla “Storia Infinita” capolavoro cinematografico senza tempo! Nel 1984 queste melodie andavano benissimo, oggi, vicini all’alba del 2014 sarebbe il caso di andare oltre cercando soluzioni più interessanti o se proprio gli anni '80 sono una fissa, meglio dedicarsi ad un progetto totalmente nostalgico a base di synth e loop ma vi prego, non metteteci il metal dentro, avvisati! Storia infinita a parte, per me questa storia è più che finita.