Corpus Diavolis - Entheogenesis

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: Bob Stoner

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Corpus Diavolis Entheogenesis(Autoprodotto, 2013)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Black, Immortal, Lord Belial, Belphegor

 

La band transalpina (Marsiglia) continua la sua decisa corsa verso il massimo della sua espressività con questo ottimo ultimo album di efferato black contornato da mirate sfumature d'avanguardia. L'album parte e procede velocissimo con una batteria al limite del potere umano e una voce molto presente, suoni ed atmosfere tesissime, oscure e demoniache all'inverosimile. Brani devastanti, carichi di pathos nero e taglienti, rasoiate letali e frustate violente che caricano l'aria di decadente elettricità. La carica cinematografica creata intorno e all'interno dei brani, con inserimenti d'atmosfera e strazianti grida stile film horror, rendono il tutto ancora più malignamente piacevole. L'effetto ricorda un po' il carisma che contraddistinse i primi Cradle of Filth, quelli dei primi album, anche se la band suona in maniera completamente diversa, decisamente meno melodica e più rude, mostrando i muscoli più che i denti finti da vampiro. Comunque una buona verve teatrale è presente in dose massiccia e il suono della band ne beneficia a dismisura. Le tematiche sono tutte rivolte alla dottrina oscura e l'artwork di copertina è curatissimo e molto bello, con un'arte grafica occulta e crepuscolare. L'album ottimamente autoprodotto è a livello sonoro di un livello superiore alla media e sfiora in taluni casi la perfezione. Strumenti in equilibrio che risaltano la capacità tecnica dei musicisti, una solista che taglia come una lama e per chiudere, il cd contiene un esaustivo booklet con le foto dei membri della band e i testi delle canzoni. "Sharp Moon Devil's Horns" racchiude in sè tutta la forza dei Corpus Diavolis: epici e violentissimi, ricchi di un substrato thrash con tanto di super assolo sparato a mille ed escursioni psichedeliche con voci di giovani donne in orgasmo demoniaco annesse che si evolvono in "Executors of God", dove la cadenza rallentata e il recitato angosciante tramano una cerchia teatrale degna del più nero dei riti occulti per poi tornare alla tempesta sonica con una ritmica incandescente alla velocità del fulmine. Degna di nota è anche la potente "Karma Convulsions". Un'opera decisamente completa, artisticamente validissima, un lavoro, e lo ricordiamo ancora una volta, autoprodotto, che può far rabbrividire certi lavori usciti su major. Da avere violentemente!