A Million Dead Birds Laughing - Bloom

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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A Million Dead Birds Laughing Bloom(Autoprodotto, 2013)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Grind Death sperimentale, Anaal Nathrakh

 

La mia vena sperimentalistica mi sta portando giorno dopo giorno a provare cose fuori dall'ordinario. Non che gli A Million Dead Birds Laughing non li conoscessi, ma stavo bramando il ritorno della band australiana, da quando recensii il precedente 'Xen'. Eccomi quindi accontentato. Arriva 'Bloom' ad annichilire il mio lettore cd e la mia testa, con la consueta abbondante offerta di song dalla breve durata ma dai densi contenuti. La proposta dei quattro folgorati ragazzi di Melbourne non sposta più di tanto il tiro rispetto al passato, continuando a triturarci le membra con scheggie di delirante grind death: “Rashômon” e “Defaced” mi mettono ko con spaventosa facilità e velocità, avendo i nostri di fatto abbandonato quelle influenze avantgarde che in passato ne mitigavano l'eccessiva irruenza. Niente paura però, chi è avezzo a questi suoni non farà certo fatica ad affrontare 'Bloom' e i suoi continui uno/due assassini. La lunga “Maboroshi” (3 minuti) prova ad offrire tutta una serie di variazioni ubriacanti al tema: cambi di tempo, stop'n go, momenti acustici e belle linee melodiche alla fine la designano come la mia preferita. La band ci lavora ai fianchi con la consapevolezza che prima o poi cederemo; guai quindi abbassare la guardia, perchè è già pronta la seconda sfornata di song tritura ossa che da “Warlord” a “Bushidou” martella che è un piacere ogni singolo neurone contenuto nel mio residuato bellico di cervello e chissà se ne avrò poi ancora al termine dell'ascolto di questo disco. Rabbiosi, ultra tecnici, possenti, digrignanti e imprevedibili: gli AMDBL ci concedono una sosta all'autogrill con “Praxis”, giusto il tempo di rifiatare un attimo e ributtarsi a capofitto nella bolgia finale delle lunghissime tracce “Bloom” ed “Equilibrium”, rispettivamente di 5 e 6 minuti, un minutaggio che credevo impossibile per il four-piece oceanico. Apparentemente la band tira il freno a mano con la title track, un pezzo che va decisamente fuori dagli schemi poichè sembra essere la preghiera di un induista. La roboante chiusura è probabilmente la song più lineare creata dai nostri, almeno in apparenza, prima del finale in cui il growling isterico e caustico di DL si alterna a quello di due ospiti: Aaron Grice (dei deathsters Hadal Maw) e James Turfrey (ex-The Mung). Bel ritorno per i fenomenali AMDBL, anche se mi spiace un po' si sia persa quella vena avanguardistica che contraddistingueva 'Xen'. Un peccato veniale che si può tranquillamente perdonare.